Negli Stati Uniti è tornato al centro il problema di come finanziare le strade in un mercato dove le auto elettriche aumentano e i consumi di benzina pesano meno sulle entrate pubbliche. La proposta inserita nel BUILD America 250 Act prevede una tassa federale annuale da 130 dollari per i proprietari di auto elettriche e da 35 dollari per alcune ibride plug-in.
L’obiettivo dichiarato è far contribuire anche chi non paga la tassa federale sui carburanti, usata storicamente per alimentare l’Highway Trust Fund, il fondo che sostiene infrastrutture e manutenzione stradale negli Stati Uniti. Ecco tutte le novità sulla nuova tassa USA sulle auto elettriche.
Perché gli USA vogliono tassare le auto elettriche
Il ragionamento del Congresso americano parte da un punto semplice: chi guida un’auto a benzina o diesel paga una quota per ogni gallone acquistato, mentre chi guida un’elettrica non passa dalla pompa e quindi non versa quel contributo. Con la crescita dei veicoli a batteria, il sistema tradizionale basato sulle accise sui carburanti diventa meno stabile.
Il problema, però, non nasce solo dall’elettrico. La tassa federale sulla benzina è ferma dagli anni Novanta e nel frattempo sono cambiati inflazione, costi di costruzione, efficienza dei motori e percorrenze. Le auto consumano meno, le strade costano di più e il fondo federale ha bisogno da anni di trasferimenti aggiuntivi. In questo quadro, gli EV diventano il bersaglio più visibile di una crisi più ampia.
Quanto si pagherebbe
La proposta prevede una tassa annuale da 130 dollari per le auto elettriche e da 35 dollari per le ibride plug-in. Dal 2029 gli importi aumenterebbero di 5 dollari ogni due anni, fino a un massimo di 150 dollari per le elettriche e 50 dollari per le plug-in hybrid.
La differenza tra elettriche pure e ibride plug-in nasce dal fatto che queste ultime continuano a usare carburante e quindi pagano ancora, almeno in parte, le accise alla pompa. Le elettriche pure, invece, sarebbero chiamate a contribuire con una tariffa fissa indipendente dall’uso reale del veicolo.
Ed è proprio qui che nasce la polemica.
Perché la tassa fa discutere: il problema della tariffa fissa
Una tassa uguale per tutti sembra semplice da applicare, ma rischia di essere poco equa. Un automobilista che percorre pochi chilometri all’anno pagherebbe la stessa cifra di chi usa l’auto ogni giorno per lunghi tragitti. Con la benzina, invece, il contributo cresce automaticamente con i consumi e quindi, almeno in parte, con l’utilizzo effettivo della strada.
Secondo le stime citate nel dibattito americano, un guidatore medio paga oggi una cifra annua inferiore in tasse federali sul carburante rispetto ai 130 dollari proposti per un’elettrica. Questo significa che alcuni proprietari di EV potrebbero versare più di chi guida un’auto a benzina, pur percorrendo gli stessi chilometri o anche meno.
Il tema diventa ancora più evidente per anziani, pendolari saltuari o famiglie che usano l’elettrica come seconda auto. In questi casi la tassa fissa pesa di più, perché non tiene conto della percorrenza.
Il nodo politico: contributo equo o penalizzazione?
Per i sostenitori della misura, la tassa serve a ristabilire un principio: tutti usano le strade, quindi tutti devono contribuire. È un argomento comprensibile, soprattutto in un Paese dove le infrastrutture stradali hanno costi enormi e il modello fiscale basato sui carburanti mostra limiti sempre più evidenti.
Per i critici, però, la proposta arriva nel momento sbagliato e manda un segnale contraddittorio. Da un lato si chiede agli automobilisti di passare a veicoli più puliti, dall’altro si introduce un costo aggiuntivo specifico per chi ha già scelto l’elettrico. Il rischio è trasformare una misura di finanziamento stradale in una tassa percepita come punitiva.
C’è anche un secondo punto: molte auto elettriche negli Stati Uniti pagano già sovrattasse o registrazioni specifiche a livello statale. In alcuni Stati gli importi sono elevati. Una tassa federale si sommerebbe quindi a costi locali, immatricolazione, assicurazione, manutenzione e ricarica elettrica.
Perché riguarda anche Europa e Italia
La misura non riguarda direttamente il mercato italiano, ma il tema è destinato ad arrivare anche in Europa. Se una parte crescente del parco circolante passerà all’elettrico, gli Stati dovranno ripensare entrate fiscali costruite per decenni sui carburanti.
La domanda non è se le auto elettriche debbano contribuire alla manutenzione delle strade. La domanda è come farlo senza frenare la transizione e senza creare distorsioni. Una tassa legata alla percorrenza sarebbe più proporzionata, ma è anche più complessa da applicare e solleva problemi di privacy e controllo. Una tassa fissa è più facile, ma rischia di penalizzare chi guida poco.
A che punto è la proposta
Il BUILD America 250 Act fa parte di un più ampio pacchetto quinquennale per le infrastrutture e i trasporti. Non è ancora una legge definitiva: deve completare l’iter al Congresso e arrivare eventualmente alla firma del presidente. L’obiettivo politico è chiudere il percorso prima della scadenza dell’attuale autorizzazione federale sui trasporti, fissata per fine settembre 2026.
Il caso americano mostra però una cosa chiara: la transizione elettrica non riguarda solo batterie, autonomia e colonnine. Cambia anche il modo in cui gli Stati finanziano la mobilità. E proprio su questo terreno, nei prossimi anni, nasceranno alcune delle discussioni più delicate.








