Un viaggio tra 10 curiosità sul Lazio alla scoperta di tradizioni, riti e luoghi insoliti che risveglieranno il desiderio di perdersi tra le vie di romantici borghi, assistere a riti antichi,  rilassarsi con camminate nella natura e gustare i piatti tipici della regione. 

Con le sue caratteristiche geografiche e le sue attrazioni, il Lazio può soddisfare tutti i desideri del viaggiatore più esigente con mare, monti, città d’arte, parchi verdi e deliziose proposte culinarie conosciute in tutto il mondo.

Lazio: non solo Roma e il Vaticano.

La regione del Lazio gode di una fantastica posizione strategica centrale, al confine con l’Umbria, la Toscana, le Marche a nord; l’Abruzzo e il Molise ad est e la Campania a sud.

Da sempre crocevia di popoli, invasioni e culture, è una delle regioni più densamente popolate d’Italia e offre la varietà di ben quattro paesaggi distinti: appenninico, collinare, pianeggiante e costiero.

Del clima spesso mite, anche grazie all’influsso del Mar Tirreno, ne beneficiano non solo gli abitanti e i turisti, ma anche le attività economiche, agricoltura e allevamento in primis, che portano a prodotti eccezionali come i carciofi e le olive, formaggi come il pecorino romano, la ricotta romana e la mozzarella di bufala, e deliziosi salumi come il guanciale e la porchetta.

È un territorio veramente unico e variegato che ha molto da offrire, ben oltre Roma e la Città del Vaticano: dai reperti archeologici alla tradizione rurale dei meravigliosi paesini anche a pochi chilometri dalla capitale, dal divertimento dei lidi costieri alla modernità delle città.

10 curiosità sul Lazio che ti stupiranno

Abbiamo scelto 10 fatti straordinari e curiosità sul Lazio che forse non conosci e che sicuramente ti faranno venire voglia di fare il pieno alla tua automobile e partire per vedere da vicino queste meraviglie.

1. Roma: la città con più chiese al mondo

Roma è conosciuta per le sue bellezze architettoniche, i suoi antichi resti, il fiume Tevere, le sue collezioni incredibili di opere d’arte ma forse non tutti sanno che è anche la città con più chiese al mondo.

La capitale conta infatti quasi 1.000 chiese, delle quali molte sono però oggi sconsacrate e non più utilizzate per i riti religiosi. Tuttavia, al loro interno conservano ancora un immenso patrimonio artistico.

Contando poi le piccole cappelle private, nascoste all’interno degli antichi palazzi e nei conventi, si arriva all’incredibile numero di quasi 1.600 luoghi da visitare.

2. I nasoni di Roma (le fontane)

“Roma caput mundi” anche per il numero di fontane che la città eterna presenta tra vicoli e piazze: se ne contano infatti circa 2.500. In gergo vengono chiamate “nasoni“, hanno una forma cilindrica e molte costituiscono delle vere e proprie attrazioni famose in tutto il mondo, come la Barcaccia a Piazza di Spagna, realizzata da Pietro e Gian Lorenzo Bernini.

Dalle loro bocche (le prime installate a fine 1800 ne avevano tre a forma di drago ed erano realizzate in ghisa) sgorga acqua fresca potabile gratuita. Per questo, costituiscono un gradito sollievo per il turista o il pellegrino che visita la città in estate.

3. Monte Testaccio: la prima discarica della storia

Forse non tutti sanno che Monte Testaccio, la famosa collina sulla riva est del Tevere, è nata come deposito/discarica di antiche anfore che venivano li accatastate prima di essere smaltite. Testaccio, infatti, deriva dal termine latino “testae“, ovvero “cocci” e pian piano questi cocci, accatastandosi, hanno dato vita a questa collinetta artificiale.

La scoperta è relativamente recente, verso la fine del 1800, grazie a degli scavi per realizzare le fondazioni di alcuni palazzi popolari e questo spiega anche la presenza di un’anfora d’oro su sfondo rosso nello stemma del popolare rione.

4. Il Sentiero planetario del Monte Terminillo

Un sentiero unico nel suo genere che con la sua lunghezza di quasi 8 km, è il percorso astronomico tematico più lungo in Europa, percorribile in circa tre ore di cammino.

Attraversandolo, si incontrano dieci piazzole con i nomi del Sole e dei pianeti, distanziate tra loro in maniera proporzionale rispetto al Sistema Solare, in una sorta di viaggio all’interno di un planetario. Si toccano così i luoghi principali del Monte Terminillo e lungo il percorso si possono leggere le citazioni del famoso autore Jules Verne, a cui è stato dedicato il sentiero.

5. Viterbo: la città dei Papi

Viterbo, dopo Roma e il Vaticano, vanta una certa fama come luogo privilegiato dalle massime autorità della religione cattolica, i papi, poiché è stata una grande sede pontificia tra il 1257 e il 1281 a discapito di Roma, dalla quale papa Alessandro IV si allontanò per sfuggire al clima ostile di quel periodo.

