Con una nuova legge, New York mette un freno ai pernottamenti brevi in città. La normativa, che segue l’esempio di altre città metropolitane, impone rigide limitazioni a tutte le piattaforme che operano nel settore: Airbnb, Booking e Vrbo. 

Entrata in vigore lo scorso 5 settembre, la Local Law 18 consente gli affitti brevi solo degli appartamenti nei quali gli host risiedono in prima persona. In sostanza, proprietari e affittuari dovranno non soltanto registrarsi presso il Mayor’s Office of Special Enforcement, l’autorità locale, ma saranno persino obbligati a condividere il medesimo immobile per tutta la durata del soggiorno.

Registrazione e certificazione: le regole della Local Law 18 

Fittare un appartamento a New York, ora, è decisamente più complicato. Specie se non si intende restare nella Grande Mela per più di 30 giorni. Con la nuova legge sugli affitti brevi, il Governo punta a controllare i pernottamenti in città.

La Local Law 18 impone ai newyorkesi che intendono affittare un appartamento l’obbligo preliminare di registrarsi presso l’Ufficio del Sindaco. Solo una volta ricevuta la certificazione di conformità degli immobili alle normative vigenti, potranno inserire i loro annunci sulle piattaforme che operano nel settore. Come Airbnb, Vrbo e Booking.

Una volta effettuata la prenotazione, gli host dovranno registrarsi presso le autorità competenti. Che non rilasceranno le relative autorizzazioni qualora il proprietario dell’abitazione non resti fisicamente nel proprio appartamento per tutta la durata del soggiorno breve. In caso di inadempienza alla normativa, le sanzioni sono piuttosto pesanti. Si va dai 5mila dollari per i proprietari, ai 1.500 dollari richiesti alle piattaforme che effettuano transazioni per affitti illegali.

Da San Francisco ad Amsterdam: tutte le città che hanno bandito gli affitti brevi 

New York e la sua Local Law 18 sono solo le ultime di una lunga serie. Molte altre città, negli Stati Uniti e in Europa, hanno progressivamente limitato gli affitti brevi.

Negli USA, Dallas è stata tra le prime. Seguita da San Francisco- la prima città al mondo per mobilità urbana– che ha imposto ai proprietari il limite di 90 giorni per la locazione a breve termine. La provincia canadese del Quebec e Memphis, in Tennesee, si stanno orientando per un sistema di licenze per regolamentare gli “affitti selvaggi”. Mentre in California si discute il disegno di legge 584. Se dovesse essere approvato, il Laborforce Housing Financing Act punta a tassare del 15% gli affitti a breve termine. Un progetto normativo che, nelle stime, potrebbe generare circa 150milioni di dollari di entrate fiscali all’anno.

Nella UE a fare da apripista è stata Berlino, nel 2018. La normativa, più volte modificata nel corso del tempo, prevede comunque salatissime sanzioni. Sia per i proprietari che, ancora una volta, per le piattaforme che erogano i servizi. Nel luglio di tre anni fa, anche Amsterdam ha ridotto gli affitti brevi a non più di 30 giorni. Limite che invece Parigi ha portato a 120 giorni.

Frenare Airbnb, Booking e Vrbo per risolvere l’emergenza abitativa 

Il municipio di New York afferma che l’aumento esponenziale dei soggiorni a breve termine attraverso Airbnb e altre piattaforme avrebbe innalzato il costo degli affitti nella Grande Mela. Contribuendo ad alimentare la carenza di alloggi per residenti in città.

Secondo Airbnb, invece, la Local Law 18 si configurerebbe come una vera e propria limitazione “de facto” alla propria attività. Oltre il 70% degli annunci presenti sulla piattaforma rischiano, infatti, di essere rimossi. Perché non rispettano una o più imposizioni ormai previste per legge.

Che si tratti oppure no di una mossa per contrastare l’emergenza abitativa, la stretta sugli affitti brevi continua a far discutere. Specie perché, nonostante le limitazioni, il fenomeno è in crescita. Secondo il rapporto di AirDNA del 2023, gli affitti brevi sono aumentati del 26,6% rispetto allo scorso anno. Sul solo mercato europeo. La stima sale al 47,3% se confrontata con lo stesso periodo del 2019.

In Italia è al vaglio il Ddl “affitti brevi” 

Recentemente il Ministero del Turismo, guidato dalla ministra Daniela Santanchè, ha inviato a tutte le associazioni di settore la bozza del decreto sulle locazioni turistiche. Il Ddl “affitti brevi”, tuttora al vaglio, stabilisce la permanenza minima di due notti nelle abitazioni situate nei centri storici delle città metropolitane. O dei piccoli borghi dove il turismo è in crescita. In caso di violazione, la bozza prevede multe fino a 5mila euro per i proprietari inadempienti.

Il nuovo testo, inoltre, mira a introdurre un codice identificativo nazionale (CIN) degli immobili in affitto che andrà a sostituire quello regionale attualmente in vigore. Realizzando, nella proposta, una sorta di banca dati degli immobili in locazione, valida per l’intero Paese. Sempre secondo la proposta, se il proprietario non dovesse iscrivere al CIN il proprio appartamento, rischia una multa fino a 8mila euro.

Come nel caso di New York, dunque, anche in Italia il Governo sembrerebbe orientato a contrastare il “far west degli affitti brevi”. Tutelando la residenzialità dei centri storici . E privilegiando il turismo sostenibile.