Tra fine gennaio e inizio febbraio un attacco hacker ha coinvolto gli Uffizi di Firenze, aprendo un caso mediatico sulla sicurezza del museo.

Le Gallerie degli Uffizi, considerate tra i musei più straordinari al mondo, con capolavori come La Nascita di Venere di Botticelli e il Tondo Doni di Michelangelo, sono finite al centro dell’attenzione dopo un attacco hacker che ha colpito i servizi amministrativi.

A distanza di settimane, la vicenda è tornata sotto i riflettori per alcune ricostruzioni giornalistiche che parlavano di criticità nella sicurezza e possibili rischi per dati e opere. La direzione del museo ha quindi diffuso una nota ufficiale per chiarire quanto accaduto e smentire diverse informazioni circolate.

Attacco hacker agli Uffizi di Firenze: cosa è successo

L’attacco informatico risale al periodo tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio e ha interessato i sistemi amministrativi del complesso museale fiorentino. In seguito all’episodio, si è parlato di possibili conseguenze rilevanti, come la sottrazione di dati sensibili, password e informazioni legate alla sicurezza interna, oltre a interventi urgenti sugli spazi museali.

Secondo queste ricostruzioni, la situazione avrebbe portato anche a misure straordinarie. Tra queste ci sarebbero la chiusura di alcune aree di Palazzo Pitti, il trasferimento di oggetti di valore e modifiche strutturali agli accessi.

Tuttavia, la direzione delle Gallerie ha contestato questa versione, definendola imprecisa e non supportata da elementi concreti.

La risposta del museo

Con una comunicazione ufficiale, le Gallerie degli Uffizi hanno fornito una ricostruzione diversa dei fatti, smentendo in modo netto le principali criticità emerse.

Il museo ha chiarito che non si sono verificati furti né danni e che non è stata sottratta alcuna password. I sistemi di sicurezza, infatti, funzionano su circuiti interni chiusi e non accessibili dall’esterno. Anche l’ipotesi che gli hacker siano entrati in possesso di mappe o informazioni sensibili sulla sicurezza viene esclusa, poiché non esistono prove a supporto.

Per quanto riguarda gli aspetti tecnici, la direzione ha spiegato che il blocco temporaneo di alcuni servizi è stato legato al tempo necessario per il ripristino dei backup, operazione che si è conclusa senza perdita di dati. Il server fotografico non è stato sottratto e i dispositivi dei dipendenti non risultano compromessi.

Le Gallerie hanno inoltre precisato che alcuni interventi citati, come lo spostamento del tesoro mediceo o la chiusura di determinate aree, erano già previsti nell’ambito di lavori di ristrutturazione avviati in precedenza e non collegati all’attacco informatico. Anche le modifiche strutturali, come alcune chiusure di accessi, rientrano nelle misure previste dai piani di sicurezza e antincendio.

Infine, sul sistema di videosorveglianza, è stato sottolineato che le telecamere erano già in fase di aggiornamento da analogiche a digitali. Un processo avviato da tempo e accelerato dopo segnalazioni delle autorità, ma non conseguenza diretta dell’attacco.