La storia delle auto elettriche non è così recente come si potrebbe immaginare, seppure se ne parli con insistenza solo da pochi anni, grazie al progresso tecnologico e alla crescente consapevolezza sulle tematiche ambientali.
L’auto elettrica ha origini che risalgono abbondantemente ad oltre un secolo fa, il pieno Ottocento, e si affianca all’evoluzione dei veicoli alimentati da motore a combustione termica, in alcuni casi anticipandola. La storia dei veicoli elettrici è, dunque, un lungo percorso di innovazione e sfide verso la sostenibilità degli spostamenti, in grado di ridurre consumi e inquinamento.
Se oggi siamo sempre di più chiamati a familiarizzare con il concetto di mobilità green e con strumenti di nuova apparizione come le colonnine di ricarica, lo dobbiamo agli step attraverso cui i mezzi a batteria hanno mosso i primi passi e si sono sviluppati nel tempo.
Auto elettrica: la storia dei primi modelli
Tra i primi tipi di automobile in assoluto figurano proprio alcuni veicoli a batteria. L’ungherese Anyos Jedlik realizzò un primordiale modello di motore elettrico, ma la vera e propria invenzione di un mezzo con simile propulsione fu opera dello scozzese Robert Anderson, con il suo rudimentale prototipo di carrozza elettrica sviluppata negli anni successivi al 1832. Che poi di sostenibile non è che avesse molto, dato che le batterie erano alimentate a petrolio e non si potevano ricaricare.
Nel 1835 Sibrandus Stratingh – professore olandese di Groningen, nei Paesi Bassi – progettò una piccola vettura elettrica che il suo assistente Christopher Becker costruì in concreto. Intanto negli Stati Uniti il fabbro Thomas Davenport progettava i componenti integrali dei futuri motori elettrici.
I primi modelli di BEV, in generale, non superavano la velocità di 12 chilometri all’ora e avevano pochissima autonomia. Le batterie migliorarono grazie ai progressi di due ricercatori francesi, Gaston Planté e Camille Faure, nella seconda metà dell’Ottocento, quando arrivarono gli accumulatori ricaricabili al piombo.
Lo sviluppo dei veicoli elettrici a fine Ottocento
Lo sviluppo tecnologico conobbe uno straordinario impulso negli ultimi decenni del secolo, in cui vari inventori e ingegneri furono protagonisti del miglioramento dei veicoli a batteria. Uno di questi, l’austriaco Franz Kavogl, presentò un suo modello all’Esposizione Universale di Parigi nel 1867. Nel 1879 il fisico tedesco Werner von Siemens presentò addirittura un treno elettrico, aprendo prospettive fino ad allora inimmaginabili.
Altra pietra miliare nella storia delle auto elettriche è nel 1889 la carrozza Surrey a sei posti (una tradizionale carrozza americana dell’Ottocento) del chimico William Morrison, non più trainata da cavalli ma spinta da un motore a batteria ricaricabile. Poteva raggiungere la velocità di 32 chilometri all’ora.
La prima auto elettrica in Italia venne realizzata nel 1891 dal conte Giuseppe Carli a Castelnuovo di Garfagnana, in Toscana. Tuttavia erano Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti i principali mercati per questo tipo di mezzi, utilizzati soprattutto dalle classi sociali agiate per piccoli spostamenti in città.
Ascesa, declino e rinascita dell’auto elettrica
Agli inizi del Novecento, le auto elettriche avevano raggiunto una certa popolarità, grazie alla loro silenziosità e alla semplicità di guida, dato che non richiedevano l’avviamento a manovella. Marchi americani come Baker, Columbia e Detroit Electric prosperavano sul mercato.
L’avvento del motore a combustione e la scoperta di enormi riserve petrolifere determinarono il declino delle vetture elettriche, in particolare con la produzione di massa della Ford. La produzione crollò e negli anni Trenta questo genere di auto era quasi del tutto scomparso, a causa dei limiti tecnologici e dei costi delle batterie, spesso inaffidabili.
La crisi petrolifera degli anni ’70 spinse nuovamente l’industria automobilistica a esplorare alternative ai combustibili fossili. Fu in questo contesto che nel 1973 nei Paesi Bassi nacque il Witkar, pionieristico progetto di Luud Schimmelpennink. Il Witkar era un piccolo mezzo elettrico urbano, parte di un sistema di car sharing innovativo per l’epoca, concepito per ridurre la congestione del traffico e l’inquinamento nelle città. Un precursore della mobilità condivisa, che però non ebbe successo.
I veicoli BEV oggi e le prospettive future
Negli ultimi decenni, le auto elettriche hanno vissuto una ripresa senza precedenti e lo scenario si presenta ricco di sfide e in costante evoluzione. L’aumento dell’attenzione per le questioni ambientali, le normative più severe per la riduzione delle emissioni e i passi in avanti nella tecnologia delle batterie hanno alimentato una nuova era di innovazione.
Inoltre, ad esempio, un marchio come Tesla, fondato nel 2003, è diventato un simbolo della nuova e definitiva ascesa del settore, dimostrando che le auto elettriche possono essere anche potenti, eleganti e desiderabili e, perché no, economicamente accessibili.
Oggi quasi tutti i principali produttori automobilistici hanno almeno un modello elettrico nelle loro gamme e si lavora senza sosta nella messa a punto di batterie sempre più durevoli. Le previsioni indicano una crescita esponenziale del mercato dei veicoli BEV nei prossimi anni, per quella che sembra ormai un’irreversibile transizione energetica.








