Un’auto elettrica con pannelli solari integrati non diventa autonoma dalla rete, ma può ridurre in modo sensibile le ricariche (in alcuni profili d’uso può arrivare intorno al 40%). Il dato più interessante arriva dal progetto europeo SolarMoves, che ha studiato il potenziale del fotovoltaico integrato nei veicoli.
La domanda ricorrente è: quanta energia possono recuperare le auto elettriche con i pannelli solari? Secondo le simulazioni, in condizioni favorevoli un’auto privata può coprire fino al 55% del proprio fabbisogno energetico annuo nell’Europa centrale e fino all’80% nel Sud Europa. Sono valori di scenario, non una promessa valida per ogni auto: dipendono dalla superficie disponibile, dall’esposizione al sole, dalla percorrenza quotidiana e dalle abitudini di parcheggio.
Cosa sono i pannelli solari integrati nelle auto elettriche
La sigla usata dai ricercatori è VIPV, cioè Vehicle-Integrated Photovoltaics. Non si parla di un pannello appoggiato sul tetto, ma di moduli fotovoltaici integrati nella carrozzeria, per esempio su tetto, cofano e superfici laterali.
L’energia prodotta può alimentare servizi di bordo oppure contribuire alla batteria di trazione. Nel primo caso riduce il consumo degli accessori, come climatizzazione o sistemi elettronici. Nel secondo caso aggiunge chilometri di autonomia, soprattutto quando il veicolo resta molte ore parcheggiato all’aperto. La differenza rispetto alla normale ricarica elettrica è evidente: non serve collegarsi a una colonnina di ricarica, ma la quantità di energia raccolta cambia molto tra estate e inverno, tra città ombreggiate e aree aperte, tra Italia meridionale e Nord Europa.
Quanta energia può recuperare davvero un’auto elettrica solare
SolarMoves ha analizzato 23 categorie di veicoli e dati raccolti su oltre 1,3 milioni di chilometri. Il risultato più citato riguarda le auto private: nei casi migliori, il fotovoltaico integrato può coprire una parte molto elevata del fabbisogno annuo (fino all’80%, ma solo in condizioni favorevoli), soprattutto se l’auto percorre pochi chilometri al giorno e resta spesso esposta al sole.
Questo significa che una citycar o un SUV usati per tragitti brevi possono recuperare una quota importante dell’energia necessaria alla settimana. Al contrario, chi percorre molti chilometri in autostrada o parcheggia spesso in garage vedrà benefici più limitati. Qui non si tratta di ricaricare gratis l’auto per sempre, ma di ridurre il numero di ricariche dalla rete e sfruttare ore di sosta che oggi non producono nulla.
Perché SUV, furgoni e camion sono favoriti
Il rendimento dipende anche dalla superficie disponibile. Per questo SUV, crossover, furgoni, camion e rimorchi sono candidati interessanti, perché hanno tetti più ampi, superfici più regolari e maggiori consumi da compensare.
Nel trasporto merci, i pannelli solari integrati possono essere ancora più utili. Sui camion elettrici, secondo i risultati del progetto, il VIPV può aumentare l’autonomia giornaliera fino al 15%. Sui rimorchi, l’energia solare può alimentare sistemi ausiliari come refrigerazione, climatizzazione, riscaldamento o idraulica. In alcuni casi può aiutare anche i mezzi diesel, perché riduce il lavoro del motore termico per alimentare servizi di bordo.
Cosa cambia per la rete elettrica
Il beneficio non riguarda solo il singolo automobilista. Se una parte dell’energia viene prodotta direttamente sul veicolo, la domanda sulla rete diminuisce. SolarMoves stima che, se tutti i nuovi veicoli immatricolati tra il 2024 e il 2030 fossero dotati di VIPV, nel 2030 la richiesta di elettricità dalla rete europea potrebbe ridursi di 15,6 TWh.
Questo non elimina la necessità di colonnine, wallbox e infrastrutture di ricarica. Le auto solari restano auto elettriche, quindi avranno comunque bisogno della rete per i viaggi lunghi, per l’inverno e per le giornate con scarsa irradiazione. Il fotovoltaico integrato può però alleggerire una parte dei consumi, soprattutto nei periodi di maggiore produzione solare.
Auto solari e Vehicle-to-Grid non sono la stessa cosa
Il fotovoltaico integrato serve a produrre energia sul veicolo. Il Vehicle-to-Grid, invece, permette all’auto di restituire energia alla rete quando è collegata a una colonnina bidirezionale. Sono due tecnologie diverse, ma possono lavorare nella stessa direzione: usare meglio la batteria dell’auto quando il veicolo è fermo.
In uno scenario più maturo, un’auto elettrica potrebbe produrre energia durante il giorno, conservarne una parte nella batteria e, quando serve, alimentare una casa o restituire energia alla rete. Per arrivarci su larga scala servono però colonnine compatibili, regole chiare, tariffe adatte e modelli di business sostenibili per automobilisti e operatori.
I limiti da considerare
I pannelli integrati hanno ancora costi elevati e superfici ridotte rispetto a un impianto fotovoltaico domestico. Anche l’orientamento non è sempre ideale: un tetto auto non segue il sole, può essere sporco, ombreggiato o coperto da neve. Inoltre, un’auto che resta spesso in garage produce poco.
La prospettiva resta comunque interessante, soprattutto per citycar, flotte aziendali, furgoni e veicoli commerciali. Il fotovoltaico integrato non sostituisce la ricarica, ma può diventare un aiuto reale per ridurre l’energia prelevata dalla rete, soste alla colonnina e consumi dei sistemi ausiliari.








