Dalle Dolomiti Orientali al Monte Terminillo: quattro luoghi suggestivi dove ammirare albe indimenticabili e cosa serve sapere per viverle al meglio.
Se fosse giusto non è dato saperlo, ma Laurino, re del popolo dei nani, quasi sicuramente era un sovrano vendicativo. Risentito con il re dell’Adige, al quale aveva rapito la figlia e che per questo lo aveva braccato e fatto prigioniero, aveva scagliato una maledizione per impedire a occhio umano di ammirare “né di giorno, né di notte” lo splendido giardino di rose che coltivava tra le cime delle Dolomiti.
Purtroppo la rabbia non è buona consigliera: dall’anatema emesso in fretta e furia restarono esclusi sia l’alba che il tramonto, quelle fasi di transizione in cui luce e buio giocano a scambiarsi di posto, e non appartengono totalmente né all’una né all’altro.
Secondo la leggenda, fu dunque così che nacque l’Enrosadira, il particolare momento in cui la potente bellezza del roseto di Laurino si riprende il suo spazio, incendiando di rosa le cime dei monti circostanti.
Il fenomeno è visibile a tutt’oggi. Ma i geologi, meno poetici dei cantastorie ladini, lo attribuiscono alla dolomia di cui sono composte le Dolomiti e alla sua alta capacità riflettente: in base alle diverse posizioni durante l’anno e alle condizioni atmosferiche, la roccia sedimentaria permette al sole di tingere le vette di tonalità dal rosa al viola intenso.
Adeguatamente attrezzati, è dunque l’alba la golden hour per godere in alta quota di spettacoli naturali intensi e stupefacenti. E non solo sulle Dolomiti.
L’Enrosadira delle Tre Cime di Lavaredo in Veneto

L’Enrosadira, letteralmente “colorarsi di rosa”, non è un fenomeno costante. È infatti fortemente influenzato dalla limpidezza dell’aria, dall’umidità, dalla presenza di nubi sottili e dalla stagione. Grazie alla brezza fresca e trasparente, uno dei mesi migliori per osservarlo è marzo. Invece uno dei luoghi più suggestivi dove viverlo sono le Tre Cime di Lavaredo, dal 2009 patrimonio UNESCO.
Pochi minuti prima del sorgere del sole le vette si ammantano di giallo e rosa e si stagliano contro l’azzurro del cielo. Il percorso per non farsi sfuggire l’alba da sogno inizia al Rifugio Auronzo, costruito nel 1912 a 2326 d’altitudine. Da qui si segue la mulattiera n°101 fino al Rifugio Lavaredo (2345 slm) e successivamente, lungo il sentiero 104, la Forcella Lavaredo (2.454 slm) che apre sulla Cima Grande (la centrale), la Cima Ovest e la Cima Piccola. Il sentiero prosegue poi sotto il Monte Paterno fino al Rifugio Locatelli (2405 slm), il luogo ideale in cui pernottare per ammirare lo spettacolo sulla parete nord delle Tre Cime.
La grande alba sul Monte Vettore in Umbria
Il territorio attorno a Castelluccio, nel Parco nazionale dei Monti Sibillini, oltre che per le squisite lenticchie IGP, è celebre per l’alba che illumina la “piana” e le vette circostanti; in primavera il Piano Grande offre un mosaico di colori. Si tratta di un altopiano carsico a circa 1.300 m di quota, incastonato tra le dorsali dei Monti Sibillini. A est si alza il massiccio del Monte Vettore (2.476 slm), che intercetta per primo la luce del sole.
Qui l’alba arriva dall’Adriatico e accende l’intera dorsale appenninica in una progressione netta: prima si accendono le creste, poi le pendici, infine la piana. L’orizzonte è ampio e privo di ostacoli, condizione ideale per osservare la luce radente che definisce rilievi e doline.
La primavera è il momento ideale per godere di un intenso momento di respiro e relax: l’altopiano inizia a colorarsi in un mosaico di verdi, campi seminati e prime fioriture spontanee che, con la luce bassa, diventano una texture unica ed emozionante.
L’alba della dorsale nel Lazio: il Monte Teminillo.

Nel Lazio, l’alba di vetta ha un nome preciso: Monte Terminillo. Dalla zona di Pian de’ Valli si imbocca il sentiero che risale la dorsale sud-ovest con pendenza regolare, su fondo misto di terra e pietra, fino ai 1.884 metri della cima. Il dislivello è di circa 280 metri e la traccia è evidente, segnalata lungo il crinale; non presenta passaggi tecnici, ma richiede passo sicuro se il terreno è umido o ghiacciato. L’esposizione è totale: a est l’orizzonte è libero e la luce arriva senza ostacoli.
A marzo l’aria è tersa, il terreno può essere ancora duro nelle zone d’ombra e il vento in cresta è costante. Quando il sole supera la linea dell’Adriatico, la luce risale le quote con progressione netta, definendo prima le creste e poi la conca reatina. È un’alba appenninica, asciutta, geometrica, leggibile.
L’alba del vulcano: l’Etna in Sicilia
L’alba sull’Etna è diversa da tutte le altre. Non per quota (3.324 m circa), ma per materia: lava, sabbia vulcanica, crateri. Quando il sole emerge dal Mar Ionio, la luce radente evidenzia le colate e i coni secondari. È un’alba minerale, quasi lunare, e documentata da decenni di escursioni guidate che partono prima dell’alba per raggiungere i crateri sommitali.
Per ammirare il sorgere del sole dal vulcano occorre salire dal versante sud quando è ancora buio. Si parte dal Rifugio Sapienza, si sale in funivia e in fuoristrada fino ai 2.800 metri, poi a piedi lungo i pendii neri verso i crateri sommitali, sempre con guida autorizzata. Quando il sole emerge, la luce radente incide le colate laviche, mette in rilievo i coni secondari, disegna i bordi dei crateri. È un’alba diversa da quelle alpine: non colora, definisce. Sull’Etna la luce non accende la roccia, la scolpisce.
Attenzione però: l’Etna è vulcano attivo. Le quote accessibili cambiano in base alle ordinanze del Comune di Nicolosi e della Protezione Civile. Prima di partire occorre verificare:
- livello di allerta
- meteo in quota
- eventuali limitazioni altimetriche
Consigli utili per albe in quota in sicurezza
Per la maggior parte di questi percorsi la partenza deve avvenire molto presto, circa 1-3 prima del sorgere del sole, tenendo sempre in considerazione il dislivello da affrontare e il passo personale.
La salita avviene sempre al buio; è quindi indispensabile dotarsi di una torcia frontale e batterie di ricambio. Anche in primavera le temperature in quota sono basse e ventose. Sono quindi consigliati abbigliamento a strati, giacca antivento e guanti leggeri. È anche buona norma portare con sé una borraccia d’acqua, uno o due snack energetici, cioccolata o frutta secca. Infine prima di partire è opportuno verificare meteo, stato del sentiero e tempi di percorrenza, prevedendo di arrivare in cima con un margine di anticipo.








