Il 1° febbraio 1945 venne sancito il diritto di voto alle donne, permettendo loro di poter partecipare attivamente alle decisioni politiche, esprimendo la loro preferenza. Un traguardo raggiunto con fatica e coraggio che segnò un passaggio importante nel percorso per l’emancipazione femminile.

Ripercorriamo insieme le tappe più significative di questo processo, scopriamo le donne di ieri e di oggi protagoniste nei ruoli istituzionali e diamo uno sguardo anche in Europa e nel mondo, per capire quanto si è fatto e quanto ancora c’è da fare nella partecipazione delle donne alla vita politica e sociale.

Il diritto di voto alle donne 

Il cammino che porterà il 1° febbraio 1945 al riconoscimento del diritto di voto per le donne in Italia sarà tutto in salita, partendo infatti dall’eredità del principio di “incapacità giuridica” della legislazione sabauda, che vedeva la donna sottoposta alla tutela del marito, secondo il codice Pisanelli del 1865.

Un primo tentativo avvenne nel 1906 con l’invio di una petizione pro-suffragio firmata da venti donne, tra le quali Maria Montessori, che venne proposta da Anna Maria Mozzoni al Parlamento Italiano.

Dopo uno studio sulla condizione femminile per capire meglio i risvolti di una simile decisione, la proposta venne bocciata e bisognò aspettare il 1919 quando la mozione venne approvata alla Camera ma non arrivò in Senato a causa dello scioglimento del Parlamento.

Ci fu un nuovo tentativo nel marzo 1922 che venne però interrotto ad ottobre con la marcia su Roma di Benito Mussolini.

Decadute poi anche le proposte fasciste che limitavano il diritto solo a determinate categorie, si dovette aspettare la nascita della Resistenza Armata e civile e dei Gruppi di difesa delle donne a sostegno dell’emancipazione femminile.

I passaggi finali

Proprio una di queste associazioni, l’UDI , Unione Donne in Italia, formò un comitato pro-voto che favorì il percorso e portò il 1° febbraio 1945 alla firma del decreto legislativo luogotenenziale n.23 da parte del Presidente del Consiglio Bonomi, grazie all’appoggio di Alcide De Gasperi e Palmiro Togliatti, per il riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia.

Le prime votazioni che videro l’applicazione di questo nuovo diritto furono le elezioni amministrative nella primavera del 1946 e, con l’enorme partecipazione di ben 12 milioni di elettori e elettrici, le elezioni politiche del 2 e 3 giugno sempre del 1946.

Le votazioni, ovvero il referendum per scegliere fra monarchia o repubblica, sancirono poi la nascita della Repubblica italiana.

Una nota di costume: all’epoca per chiudere la scheda elettorale si utilizzava la saliva e, per evitare che il voto fosse riconoscibile, alle donne venne espressamente chiesto di presentarsi alle votazioni senza indossare il rossetto, pena l’annullamento del voto.

Le donne nelle istituzioni italiane

Il diritto al voto venne finalmente riconosciuto a tutte le donne, senza limiti di età o stato sociale, tranne alle prostitute “clandestine” ovvero esterne alle case chiuse.

Non solo le donne divennero elettrici ma anche elegibili, potevano quindi essere elette nelle varie cariche istituzionali.

Proprio nelle votazioni amministrative del 1946 furono infatti elette le prime sindache in Italia: Margherita Sanna a Orune, in provincia di Nuoro; Ninetta Bartoli a Borutta, Sassari; Ada Natali, a Massa Fermana, Fermo; Ottavia Fontana a Veronella, Verona; Elena Tosetti a Fanano, Modena; Lydia Toraldo Serra a Tropea, allora in provincia di Catanzaro e oggi sotto Vibo Valentia.

Nelle elezioni del 2 giugno 1946 per l’elezione dei deputati dell’Assemblea Costituente, le donne elette risulteranno 21 e, di queste, ben cinque di loro -Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin- saranno poi “le madri costituenti“, partecipando alla Commissione per la stesura della Costituzione che entrò in vigore il 1° gennaio 1948 .

Nilde Iotti divenne, inoltre, nel 1979, la prima donna Presidente della Camera, mentre qualche anno prima, nel 1976, fu Tina Anselmi a ricoprire il ruolo di prima ministra nella storia d’Italia come Ministra del Lavoro.

Nel 1996 è stata la volta di Fernanda Contri, la prima giudice della Corte Costituzionale, e nel 2011 di Marta Cartabia, la prima Presidente della Corte Costituzionale.

Nel 2018 Maria Elisabetta Alberti Casellati, la prima donna Presidente del Senato, e da settembre 2022 Giorgia Melonila prima Presidente del Consiglio donna.

La storia del suffragio femminile

Rispetto agli altri Paesi europei e non, come si posizione l’Italia? Ha precorso i tempi o è arrivata in ritardo? Facciamo una veloce carrellata per capire come si sono mosse le altre Nazioni e le varie tappe nel corso della Storia.

Prima però bisogna fare un’importante premessa: l’ONU ha riconosciuto il diritto di voto delle donne come diritto fondamentale dell’umanità solamente nel 1948, quindi ben tre anni dopo la decisione del Governo italiano dell’epoca.

Quasi un secolo prima, nel 1840, ci fu la World Anti-Slavery Convention a Londra, un’assemblea dove per la prima volta si affrontò il tema dell’emancipazione femminile.

Da qui si susseguirono diversi incontri e dibattiti, uno dei più famosi fu quello di Elizabeth Cady Stanton e Lucretia Mott che si tenne a Seneca Falls, nello stato di New York, e che vide la nascita del movimento delle suffragette per il riconoscimento del diritto delle donne al voto. Movimento che continuò a sollevare il dibattito fino alla seconda metà del XX secolo per la promozione del diritti delle donne, in generale, e al voto, in particolare.

Il primo Paese al mondo che ha riconosciuto questa facoltà alle donne è stata la Nuova Zelanda nel 1893, seguita pochi anni dopo dall’Australia nel 1902, dalla Finlandia nel 1906  e un anno dopo, nel 1907 dalla Norvegia.

La Russia riconoscerà il voto alle donne nel 1917, seguita nel 1918 dal Regno Unito.

Oltreoceano la situazione era complicata con alcuni Stati, come California e Arizona, che avevano introdotto il diritto di voto femminile nei primi anni del ‘900. Per l’estensione a tutto il territorio americano bisognerà aspettare il 1920.

L’introduzione delle donne nel mondo del lavoro industriale diede una grossa spinta al riconoscimento del loro ruolo nel tessuto economico e sociale e, sempre nel 1918 altri Stati riconobbero il diritto al voto per le donne: Canada, Germania e Austria.

Per avere un suffragio femminile generalizzato bisognerà aspettare la fine della Seconda Guerra Mondiale e, per alcuni Paesi, il riconoscimento avverrà addirittura intorno agli anni Settanta come Svizzera, Yemen, Giordania e Sudafrica.

Uno degli ultimi Stati a concedere alle donne il diritto di voto è stata l’Arabia Saudita nel 2015.

Ad oggi, il riconoscimento della parità di genere e delle pari opportunità sono costantemente in evoluzione, così nel mondo come in Italia. C’è ancora molto su cui lavorare, come dimostrano le differenze di genere nello sport, il modo in cui la crisi climatica impatta sulle donne in modo diverso, o, ancora, la necessità di progetti volti alla sicurezza delle donne.