L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie possono riportare in vita quelle che oggi sono antiche rovine: l’AI può offrirci una comprensione delle civiltà passate che finora non abbiamo mai avuto. Ecco come.

Dal riportare in vita antiche rovine attraverso la realtà aumentata (AR) alla stampa 3D di manufatti secolari, molte startup specializzate stanno trasformando il panorama della conservazione dei patrimoni culturali.

Sfruttando le nuove tecnologie per favorire un contatto più profondo con il nostro passato, questo tipo di aziende aiuta a salvaguardare alcuni dei tesori della nostra storia.

Alcune di queste innovative start up utilizzano la tecnologia per colmare il divario tra passato e presente e proteggere i reperti del passato: in questo articolo ne vedremo due esempi italiani.

Wsense: nuove tecnologie per salvaguardare antiche rovine sommerse

C’è stato un tempo in cui il comune di Baia, frazione di Napoli e parte dei Campi Flegrei, era la meta di vacanza preferita dall’élite dell’Impero Romano. Nota per la sua atmosfera lussuosa, Baia attirava anche figure di spicco come Cicerone e persino lo stesso Giulio Cesare.

Antico cratere vulcanico, oggi la metà orientale dell’antica località si trova sotto la superficie del Mediterraneo: il Parco Sommerso di Baia è uno dei pochissimi siti sottomarini al mondo aperti al pubblico, accessibile tramite snorkeling, immersioni subacquee e tour in barca con fondo trasparente. È un parco archeologico di enorme interesse anche per la sua biologia marina, tanto che ogni anno centinaia di studiosi e turisti prendono un volo per Napoli per raggiungerlo.

Preservare le rovine sommerse però non è un compito facile.

Monitorare le acque per proteggere i reperti

Per aiutare a proteggere Baia, nel 2019 il Ministero dei Beni Culturali ha collaborato con Wsense, azienda deep-tech nata come spin-off dell’Università La Sapienza di Roma e specializzata in sistemi di monitoraggio e comunicazione subacquei.

Dal momento che né GPS né le radiocomunicazioni o il segnale satellitare funzionano sott’acqua, l’azienda ha creato un’infrastruttura specifica: un Wi-Fi sottomarino che raccoglie in tempo reale sotto la superficie dell’acqua i dati per poi ritrasmetterli in superficie. Per raggiungere questo scopo, la startup ha sviluppato una rete di dispositivi wireless IoUT (Internet of Underwater Things).

Nello specifico, il sistema di Wsense si basa su nodi multisensore che forniscono informazioni su vari aspetti della qualità dell’acqua, come temperatura, pressione, pH, correnti di salinità e maree.

I dati possono essere trasmessi in due modi. Innanzitutto da un nodo all’altro, un processo ottimizzato da un algoritmo di intelligenza artificiale che modifica il percorso di trasferimento al variare delle condizioni del mare. In secondo luogo, i dati possono essere trasferiti in superficie attraverso i gateway di Wsense che, integrati in boe galleggianti o posizionati sulla terra vicina, collegano la rete sottomarina al cloud e, da lì, al resto del mondo.

Nel caso di Baia, questo sistema consente il monitoraggio remoto in situ, che non si limita solo a far scattare allarmi in caso di accesso non autorizzato, ma soprattutto fornisce informazioni sull’acqua fondamentali per la conservazione dei resti.

Questo include il monitoraggio delle condizioni ambientali che potrebbero deformare i manufatti. Implica inoltre l’osservazione dei livelli di emissione di CO2 per comprendere come si sta sviluppando l’attività vulcanica dell’area, consentendo allo stesso tempo lo studio dell’impatto del cambiamento climatico sul patrimonio sottomarino.

Un GPS subacqueo

Inoltre la tecnologia Wsense ha fornito uno strumento prezioso per gli archeologi che si immergono nelle città sommerse: grazie a speciali micronodi fissati su un tablet impermeabile, i sommozzatori possono comunicare sia tra loro che con i colleghi in superficie. Allo stesso tempo, questi micronodi creano una sorta di GPS subacqueo che aiuta a localizzare i sommozzatori in tempo reale.

Oltre alla conservazione del patrimonio culturale, la tecnologia della startup ha aree di applicazione diverse, tra cui il monitoraggio ambientale e delle infrastrutture e l’acquacoltura. Lo scorso gennaio, il World Economic Forum ha definito Wsense come “l’azienda più innovativa al mondo nella raccolta e gestione dei big data allo scopo di proteggere l’ambiente oceanico”.

Hi.Stories: il digitale al servizio del patrimonio culturale

Trovarsi di fronte a rovine antiche o a un vaso del 500 a.C. può provocare un senso di straniamento: anche per chi ha una fervida immaginazione, ricostruire il passato da un oggetto vecchio di secoli non è un compito facile, ma la tecnologia può aiutare.

Hi.Stories è stata fondata in provincia di Catania nel 2017 con la mission di integrare le tecnologie digitali nel patrimonio culturale per facilitarne la comunicazione e, di conseguenza, la sua protezione.

La startup offre molteplici servizi: sviluppa modelli 3D e stampe di manufatti museali, progetta app per siti archeologici e musei utilizzando storytelling e gamification e crea tour virtuali basati sulla realtà aumentata (AR). Questi strumenti aumentano l’esperienza interattiva dei visitatori e di conseguenza il loro coinvolgimento.

Un ulteriore beneficio è la migliore accessibilità delle mostre, che va ben oltre l’ovvia possibilità di accedere ai siti o alle collezioni dei musei da remoto. La riproduzione 3D degli oggetti, ad esempio, offre la possibilità a persone con disabilità visive di avvicinarsi alle opere d’arte attraverso il tatto.

Secondo l’azienda, questo particolare servizio può essere utilizzato anche per scopi didattici, consentendo agli studenti di sviluppare un rapporto diretto e fisico con gli artefatti.

Dopo la pandemia da Covid, è cresciuta la consapevolezza della necessità di utilizzare le tecnologie digitali per la valorizzazione il patrimonio culturale. Questo ha portato a una maggiore domanda per questo tipo di servizi, in particolare per quanto riguarda la creazione di contenuti e di piattaforme che possono essere utilizzati in applicazioni di guida multimediale, app con AR e tour immersivi. Allo stesso tempo, i modelli e le stampe 3D hanno registrato una maggiore richiesta, in parte anche a causa del loro potenziale nel migliorare l’accessibilità delle mostre.