Esplorando l’Altopiano dei Sette Comuni, un territorio di media montagna segnato dalla storia con una vita rurale ancora autentica
L’Altopiano di Asiago – o dei Sette Comuni – è un luogo dove la natura e la storia s’intrecciano: distese di pascoli, malghe, foreste d’abete e larice, strade militari, paesi tranquilli. A poco più di un’ora da Vicenza, questo altopiano dall’altitudine che si aggira in media attorno ai 1.000 metri, è ideale per chi cerca semplici escursioni panoramiche, silenzio e autenticità, ma sotto la sua quiete si nasconde una storia cruda: durante la Prima guerra mondiale fu teatro di durissimi combattimenti, e ancora oggi il paesaggio porta i segni delle trincee, dei tunnel scavati nella roccia e dei cimiteri militari disseminati tra i prati. Camminare qui significa attraversare un museo a cielo aperto, dove ogni dettaglio racconta qualcosa del rapporto fra l’uomo e la montagna. È anche il territorio che ha dato i natali e ispirato le opere di Mario Rigoni Stern, lo scrittore che più di ogni altro ha saputo raccontarne la vita semplice e la profonda dignità.

Un territorio segnato dalla storia
Abitato fin dal Medioevo dai Cimbri, popolazione di origine germanica, il territorio dell’Altopiano di Asiago mantenne a lungo una forte identità culturale e linguistica. Nel Trecento nacque la Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, una federazione autonoma che riuniva Asiago, Enego, Foza, Gallio, Lusiana, Roana e Rotzo: una delle prime forme di autogoverno montano in Europa, durata fino all’arrivo di Napoleone (oggi corrisponde all’Unione Montana). Durante la Prima guerra mondiale l’Altopiano fu una delle linee del fronte più aspre: interi villaggi vennero distrutti, le montagne scavate da gallerie e trincee, i boschi cancellati dai bombardamenti. Anche la Seconda guerra lasciò tracce profonde: molte zone furono teatro di scontri e rastrellamenti, e il territorio divenne uno dei centri della Resistenza veneta.

Da queste vicende nacque la voce di Mario Rigoni Stern, testimone e scrittore, che visse e raccontò le montagne di Asiago come un luogo di memoria e rinascita. Nelle sue opere, la natura diventa la forza che lentamente ricuce le ferite della guerra, restituendo il silenzio: Sette volte bosco / Sette volte prato / Poi tutto tornerà com’era stato, cantano gli gnomi dentro la montagna. Il Monte Zebio, con le sue trincee e il cimitero della Brigata Sassari, è uno dei paesaggi più presenti nei suoi scritti; il Monte Ortigara e il Monte Cengio evocano invece la memoria della guerra e la capacità della montagna di rinascere. A Gallio, il Sentiero del Silenzio invita a camminare tra installazioni e citazioni letterarie, in un percorso di riflessione e memoria. Ad Asiago, la piazza, il Sacrario e la tomba dello scrittore chiudono idealmente questo itinerario: la cittadina è piccola, colorata, elegante e vivace, con negozi forniti, locande e bar affollati all’ora dell’aperitivo.

Per gli appassionati di storia e trekking, l’Alta Via della Grande Guerra (AVGG) rappresenta un’opportunità diversa per esplorare questa zona: un itinerario escursionistico di circa 200 km che collega i principali sacrari militari della provincia di Vicenza: dal Sacrario del Pasubio al Sacrario del Monte Grappa, passando per quelli di Asiago e del Cimone. Il percorso si snoda attraverso sentieri storici e lungo il cammino è possibile visitare luoghi significativi della memoria, come il Museo della Grande Guerra di Sasso di Asiago.

A spasso tra malghe e tracce del passato
Le malghe dell’Altopiano di Asiago sono parte viva del paesaggio e della sua cultura. Qui la tradizione dell’alpeggio è ancora autentica: circa ottanta malghe mantengono intatto un modo di vivere che altrove si è trasformato in attrazione turistica. Non sono ristoranti travestiti da baite, ma aziende agricole dove si munge, si lavora il latte e si produce formaggio secondo metodi tramandati da generazioni. E in alcune – questo sì – si può anche pranzare, oltre che fare acquisti. Le tappe che le collegano – come il Giro delle Malghe di Caltrano, il Giro delle Malghe di Asiago o quello di Cima Larici – attraversano pascoli aperti, boschi di abete e radure panoramiche. Tra le soste più interessanti ci sono Malga Verde, a 1.095 metri, dove si possono assaggiare formaggi prodotti in loco, e Malga Camporossignolo, immersa in una valle silenziosa e poco frequentata, perfetta per una pausa pranzo gustosa. Molti itinerari si possono percorrere anche in bici (il sito laviadellemalghe.it li illustra nel dettaglio) e sono adatti a ogni stagione. Certo, d’inverno le malghe chiudono, ma in compenso l’Altopiano offre 500 km di piste dedicate allo sci di fondo, percorsi per lo sci alpinismo e sentieri per le ciaspole.

Quando si cammina sull’Altopiano, in ogni caso, è difficile separare le sue anime: quella rurale, quella naturale e quella storica convivono a pochi passi di distanza. Anche una passeggiata tra le malghe può trasformarsi in un viaggio nella memoria. Proprio il percorso che sale verso Malga Camporossignolo, ad esempio, attraversa i boschi sopra Lusiana e passa accanto al Cimitero Britannico di Granezza, piccolo ma curatissimo, immerso tra i prati: lapidi bianche allineate, un prato perfettamente tenuto, una croce di pietra e un grande silenzio. Qui riposano i soldati inglesi caduti durante la Battaglia di Vittorio Veneto del 1918, molti appartenenti al Royal Berkshire Regiment e al 7th Oxfordshire and Buckinghamshire Light Infantry. Dal cimitero il sentiero si addentra nei boschi, dove ancora si incontrano resti di trincee, gallerie e tunnel scavati nella roccia, per poi aprirsi al pascolo.









