L’abbazia di Santa Maria del Bosco, tra i monti Sicani, conserva due chiostri, uno scalone barocco e la tomba di Eleonora d’Aragona.
A 830 metri di quota, sul monte Genuardo, in provincia di Palermo, si trova un monastero che per settecento anni ha ospitato eremiti, monaci benedettini e, in un caso, persino una principessa aragonese. Parliamo dell’abbazia di Santa Maria del Bosco, nel comune di Contessa Entellina: un complesso che tra il Trecento e il Seicento ha attraversato cambi di regola religiosa, donazioni nobiliari e ricostruzioni imponenti, fino a diventare uno dei monasteri più importanti della Sicilia occidentale. In questo articolo ti portiamo tra i suoi due chiostri, il portale ispirato a Michelangelo e la tomba di una delle figure più discusse della Sicilia aragonese, e ti spieghiamo come arrivarci.
Abbazia di Santa Maria del Bosco: un po’ di storia
L’abbazia sorge a 830 metri sul livello del mare, sul monte Genuardo, dentro l’area protetta che porta il suo stesso nome, la Riserva naturale Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco, tra i comuni di Contessa Entellina, Giuliana e Bisacquino. Le prime notizie del monastero risalgono al 1308, quando un gruppo di eremiti ottenne dal vescovo di Agrigento l’autorizzazione a fondare un romitorio in questa zona boscosa. Secondo la leggenda locale, tutto nacque dal ritrovamento di un’immagine della Vergine nell’incavo di un albero.
Nel 1318 gli eremiti passarono alla regola benedettina: una scelta imposta dal vescovo Bertoldo de Labro, in un periodo in cui chi viveva fuori da un ordine religioso riconosciuto rischiava di essere accusato di eresia. Da lì in avanti il monastero crebbe rapidamente grazie a donazioni di famiglie nobili come gli Sclafani e alla protezione di Federico III d’Aragona. Nel 1400 divenne abbazia sotto la diretta dipendenza papale, con Benedetto da Maniaci come primo abate.
Nel 1469, sotto l’abate Placido de Castagneda, la comunità si unì alla congregazione olivetana, sempre di osservanza benedettina: un passaggio che portò nuove risorse e nuovi lavori di ampliamento, proseguiti fino al Seicento
Il terremoto del Belice del 1968 danneggiò pesantemente le strutture, già segnate da anni di scarsa manutenzione, e nei decenni successivi si registrarono ulteriori crolli, nel 1970-72 e nel 1980-81.
Oggi, gran parte del complesso appartiene alla famiglia Inglese ed è stato trasformato in un relais con ristorante e piscina; la chiesa resta invece di proprietà dell’arcivescovado di Monreale, e le visite sono possibili su prenotazione.
Cosa vedere nell’abbazia di Santa Maria del Bosco
Il complesso si sviluppa su quattro livelli, intorno a due chiostri costruiti in periodi diversi e con un linguaggio architettonico differente. Ecco le tappe principali di una visita guidata, che dura in media un’ora e mezza.
Il chiostro rinascimentale
Il primo chiostro, di forma quadrata, è pavimentato e circondato da trentasei colonne con capitelli dorici, alternate ad archi a tutto sesto e nicchie. La linea orizzontale domina l’insieme, alleggerita da serliane (le finestre a tre aperture con quella centrale ad arco, tipiche del linguaggio rinascimentale). Al centro si trova una fontana di gusto barocco.
Da questo chiostro si accedeva, attraverso un portale del 1535 finemente intagliato con otto figure di santi, al noviziato inaugurato nel 1601, composto da dodici stanze riservate ai monaci in formazione. Il portale originale non si trova più qui: oggi è conservato a Palermo, nella Chiesa della Magione. Passeggiando tra le colonne è ancora possibile individuare i resti degli spazi destinati alla vita comune dei monaci, dal refettorio alle celle.
