Un anello di 28 km nel gruppo Cima d’Asta – Cime di Rava con oltre 2000 metri di dislivello complessivo che richiede un discreto allenamento ma non presenta difficoltà tecniche e regala panorami mozzafiato.
C’è un angolo delle Alpi nel Trentino orientale in cui il granito domina il paesaggio, modellando creste, laghetti e sentieri. È il gruppo Cima d’Asta – Cime di Rava, al centro della Catena del Lagorai: uno scrigno di natura e memoria che si può attraversare in tre giorni lungo un anello chiamato Alta Via del Granito. Si parte a piedi seguendo antiche mulattiere e sentieri militari risalenti alla Prima Guerra Mondiale, tra pascoli alti, malghe in pietra, tracce del conflitto e tanta roccia. Il percorso collega due rifugi, superando quota 2000 metri e lasciando spazio, tra una salita e l’altra, a momenti di silenzio e bellezza cruda.

Un cammino classificato EE (Escursionisti Esperti), ma senza particolari difficoltà tecniche, alla portata di chiunque abbia un buon allenamento e ami la montagna essenziale, lontana dagli impianti e dalla folla. Ovviamente si dorme in rifugio, in camerata, con docce (spesso fredde) da condividere con gli altri ospiti: serve spirito di adattamento, ma il paesaggio e l’impresa ripagano pienamente. Consiglio: portarsi solo lo stretto necessario, il peso dello zaino fa la differenza. Per dormire in rifugio bastano un sacco lenzuolo e un asciugamano in microfibra.

Il percorso
Con circa 28 chilometri di sviluppo e oltre 2000 metri di dislivello complessivi, l’Alta Via può essere percorsa sia in senso orario (Giro Arancio) che in senso antiorario (Giro Verde), un’opzione utile soprattutto per incastrare meglio le prenotazioni nei rifugi: è sempre necessario prenotare in anticipo perché i posti sono limitati, anche se rispetto alle Alte Vie dolomitiche questa è decisamente meno frequentata (ed è il suo bello). Il periodo ideale per percorrere l’Alta Via del Granito va da fine giugno a metà settembre; con attrezzatura adeguata (sacco a pelo, tenda o uso dei ricoveri invernali) si può osare anche oltre. Occhio però alla neve residua a inizio stagione, in particolare nei pressi di Cima d’Asta: aggiornatevi sulle condizioni del percorso.

Ora i dati tecnici essenziali partendo dal Giro Arancio, che seguiremo nel corso dell’articolo. Primo giorno: da Malga Sorgazza al Rifugio Caldenave, percorrenza 5 ore, dislivello positivo 1064 metri, dislivello negativo 718 metri, lunghezza 9,6 km. Secondo giorno: dal Rifugio Caldenave al Rifugio Cima d’Asta, percorrenza 7 ore, dislivello positivo 1318 metri, dislivello negativo 645 metri, lunghezza 12,2 km. Terzo giorno: dal Rifugio Cima d’Asta a Malga Sorgazza, percorrenza 2 ore e 30 minuti, dislivello positivo 19 metri, dislivello negativo 1065 metri, lunghezza 7 km.
Giro Verde. Primo giorno: da Malga Sorgazza al Rifugio “Ottone Brentari” Cima d’Asta, percorrenza 3 ore, dislivello positivo 1061 metri, dislivello negativo 19 metri, lunghezza 7 km. Secondo giorno: dal Rifugio Cima d’Asta al Rifugio Caldenave, percorrenza 6 ore, dislivello positivo 645 metri, dislivello negativo 1318 metri, lunghezza 12,2 km. Terzo giorno: dal Rifugio Caldenave a Malga Sorgazza, percorrenza 4 ore, dislivello positivo 718 metri, dislivello negativo 1064 metri, lunghezza 9,6 km.
Con un giorno in più a disposizione, si può allungare l’itinerario con una delle varianti suggerite: il Giro del Zimon, oppure una deviazione verso il Rifugio Conseria. Sul sito altaviadelgranito.com sono disponibili le tracce GPS.

Dalla Valle del Tesino al Rifugio Caldenave
Per chiunque non abiti nell’arco di un’ora di auto dal punto di partenza, o in ogni caso per potersi godere il viaggio con tutta calma, è consigliabile trascorrere la notte precedente a Pieve Tesino o a Castello Tesino. Per di più queste piccole località trentine sono estremamente piacevoli e ancora fuori dai circuiti turistici di massa, con una storia interessante e centri storici autentici. L’indomani si lascia l’auto a Malga Soragazza (consiglio: prenotate il pranzo per l’arrivo della terza tappa al rientro).

Da qui si prende il sentiero 328, che sale attraverso il bosco e poi si apre tra le pietraie e le conche modellate dall’erosione glaciale. Una breve sosta al Lago di Costa Brunella, incastonato tra le rocce, offre un primo assaggio del paesaggio minerale che accompagnerà l’intera traversata. Si continua a salire verso la Forcella Quarazza, poi il sentiero poi piega verso sud-est, costeggiando le pendici di Cima Trento, fino a raggiungere il Forzelon di Rava, che segna il passaggio verso l’Alta Val di Rava. Dopo una discesa si sbuca su un’ampia zona umida punteggiata da erbe alte e specchi d’acqua e in pochi minuti si raggiunge il Rifugio Caldenave, una piccola baita accogliente (e dall’ottima cucina) in una posizione idilliaca, che è un vero peccato dover lasciare il giorno seguente.

In vetta alla Cima d’Asta e ritorno a valle
La seconda tappa del Giro Arancio è la più impegnativa, per via della lunghezza e soprattutto del sostanzioso dislivello. Dal Caldenave si scende nella piana. Superato il torrente, si prende il sentiero 360 che prende quota lentamente insinuandosi nella Val dell’Inferno, costellata di piccoli laghi e avvallamenti rocciosi, per poi risalire fino alla Forcella delle Buse Todesche. Da qui si cammina in quota lungo un traverso a mezzacosta e si prosegue lungo il sentiero 373 fino a Forcella Magna, punto di passaggio strategico: ancora visibili i resti di una strada militare costruita dagli alpini italiani per il trasporto di cannoni durante la Prima Guerra Mondiale. Scendendo tra lastroni e ghiaie si devia per il Passo Socede. L’ultimo tratto si inerpica tra massi granitici e lastre levigate: uno scenario lunare (e tosto) che conduce finalmente al Rifugio Brentari.

Chi ha ancora fiato e gambe, con poco meno di ulteriori 400 metri di dislivello, in un’ora e mezzo circa può raggiugere la Cima d’Asta; oppure (meglio) svegliarsi all’alba del giorno seguente per vedere il sole sorgere. La terza tappa è molto più rilassante e distesa e attraversa meravigliosi paesaggi aperti, da godersi con tutta calma per arrivare, con una intensa discesa finale, al meritato pranzo conclusivo alla Malga Soragazza.









