In Europa cresce la stretta contro le app che segnalano gli autovelox, con la Germania pronta a vietarne anche il possesso. La Francia applica già sanzioni severe fino a 1.500 euro e confisca del veicolo.
Le app che segnalano la presenza di autovelox fissi sono entrate da anni nella quotidianità di milioni di automobilisti europei. Strumenti digitali scaricati sugli smartphone con l’obiettivo dichiarato di favorire una guida più prudente, ma spesso utilizzati per evitare multe e decurtazioni di punti dalla patente. Ora però il clima sta cambiando. In diversi Paesi dell’Unione le norme si stanno irrigidendo e l’ipotesi di rendere illegali non solo l’uso, ma perfino il possesso di queste applicazioni, non è più un tabù.
Germania, verso un divieto totale anche per il possesso
Il caso più emblematico è quello della Germania. Qui l’utilizzo di app che segnalano i controlli di velocità, come Blitzer.de, o dispositivi hardware dedicati come Ooono Co-driver, è già vietato durante la guida. La sanzione prevista è di 75 euro e un punto sulla patente, e scatta anche se a utilizzare l’app è il passeggero.
Nonostante questo, secondo diversi Länder tedeschi la normativa attuale sarebbe inefficace. Il nodo è legato alla difficoltà di accertamento: se il conducente disattiva l’app poco prima di un controllo o utilizza modalità “nascoste” che camuffano l’interfaccia, dimostrare l’infrazione diventa complesso. Alcune applicazioni consentono infatti di occultare il funzionamento reale dietro schermate neutre, come un semplice orologio o un’immagine qualsiasi.
Per questo motivo, a livello federale si discute di un inasprimento delle regole: non più soltanto il divieto di utilizzo, ma anche quello di possesso delle app e dei dispositivi anti-autovelox. L’obiettivo sarebbe colpire alla radice la diffusione di strumenti considerati incompatibili con lo spirito delle norme sulla sicurezza stradale. Nel mirino potrebbe finire anche la pubblicità di questi servizi, spesso costruita attorno alla promessa di “salvare la patente”.
Il governo federale, al momento, mantiene una posizione prudente e richiama il principio secondo cui l’applicazione concreta delle regole spetta agli Stati federati. Ma il dibattito resta aperto e si inserisce in un contesto europeo sempre più restrittivo.
La linea dura della Francia: multe fino a 1.500 euro
Se la Germania riflette, la Francia ha già scelto da tempo una linea molto più severa. Oltralpe non è vietato soltanto l’uso delle app che segnalano la posizione degli autovelox: è vietato anche il semplice possesso di dispositivi progettati per questo scopo.
Le sanzioni possono arrivare fino a 1.500 euro, con la possibilità di confisca del dispositivo e, nei casi più gravi, persino del veicolo. Questa impostazione ha avuto conseguenze dirette anche sui grandi operatori della navigazione satellitare. Servizi molto diffusi come Waze e TomTom hanno dovuto adattare le proprie piattaforme alle regole francesi. Non mostrano più la posizione esatta dei radar, ma segnalano generiche “zone di pericolo”, evitando di indicare coordinate precise. Una soluzione di compromesso che consente di restare nel perimetro della legalità, pur continuando a offrire informazioni utili agli utenti.
La scelta francese è spesso citata come modello da chi, anche in altri Paesi, vorrebbe un giro di vite definitivo contro le app anti-autovelox.
Belgio e altri Paesi: sanzioni sempre più severe
La stretta non riguarda solo Francia e Germania. In Belgio, ad esempio, le violazioni più gravi legate all’utilizzo di sistemi che segnalano i controlli di velocità possono arrivare a comportare anche pene detentive. Un segnale chiaro di quanto il tema sia considerato centrale nelle politiche di sicurezza stradale.
Il punto, per molti legislatori europei, non è soltanto tecnico ma culturale. L’idea che la tecnologia possa essere impiegata per neutralizzare in anticipo i controlli pubblici viene vista come una distorsione del principio di prevenzione. Se l’automobilista rallenta solo perché avvisato della presenza di un autovelox, e non perché rispetta stabilmente i limiti di velocità, l’obiettivo della norma – ridurre gli incidenti e le vittime – rischia di essere vanificato.
In questo scenario, la progressiva illegittimità delle app anti-autovelox si inserisce in una strategia più ampia che punta a rendere più efficaci i controlli e a rafforzare la responsabilità individuale alla guida. Insieme a questo genere di provvedimenti, le multe per eccesso di velocità, la perdita di punti e le possibili ripercussioni sui costi dell’assicurazione auto rappresentano un deterrente significativo.
Resta da capire quale sarà l’evoluzione negli altri Paesi europei e se questa tendenza finirà per coinvolgere anche l’Italia. Il vento che soffia dal continente sembra andare nella direzione di una regolamentazione sempre più stringente. In futuro, non basterà più disattivare l’app prima di un controllo: potrebbe essere la sua stessa presenza sullo smartphone a costituire un problema.








