In Cina cresce il caso del presunto “battery locking”: alcuni automobilisti accusano gli aggiornamenti OTA di ridurre autonomia e velocità di ricarica delle auto elettriche.
Negli ultimi mesi in Cina è esploso un caso che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini del mercato asiatico. Alcuni proprietari di auto elettriche e ibride plug-in accusano infatti i costruttori di aver ridotto da remoto le prestazioni delle batterie attraverso aggiornamenti OTA (Over-the-Air), i pacchetti software installati via rete senza passare dall’officina. Secondo le testimonianze raccolte dai media cinesi, dopo gli aggiornamenti diverse vetture avrebbero perso autonomia e velocità di ricarica, alimentando sospetti su una pratica ribattezzata “battery locking”, il blocco della batteria. Le accuse, al momento, non sono state dimostrate ufficialmente, ma il dibattito ha già spinto le autorità di Pechino a intervenire con nuove regole.
Cos’è il “battery locking” e perché preoccupa i consumatori
Il tema nasce da numerose segnalazioni di automobilisti cinesi che sostengono di aver notato cambiamenti improvvisi nel comportamento delle proprie vetture dopo l’installazione di aggiornamenti software OTA. In diversi casi, auto con circa 500 chilometri di autonomia dichiarata nel ciclo CLTC sarebbero scese sotto i 300 chilometri reali di autonomia reale.
Non solo. Molti utenti raccontano anche di tempi più lunghi per la ricarica elettrica. Alcune vetture che in precedenza passavano dal 10% all’80% della batteria in circa 40 minuti avrebbero iniziato a richiederne oltre 70. Secondo le testimonianze emerse online, il fenomeno sarebbe accompagnato da una riduzione della potenza massima accettata in ricarica: un automobilista ha dichiarato che la propria auto, prima dell’aggiornamento, riusciva ad assorbire oltre 100 kWh, mentre successivamente si sarebbe fermata attorno agli 80 kWh, nonostante uno stato di salute della batteria ancora superiore al 95%.
Le accuse hanno avuto grande risonanza dopo un’inchiesta diffusa da China Media Group e rilanciata da diversi media cinesi specializzati nel settore automotive. Sui social del Paese il termine “battery locking” è diventato rapidamente virale, alimentando dubbi sulla reale trasparenza degli aggiornamenti OTA.
Come potrebbero funzionare le limitazioni software sulle batterie
Dal punto di vista tecnico, il sospetto riguarda il BMS, il Battery Management System che controlla il funzionamento della batteria dell’auto. Secondo alcuni esperti, i produttori potrebbero modificare da remoto determinati parametri per limitare lo stress a cui sono sottoposte le celle.
Tra gli interventi ipotizzati ci sarebbero:
- La riduzione delle soglie di carica e scarica;
- La limitazione della corrente accettata durante la ricarica;
- La diminuzione della potenza massima disponibile.
Il ricercatore Zhang Xiang ha spiegato che questo tipo di interventi può avere una logica industriale precisa. Ridurre il carico termico delle batterie permette infatti di diminuire il rischio di runaway termico, la reazione a catena che può provocare incendi, oltre a rallentare il degrado chimico delle celle nel lungo periodo.
Il problema, però, riguarda il modo in cui queste modifiche verrebbero applicate. Secondo le accuse dei consumatori, gli interventi sarebbero stati effettuati senza comunicazioni chiare e senza un consenso esplicito da parte dei proprietari delle vetture. In pratica, un’auto acquistata con determinate caratteristiche potrebbe ritrovarsi, dopo un aggiornamento software, con prestazioni inferiori rispetto a quelle promesse al momento della vendita.
Le indagini del governo cinese e le smentite dei costruttori
Di fronte alla crescente attenzione mediatica, il governo cinese ha deciso di intervenire. Il Ministero dell’Industria e dell’Information Technology, insieme all’Amministrazione Statale per la Regolazione del Mercato, ha aggiornato le norme relative agli aggiornamenti OTA introducendo nuovi divieti, in particolare:
- Il battery locking non dichiarato;
- Gli aggiornamenti silenziosi;
- Gli OTA imposti senza informativa agli utenti;
- L’uso degli aggiornamenti software per evitare richiami ufficiali.
Le autorità vogliono impedire che eventuali problemi strutturali delle batterie vengano corretti solo via software invece di procedere alla sostituzione fisica dei componenti difettosi.
La China Association of Automobile Manufacturers ha smentito le indiscrezioni circolate online, definendole prive di fonti ufficiali. Anche aziende come BYD, Tesla e Zeekr hanno respinto le accuse. BYD, in particolare, ha minacciato azioni legali contro chi diffonde rumors considerati infondati.







