BYD continua ad affermarsi come leader nel settore delle auto elettriche. Le ultime indiscrezioni suggeriscono che il colosso cinese sia intenzionato ad abbassare ancora i prezzi dei suoi listini, permettendo a un gran numero di automobilisti di passare al full electric: ma i risvolti sono tutti positivi?
BYD ha sorpassato Tesla nelle vendite sul mercato europeo ad aprile 2025 e pare intenzionato ad affermarsi nel settore automotive anche proponendo prezzi accessibili per le vetture full electric. Secondo le ultime news il colosso cinese vuole proporre forti sconti su 22 modelli fino a fine giugno solo in Cina.
Una mossa audace per incentivare le vendite e superare i competitor in patria, ma potrebbero esserci risvolti negativi. Difatti, potrebbe incidere sul mercato delle auto elettriche costringendo i principali marchi produttori a comportarsi allo stesso modo.
Analizziamo gli scenari e quali potrebbero essere i risvolti dell’eccessiva “aggressività” di BYD sui prezzi.
BYD, perché ha deciso di abbassare i prezzi?
In alcuni casi, BYD ha applicato una riduzione dei prezzi fino al 34%. Per esempio, la BYD Seal in Cina ora è disponibile a un prezzo di 102.800 yuan, l’equivalente di circa 12.600 euro, quasi la metà rispetto al prezzo standard di listino. Similmente, la BYD Seagull ora è disponibile a 55.800 yuan, circa 6.800 euro, mentre il suo costo reale sarebbe di 69.800 yuan, vale a dire circa 8.500 euro.
Sulla scia degli sconti applicati da BYD anche gli altri competitor cinesi si stanno muovendo in questa direzione. Leapmotor Group, partner del Gruppo Stellantis, ha optato per sconti simili fino all’8 giugno. Anche Geely Auto ha applicato forti scontistiche in particolare sul modello X3 Pro, disponibile a 44.900 Yuan, l’equivalente di circa 5.500 euro.
Ma perché BYD ha deciso di iniziare questa guerra dei prezzi? Perché BYD osserva con attenzione la concorrenza cinese e ha notato che i competitor stanno guadagnando terreno grazie a proposte orientate maggiormente verso soluzioni tecnologicamente avanzate.
Per sostenere il proprio sviluppo e fronteggiare un indebitamento riconducibile in gran parte all’attività operativa, l’azienda punta su un’accelerazione significativa delle vendite. Il costruttore automobilistico cinese ha fissato un traguardo ambizioso: raggiungere i 5,5 milioni di unità vendute entro il 2024. Un obiettivo cruciale per finanziare gli investimenti in innovazione e potenziamento della capacità produttiva, anche al di fuori dei confini nazionali.
Gli aspetti negativi della guerra commerciale
La guerra dei prezzi in Cina potrebbe avere risvolti negativi. Infatti, l’intero settore automotive cinese – e in particolare quello legato ai veicoli a nuova energia – ha registrato nel 2024 margini di profitto particolarmente esigui, con una media del 4,3 per cento. La pressione derivante dalla guerra dei prezzi costringe le aziende a contenere i costi e ridurre i listini, compromettendo la sostenibilità economica.
Ecco perché l’Associazione cinese dei produttori di automobili, la Caam, ha parlato del pericolo di un “Evergrande dell’auto“, paragonando l’eventuale ascesa delle aziende dell’automotive alla parabola del colosso immobiliare, in default con oltre 300 miliardi di debiti. Non ci sono stati riferimenti espliciti, ma molti hanno pensato a BYD.
Per questa ragione lo scorso 30 maggio, Li Yunfei, responsabile del dipartimento branding di BYD, ha respinto con decisione le accuse, definendole prive di fondamento, escludendo qualsiasi parallelismo. Li ha richiamato dati finanziari comparativi relativi a numerose case automobilistiche, sia nazionali che internazionali, evidenziando come la solidità dei principali costruttori cinesi risulti, in molti casi, superiore a quella dei concorrenti esteri.
A ciò si aggiungono i dati del primo trimestre 2025 che mostrano una realtà ben diversa da quella di un’azienda in crisi: il fatturato ha raggiunto quota 170,36 miliardi di yuan (circa 21,8 miliardi di euro), con una crescita del 36,35% su base annua. L’utile netto è raddoppiato, attestandosi a 9,15 miliardi di yuan (+100,38%), mentre gli investimenti R&D sono aumentati del 34%.
Tuttavia, i numeri da soli non bastano a sedare le preoccupazioni. La Caam continua a lanciare moniti contro una concorrenza “disordinata”, che potrebbe compromettere la stabilità dell’intero comparto. In un comunicato ufficiale, l’Associazione ha detto: «I leader di mercato non devono mirare a un monopolio. Salvo gli sconti previsti dalla legge, le imprese non dovrebbero vendere sotto costo né ricorrere a pratiche pubblicitarie ingannevoli».