In totale, tra l’epoca medievale e quella rinascimentale la città ha ospitato circa 40 papi, comprese le rispettive corti, e proprio qui è nato il termine “conclave“, cioè “clausi cum clave“, perché per l’elezione del successore di papa Clemente IV gli abitanti della città chiusero i cardinali a chiave nel palazzo papale per costringerli a decidere, dopo mesi di attesa.

6. Bagnoregio: la città che muore

Tra i tanti borghi del Lazio ce n’è uno davvero particolare: è Civita di Bagnoregio, in provincia di Viterbo, detta anche “La città che muore” a causa della continua erosione del colle di tufo dove sorge da parte degli agenti atmosferici. Questa erosione compromettono la stabilità dell’intero paesino, e ciò ha porta gli abitanti ad abbandonarlo pian piano.

Al giorno d’oggi è abitato da circa una decina di persone e può essere visitato solo a piedi, percorrendo un ponte lungo circa 300 metri, poiché tutti gli altri mezzi di trasporto sono interdetti al fine di preservare la fragile conformazione del territorio.

7. Il parco di Bomarzo 

Questo misterioso parco, detto anche Sacro Bosco, si estende vicino al borgo di Bomarzo ad una ventina di chilometri da Viterbo, e si tratta di un labirinto incantato, ricco di statue gigantesche, edifici insoliti e immagini di creature mostruose.

Il progetto nel XVI secolo fu dell’architetto Pirro Ligorio su desiderio del principe Pier Francesco Orsini, signore di Bomarzo, che voleva un luogo incredibile, mai visto prima, con lo scopo «Sol per sfogare il core». Ecco allora le statue di figure mitologiche come Venere; Nettuno e Pegaso; la casa inclinata e la testa dell’orco, un’enorme testa con la bocca spalancata e gli occhi sbarrati dove poter entrare.

8. Le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia

Tra i tanti resti delle numerose civiltà che hanno abitato il Lazio, le testimonianze etrusche con le necropoli di Cerveteri e Tarquinia costituiscono un esempio talmente importante da essere state inserite nel 2004 nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Entrambe sono testimonianza della cultura, usi e costumi del periodo intorno al IX secolo a.C. con reperti, affreschi e statue di grandissimo valore visitabili nei musei presenti. In particolare, la necropoli di Cerveteri, detta necropoli della Banditaccia, costituisce una vera e propria “città dei morti” con strade, piazze e sepolture a tumulo.

Mentre la necropoli di Tarquinia, detta di Monterozzi per via dei tumuli a forma di monticelli di terra, custodisce splendidi affreschi a testimonianza della cultura etrusca.

9. Lo sposalizio dell’albero

In questo evento unico nel suo genere, l’8 maggio di ogni anno a Vetralla , in provincia di Viterbo, si rinnova lo sposalizio tra uomo e natura. Il matrimonio del popolo vetrallese con la Selva di Monte Fogliano venne celebrato per la prima volta nel 1470 e da allora rinnovato alla presenza dei Priori e delle autorità locali. Oggi, vede presenti il Sindaco della città che compie il rito, il Segretario Comunale che stende l’atto e i testimoni che lo firmano. Un’occasione per fare festa, contornato dalla bellezza del corteo storico in abiti antichi, la banda, gli sbandieratori e i cavalieri che sfilano nel centro della città.

La cerimonia antica prevedeva un vero e proprio matrimonio tra due alberi, presso l’incantevole eremo di Monte Fogliano, durante la quale il Gonfaloniere strappava alcuni ramoscelli dagli alberi, raccoglieva un po’ di terra, e poi gettava tutto intorno, mentre l’atto di matrimonio veniva letto. Seguiva il pranzo per le autorità, mentre i cittadini si godevano un pic-nic. Nel frattempo, ai poveri venivano distribuite cibarie alla porta del convento.

Oggi la cerimonia include la distribuzione di confetti nuziali e una generosa merenda offerta dal Comune ai cittadini di Vetralla, e una suggestiva sfilata in costume.

10. La coda alla vaccinara

Il Lazio e, in particolare, Roma sono da sempre mete enogastronomiche tra le più gustose d’Italia, e uno dei piatti più tipici e più famosi del cucina locale -oltre alla mitica amatriciana, alla carbonara e alla cacio e pepe- è la coda alla vaccinara.

Un piatto dalle umili origini, come quasi tutte le ricette italiane, inventato dai vaccinari del rione Regola, i macellai addetti alla scuoiatura dei bovini, che venivano pagati con frattaglie varie (milza, cuore, trippa e fegato) e con la coda che spesso rivendevano a taverne e osterie.

La coda alla vaccinara si prepara con la coda di bue o di vitellone stufandola con pomodoro, carote, cipolle e il tocco esotico del cacao amaro. Solitamente è accompagnata da un contorno a base di verdure di stagione.