Un report ACEA analizza i progressi della mobilità elettrica in Europa, evidenziando ritardi nelle infrastrutture, nei costi e nella diffusione tra i consumatori. La transizione procede, ma con forti divari tra i Paesi membri.

La transizione verso la mobilità elettrica in Europa procede, ma a velocità diverse tra i vari Paesi. È quanto emerge dal nuovo report realizzato per l’ACEA (European Automobile Manufacturers’ Association), che analizza lo stato di avanzamento dell’elettrificazione dei veicoli leggeri attraverso una serie di indicatori chiave. Lo studio evidenzia progressi importanti, ma anche numerosi ostacoli strutturali che rischiano di rallentare il raggiungimento degli obiettivi climatici europei.

L’Unione Europea punta infatti a una svolta decisiva: lo stop ai motori termci nel 2035, anche se l’Europa sta avendo dei ripensamenti. Tuttavia, secondo gli analisti, il percorso verso questo traguardo è ancora segnato da forti squilibri tra infrastrutture, costi, produzione industriale e diffusione tra i consumatori.

Una rete elettrica ancora non pronta alla diffusione di massa

Uno dei principali ostacoli individuati dal report riguarda la capacità della rete di colonnine per la ricarica in Europa di sostenere l’aumento della domanda energetica legata alla mobilità elettrica. L’adozione crescente di veicoli elettrici comporterà infatti picchi di consumo soprattutto nelle ore di ricarica.

Secondo lo studio, le infrastrutture energetiche europee non sono ancora pienamente preparate a gestire questa crescita. In particolare emergono criticità legate alla diffusione limitata delle tecnologie di ricarica intelligente, che permetterebbero di distribuire nel tempo la domanda energetica evitando sovraccarichi della rete.

Un altro elemento chiave riguarda i contatori intelligenti: alcuni Paesi, come Italia, Spagna e i Paesi scandinavi, hanno già raggiunto una diffusione molto elevata, mentre altri – tra cui Germania, Polonia e Belgio – restano molto indietro. Questo divario tecnologico rende più complessa l’adozione su larga scala di sistemi avanzati di gestione della ricarica elettrica.

Il report evidenzia inoltre che solo una piccola parte dei veicoli elettrici disponibili sul mercato europeo è già predisposta per tecnologie di scambio energetico con la rete (vehicle-to-grid), una soluzione che potrebbe contribuire a stabilizzare il sistema elettrico.

Infrastrutture di ricarica in crescita, ma con forti squilibri territoriali

Sul fronte delle infrastrutture, l’Europa ha compiuto passi avanti significativi. Il numero di punti di ricarica pubblici ha ormai superato quello delle stazioni di servizio tradizionali.

Tuttavia questo dato nasconde forti differenze territoriali. La maggior parte delle colonnine si concentra in pochi Paesi – in particolare Paesi Bassi, Francia e Germania, che ha presentato un ulteriore piano di espanzione della rete nazionale di ricarica – mentre in molte altre aree europee la rete rimane insufficiente.

In ben 18 dei 27 Paesi dell’Unione Europea il numero di stazioni per la ricarica elettrica è ancora inferiore rispetto a quello dei distributori di carburante. Le disparità sono particolarmente evidenti nelle regioni dell’Europa orientale e in alcune aree del Sud Europa, dove la copertura delle infrastrutture è più limitata.

Un altro limite riguarda la scarsa presenza di punti di ricarica rapida rispetto ad altri grandi mercati come Stati Uniti e Cina. Questa carenza può tradursi in tempi di attesa più lunghi e in code alle colonnine, fattori che incidono sulla percezione degli utenti e possono frenare la diffusione delle auto elettriche.

Il prezzo delle auto resta uno dei principali ostacoli

Oltre alle infrastrutture, il report sottolinea che uno dei principali freni alla diffusione delle auto elettriche resta il costo più alto di acquisto. Nonostante il costo totale di utilizzo nel lungo periodo possa essere competitivo rispetto ai veicoli a combustione, il prezzo d’ingresso continua a rappresentare una barriera per molti consumatori.

Il numero di modelli elettrici disponibili sotto i 30.000 euro è in crescita, ma resta limitato. Nel primo trimestre del 2025 sul mercato europeo erano disponibili circa 15 modelli sotto questa soglia, di cui soltanto 3 con un prezzo inferiore ai 20.000 euro.

Il report evidenzia inoltre come la riduzione o l’eliminazione degli incentivi auto elettriche e l’addio alle esenzioni in alcuni Paesi possa rallentare ulteriormente la diffusione dei veicoli elettrici, rendendoli meno accessibili soprattutto per le fasce di reddito più basse.

Anche il mercato dell’usato elettrico, fondamentale per ampliare la platea di utenti, è ancora poco sviluppato nella maggior parte dei Paesi europei.

Industria europea sotto pressione tra costi energetici e batterie

Un ulteriore nodo riguarda la competitività dell’automotive europeo. I produttori del continente devono affrontare costi energetici significativamente più elevati rispetto ai concorrenti internazionali. Secondo lo studio, i prezzi dell’energia industriale in Europa risultano mediamente oltre il 150% più alti rispetto agli Stati Uniti e oltre il 100% rispetto alla Cina.

A questo si aggiunge la dipendenza europea dalle batterie importate. Attualmente la Cina controlla oltre tre quarti della produzione globale di batterie EV, con costi di produzione tra il 20% e il 30% inferiori rispetto a quelli europei.

Per ridurre questo divario, la Commissione Europea ha avviato diverse iniziative di sostegno all’industria delle batterie e delle e-car Made in Europe, con l’obiettivo di rafforzare la produzione interna e garantire maggiore autonomia strategica.