Nel cuore del deserto di AlUla, in Arabia Saudita, prenderà forma Manara, un osservatorio astronomico e centro di ricerca che punta a diventare uno dei più grandi al mondo dedicati all’osservazione del cielo e delle stelle.
L’astroturismo, il turismo legato all’osservazione delle stelle e degli eventi astronomici, è un trend in forte crescita: sempre più viaggiatori scelgono destinazioni alternative e lontane dall’inquinamento luminoso per ammirare cieli stellati che nelle città sono ormai impossibili da vedere. AlUla, in Arabia Saudita, sta per inserirsi di diritto in questa tendenza per offrire un’oasi incontaminata circondata da canyon e formazioni rocciose scolpite dal vento, dove il deserto più buio del mondo sarà presto un punto di riferimento per la ricerca scientifica. Non solo: il progetto Manara punta anche a trasformare la regione in una delle mete astronomiche più ambiziose del ventunesimo secolo.
Osservare le stelle nel buio del deserto: l’osservatorio astronomico Manara di AlUla
Il nome Manara significa “faro” in arabo, una parola perfetta per un edificio pensato per orientare lo sguardo dei visitatori verso il cielo. Il progetto, approvato dal Consiglio di Amministrazione della Royal Commission for AlUla, sorgerà a circa 70 chilometri a nord della città, tra la Gharameel Nature Reserve e la Harrat Uwayrid Reserve, un’area scelta per i suoi cieli tersi e i bassissimi livelli di inquinamento luminoso. Il sito si trova all’interno del terzo Dark Sky Park più grande per superficie al mondo, una certificazione che garantisce le condizioni ideali per l’osservazione astronomica.
Dal punto di vista scientifico, Manara non sarà solo un’attrazione turistica: il telescopio principale sarà di quattro metri di diametro e sarà affiancato da altri due strumenti da due metri ciascuno, posizionandosi tra i più grandi osservatori ottici del pianeta. A questi si aggiungeranno tecnologie all’avanguardia come il sistema LaserSETI, dedicato al monitoraggio del cielo in cerca di lampi luminosi, oltre a piattaforme di osservazione e attrezzature per l’astrofotografia.
Un’architettura ispirata alle spirali cosmiche
La firma dietro il progetto è quella di Heatherwick Studio, lo stesso team che ha realizzato le architetture avveniristiche di Little Island a New York e Azabudai Hills a Tokyo. L’edificio si presenta come un insieme di strutture tubolari rivestite in pietra locale, che richiamano le forme spiraliformi delle galassie, degli anelli planetari e persino di conchiglie e fossili trovati sulla Terra. Tre formazioni simili a telescopi si innalzano verso il cielo restando saldamente ancorate al paesaggio desertico, quasi a simboleggiare un dialogo tra la Terra e l’universo.
Ogni tubo è dotato di dispositivi di ombreggiatura integrati, capaci di regolare la luce solare durante il giorno e preservare la visibilità del cielo notturno una volta caduta l’oscurità. All’interno ci saranno gallerie espositive, un planetario e una terrazza panoramica per l’osservazione, mentre all’esterno il complesso includerà anche un lodge per osservare le stelle in mezzo al buio del deserto saudita.
Ricerca e divulgazione sotto lo stesso tetto
Oltre alla componente turistica, Manara sarà un centro di ricerca internazionale, con laboratori sperimentali e spazi dedicati alla collaborazione tra scienziati e visitatori. L’obiettivo, spiegano dalla Royal Commission for AlUla, è creare uno spazio condiviso di esplorazione e scoperta, dove l’astronomia scientifica e la curiosità del pubblico possano incontrarsi. Al momento non è ancora stata annunciata una data di apertura ufficiale.
Come raggiungere AlUla e cosa vedere
AlUla non è solo il futuro osservatorio: è già oggi una delle destinazioni più affascinanti dell’Arabia Saudita, un museo a cielo aperto ricco di natura e storia. Tra le tappe imperdibili c’è l’Elephant Rock, una formazione di arenaria alta 52 metri modellata da milioni di anni di vento e pioggia, particolarmente spettacolare al tramonto.
Da non perdere Hegra, uno dei siti archeologici più importanti al mondo, fondato dai Nabatei e ricco di tombe scolpite nella roccia, pozzi e opere di ingegneria antica. Da vedere anche Maraya, un edificio ricoperto da quasi diecimila pannelli a specchio che riflette i canyon della Ashar Valley, e la Old Town, un dedalo di stradine che custodisce l’anima storica della città sin dal dodicesimo secolo.
Come arrivare ad AlUla
Dall’Italia non esistono ancora collegamenti aerei diretti verso l’aeroporto internazionale di AlUla: la soluzione più comune prevede un volo con scalo, a Riyadh o Jeddah, oppure Doha o Dubai. Il tragitto complessivo può richiedere diverse ore, per cui ti consigliamo di sfruttare i servizi di fast track per avere accesso prioritario ai controlli di sicurezza in aeroporto, così da rendere gli scali più rapidi e meno stressanti.








