Ad Amsterdam i residenti portano il Comune in tribunale per l’eccesso di turisti. Dall’Europa al Giappone cresce il malcontento contro il turismo di massa.

Amsterdam, città celebre per i suoi canali, i musei e l’atmosfera cosmopolita, è oggi al centro di una disputa sempre più accesa tra residenti e istituzioni. Un gruppo di cittadini, esasperati dal turismo di massa che da anni caratterizza la capitale olandese, ha deciso di citare in giudizio il Comune. La loro accusa è chiara. Il numero di pernottamenti turistici avrebbe superato il tetto massimo fissato per legge, un sovraffollamento turistico con effetti devastanti sulla vivibilità quotidiana e sull’identità stessa della città.

L’iniziativa, che prende il nome di “Amsterdam has a Choice” (“Amsterdam ha una scelta”), è molto più di un contenzioso amministrativo. È il simbolo di una battaglia tra due visioni opposte. Da un lato quella di chi vede il turismo come un motore economico imprescindibile, dall’altro quella di chi teme che la città si trasformi definitivamente in un parco a tema a cielo aperto, perdendo le proprie radici culturali.

Un limite fissato e poi ignorato

Il cuore della causa è legato a un’ordinanza comunale del 2021. In seguito a una petizione firmata da oltre 30mila residenti, il Consiglio comunale di Amsterdam approvò una norma che imponeva un tetto massimo di 20 milioni di pernottamenti turistici all’anno. Una misura nata con l’obiettivo di limitare l’overtourism e contenere gli effetti più problematici del turismo di massa: affitti alle stelle, quartieri congestionati, spazi pubblici sovraffollati, degrado della qualità della vita.

Tuttavia, secondo i residenti che hanno promosso l’azione legale, quel limite è stato ampiamente superato. Nel 2023 i pernottamenti turistici avrebbero raggiunto i 22,9 milioni. Un dato in costante crescita che segnala come le promesse fatte dalle istituzioni siano rimaste lettera morta. Per i cittadini, questo non è solo un problema numerico ma una violazione diretta delle regole stabilite: il Comune, sostengono, non sta rispettando le proprie stesse normative.

Da qui la decisione di rivolgersi alla giustizia. I promotori hanno raccolto 50mila euro per finanziare le spese legali, grazie al sostegno di dodici associazioni locali. Il messaggio è netto: se il Comune non agisce, i cittadini intendono far valere i loro diritti nelle aule di tribunale.

La città come “parco a tema”

La denuncia non riguarda soltanto i numeri. Alla base della protesta c’è la percezione che Amsterdam stia perdendo la sua anima sotto il peso del turismo.

I promotori della causa parlano apertamente di una trasformazione della città in un “parco a tema”. Un luogo dove l’esperienza turistica prevale su ogni altro aspetto, e dove gli abitanti rischiano di diventare semplici comparse. Non si tratta solo di un disagio quotidiano — rumore, affollamento, rifiuti — ma di un vero e proprio cambiamento culturale e sociale. I negozi tradizionali chiudono per lasciare spazio a locali e souvenir shop, giovani famiglie sono spinte verso la periferia per via degli affitti sempre più alti, alcuni quartieri mutano pelle in funzione dei desideri dei visitatori.

La campagna “Amsterdam has a Choice” richiama proprio questo bivio: continuare a inseguire una crescita senza limiti del turismo o difendere la qualità della vita dei residenti e l’autenticità della città. Una scelta che non riguarda soltanto Amsterdam — basti pensare all’analoga situazione che si sta vivendo sul Lago Eib in Germania — ma che riflette un problema comune a molte città europee. Da Barcellona a Venezia, l’overtourism è diventato tema politico e sociale di primo piano.

Le proteste dei residenti contro l’overtourism in Europa e nel mondo

Il malcontento dei residenti contro l’overtourism non è più un fenomeno isolato. Nel 2025 ha assunto i contorni di un movimento diffuso che attraversa l’Europa e raggiunge anche altre aree del mondo. Le proteste, sempre più frequenti, hanno come filo conduttore la richiesta di un turismo sostenibile che non comprometta la vivibilità quotidiana. Il fatto che la tecnologia abbia reso più facile qualsiasi tipo di viaggio (basti pensare a come i servizi Fast Track permettano di accelerare l’accesso ai controlli di sicurezza in aeroporto), rende sempre più imprescindibile un turismo etico e consapevole.

In Spagna la protesta ha raggiunto una portata nazionale. A Barcellona — dove per constrastare questi fenomeni si è detto addio agli affitti brevi dal 2028 —, Palma di Maiorca, San Sebastián e Granada, migliaia di persone sono scese in piazza chiedendo meno sussidi al settore turistico, affitti accessibili e migliori condizioni lavorative. Slogan come “Turisti tornate a casa” o l’uso provocatorio delle pistole ad acqua hanno reso evidente un malessere che ormai coinvolge intere comunità. Episodi simili si registrano anche a Lisbona e Marsiglia, a conferma che quello che è diventato il fenomeno non riguarda solo le località più iconiche.

Le isole del Mediterraneo, da Maiorca a Ibiza — dove è stato anche chiuso il Mirador di Es Vedrà, sono diventate teatro di ribellioni simboliche. Proteste con graffiti e cartelli che intimano ai turisti di tornare a casa. In Grecia, a Santorini e Atene, i limiti giornalieri ai visitatori hanno cercato di proteggere ecosistemi fragili come l’Acropoli. A Binibeca (Minorca) si è invece arrivati a divieti e chiusure stagionali per difendere l’integrità urbana e sociale. Le isole Canarie hanno visto proteste di massa con la richiesta di una “ecotassa” e di limiti stringenti sugli arrivi.

La lista si allunga se si guardano le misure in Italia contro l’overtourism, dove accanto ai grandi centri turistici emergono nuovi focolai di tensione. Dalle Dolomiti al Piemonte, dalla Sardegna alle Langhe, i residenti segnalano sovraffollamento, pressioni sulle risorse e comportamenti molesti. Anche qui le ordinanze – dai limiti di accesso alle spiagge come Tuerredda, ai divieti per contenere la “malamovida” in località costiere – testimoniano un tentativo diffuso di trovare un equilibrio. Città simbolo come Venezia e Firenze hanno introdotto ticket d’ingresso e limiti agli affitti brevi per arginare l’espulsione dei residenti dai centri storici. A Venezia, le immagini del Ponte di Rialto assediato dai turisti durante il Carnevale sono diventate virali, alimentando il dibattito sull’insostenibilità del modello attuale.

Il malcontento non si ferma all’Europa. Per contrastare l’overtourism in Giappone, ad esempio, i residenti di Kyoto hanno denunciato per anni il turismo invasivo nei vicoli del quartiere Gion. Come risultato hanno ottenuto il divieto di accesso ai turisti per proteggere la serenità e la privacy delle geisha. Allo stesso tempo, per scalare il Monte Fuji è stata introdotta una tassa e un tetto massimo di 4.000 visitatori al giorno, per arginare i rischi ambientali e di sicurezza.