Il secondo chiostro
Il secondo chiostro ha una pianta rettangolare e non è pavimentato. Le trentadue colonne con capitelli dorici sostengono anch’esse una serie di archi a tutto sesto, ma qui a prevalere è lo sviluppo verticale, che anticipa già i canoni del linguaggio barocco.
Al centro si trova una fontana del 1713, in marmo. Questo secondo spazio porta al cosiddetto Scalone Reale, la scala monumentale che collega i livelli del monastero: una composizione piuttosto scenografica, resa più sobria da due volumi con balconi che affiancano la rampa centrale. Alla base dello scalone c’è un’altra fontana, questa volta del Settecento, in marmo bianco e grigio, che un tempo serviva ai monaci per lavarsi le mani prima di entrare nel refettorio, il locale usato per i pasti in comune, il cui ingresso, in tre tipi di marmo, è sormontato da un timpano spezzato.
Il portale d’ingresso
L’ingresso principale dell’abbazia è delimitato da un portale della fine del Cinquecento, con un architrave dal movimento sinuoso che richiama la Porta Pia di Michelangelo a Roma, realizzata nello stesso periodo. È uno dei punti in cui si vede meglio il passaggio, comune a molte chiese siciliane del tempo, tra i moduli rinascimentali e le prime soluzioni barocche.
Il prospetto della chiesa, decorato con lesene e capitelli, è affiancato da una torre campanaria con cuspide piramidale, costruita tra il 1623 e il 1627 su commissione dell’abate Vittorio da Napoli. Sopra il portale si trova un rosone tompagnato (cioè murato, non più aperto) con una raffigurazione della discesa dello Spirito Santo sugli apostoli. La chiesa, a croce latina e con una sola navata, occupa un’area di oltre duemila metri quadrati ed è tuttora di proprietà ecclesiastica, a differenza del resto del complesso.
La tomba di Eleonora d’Aragona
Nel locale che collega la chiesa al primo chiostro si trova la tomba di Eleonora d’Aragona, morta nel 1405 nel castello di Giuliana e sepolta qui su sua richiesta. Il monumento funebre, però, è arrivato fino a noi incompleto: mancano l’epigrafe, lo stemma araldico degli Aragona e soprattutto il busto marmoreo, opera dello scultore dalmata Francesco Laurana, che oggi si trova alla Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, a Palermo. Visitando l’abbazia potrai quindi vedere solo la struttura della tomba, mentre per ammirare il ritratto scolpito di Eleonora bisogna spostarsi in città.
Informazioni per la visita
L’accesso all’abbazia è su prenotazione: bisogna richiedere la visita almeno due giorni prima, prenotando direttamente sul sito dell’abbazia di Santa Maria del Bosco.
La visita guidata costa 10 euro a persona, per un minimo di sei partecipanti. Se viaggi con bambini fino ai 10 anni, il loro ingresso è gratuito.
Come arrivare all’abbazia di Santa Maria del Bosco
L’abbazia si trova sulla Strada Provinciale 35, a circa un’ora e mezza di auto da Palermo città e a poco più di un’ora da Sciacca. Non ci sono collegamenti diretti di trasporto pubblico fino al monastero, quindi il mezzo privato resta la soluzione più pratica: da Palermo si prende la A29 in direzione Mazara del Vallo/Trapani, si esce a Partinico o ad Alcamo Ovest, a seconda del percorso scelto, per poi proseguire su strade provinciali fino a Contessa Entellina. Per velocizzare il viaggio, ti consigliamo di attivare il servizio di telepedaggio, così da passare ai caselli senza fermarti e arrivare prima a destinazione.
Dal centro di Contessa Entellina, l‘abbazia dista ancora circa 3 chilometri: si continua sulla SP35 in direzione del monte Genuardo, dentro la Riserva Naturale Monte Genuardo e Santa Maria del Bosco, fino al cancello d’ingresso del complesso, ben segnalato lungo la strada.
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Fonte foto: Davide Mauro – Opera propria, CC BY-SA 4.0, Wikipedia








