Un itinerario tra i canali della Nuova Venezia e i bastioni delle antiche fortezze difensive fino al lungomare, per mescolarsi tra gli abitanti del posto e godersi l’atmosfera autentica della città marinara.
A Livorno di solito si capita per prendere un traghetto e difficilmente ci si ferma. Ebbene, questo è un errore; soprattutto se si è attratti dalle città vere, vissute, randagie, del tutto prive della patina turistica che riveste ormai quasi ogni borgo della Toscana (e non solo). In effetti, Livorno non ha nulla di “infiocchettato”; al contrario, a un primo sguardo può apparire molto ruvida, sghemba, difficilmente comprensibile. Qui troverete poche enoteche eleganti e molti bar veraci, poche smancerie e un bel carattere: forte, orgoglioso, diretto. Una città con pochissimi turisti – una rarità – amata e vissuta appieno dai suoi abitanti. Non fatevi dunque ingannare dalle fabbriche – attive e dismesse – dai palazzoni e dal traffico: aprite gli occhi e scoprite l’anima di una delle più importanti città portuali d’Italia.

Una città fieramente popolare e cosmopolita
L’indole autenticamente popolare – legata a una forte presenza operaia che ancora oggi resiste nonostante il ridimensionamento dell’economia industriale cittadina – trasuda dalle strade, dai muri, dalle case di Livorno. Una città pensata per essere “usata”, più che ammirata, ma che ciononostante – o forse proprio in virtù di ciò – riserva angoli di una bellezza scarna e pura. Al contempo, colpisce la diversità culturale di Livorno, frutto di un’apertura all’esterno che trova le sue radici nelle Leggi Livornine, emanate alla fine del 1500 dal granduca di Toscana Ferdinando I de’ Medici per favorire lo sviluppo economico della città richiamando “mercanti di qualsivoglia nazione” in cambio di autonomia e libertà di culto. Fu così che arrivarono commercianti ebrei dalla penisola iberica, e poi inglesi, olandesi, francesi, greci, armeni, turchi, corsi, svedesi, danesi, austriaci, prussiani. Le comunità straniere si organizzarono in “Nazioni” i cui membri non erano considerati sudditi toscani (ad eccezione degli ebrei).

Le influenze di questo precoce cosmopolitismo (incentivato anche dall’istituzione del porto franco) si ritrovano ancora oggi in alcune espressioni linguistiche, nella variegata cucina livornese, nei cognomi dei discendenti degli stranieri di allora e in alcune architetture: ville britanniche in stile Liberty sul lungomare, il Cimitero della Congregazione olandese alemanna, l’ex chiesa armena di San Gregorio Illuminatore, oggi sede di un centro interculturale, la Sinagoga monumentale, costruita nel 1962 sui resti dell’antica Sinagoga seicentesca – tra le più belle e le più grandi d’Europa – distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, insieme a molti altri monumenti cittadini.

Il centro storico: Venezia Nuova, Fortezza Nuova e Fortezza Vecchia
Venezia Nuova, com’è facile intuire, è un dedalo di canali, ponti, viuzze, magazzini sotterranei: un quartiere mercantile costruito sull’acqua nel ’600 per trasportare le merci verso il porto. Oggi i canali, chiamati “fossi”, si possono percorrere con un’escursione in battello. Il tranquillo quartiere, dov’è piacevole vagare senza meta, si sviluppa appena oltre le mura della Fortezza Nuova, un complesso fortificato a pianta pentagonale costruito a scopo difensivo nel 1590. L’interno, distrutto dai bombardamenti, ospita un rilassante parco pubblico dove d’estate si svolgono concerti ed eventi. Costeggiando i canali in direzione mare si arriva infine a Piazza del Luogo Pio, agorà del quartiere sulla quale si affacciano il Museo della Città, la chiesa barocca di San Ferdinando e la chiesetta settecentesca del Luogo Pio.

Proseguendo ulteriormente verso la costa, s’incontra la sorella maggiore della Fortezza Nuova, ovvero la Fortezza Vecchia: primo baluardo difensivo cittadino, il castello, eretto a partire dal 1519, affiora dal mare con i suoi imponenti bastioni, le mura in mattoni rossi e la torre di Matilde che guarda l’orizzonte. L’interno, parzialmente conservato, è visitabile e ospita a sua volta diversi eventi. La Fortezza Vecchia conduce al Porto Mediceo, anch’esso cinquecentesco, vivace cuore marittimo di Livorno, un bacino protetto tra moli e darsene animato dal viavai dei pescherecci.

Con lo sguardo verso il mare aperto
E adesso, al mare. Sciogliamo subito un dubbio: non immaginatevi una riviera lineare con ampie spiagge e ombrelloni. Il mare rientra nel nucleo urbano di Livorno, ne è parte intrinseca. Emblema è la scenografica Terrazza Mascagni: una enorme piazza affacciata sul mare che, con il suo pavimento a scacchi bianchi e neri incorniciato da una balaustra, è uno spazio quasi cinematografico, così vasto e arioso che apre il respiro. Grazie a Terrazza Mascagni, il lungo mare di Livorno (Viale Italia) può essere considerato uno dei più belli d’Italia. Da qui si può scendere in direzione Sud con una lunga camminata per scovare tanti posticini dove fare un bagno o ammirare il tramonto: esattamente quello che fanno i livornesi. Ci sono, sì, alcuni stabilimenti balneari, ma si tratta di piattaforme in cemento attrezzate con sdrai e lettini (i più famosi sono i Bagni Pancaldi Acquaviva); altrimenti, basta percorrere qualche breve sentiero per raggiungere strette e selvagge insenature sabbiose o scogliere scoscese.

Le località più prettamente balneari, con una bella vegetazione alle spalle, sono Ardenza e Antignano. Qui dirigetevi alla Spiaggia delle Tamerici e gustate un 5 e 5 con una birra ghiacciata sui gradini della Scalinata di Antignano. Cos’è un 5 e 5? Un gustosissimo panino farcito con la torta di farina di ceci che potete acquistare in diversi locali del centro (provate da Gagarin). Un tempo pane e torta costavano rispettivamente 5 lire ciascuno, da qui il nome. Consiglio fondamentale: che non vi venga in mente di chiamare la torta “cecina”, perché è così che la chiamano a Pisa (e, non serve dirlo, qui occorre rispettare i campanili). Terminando la digressione gastronomica, non perdete l’ottocentesco Mercato delle Vettovaglie in stile Art Nouveau, il mercato coperto cittadino dove acquistare delizie di ogni genere, dal celeberrimo cacciucco ai frittini di mare, fino agli sfiziosi frati (ciambelle) e bomboloni.

Dopo esservi rifocillati, con un ultimo tratto di strada raggiungete la Riserva Naturale di Calafuria, 115 ettari di macchia mediterranea da esplorare seguendo innumerevoli sentieri affacciati sul Tirreno che conducono a scogliere e calette nascoste, per un ultimo tuffo al calar del sole.








