Guida autonoma: l’Italia pronta a diventare il primo laboratorio europeo per la mobilità “hands-off”, con 60 città pronte ai test. Ecco tutti i dettagli.

Dallo scorso settembre, sulle autostrade europee che dispongono dei requisiti tecnici necessari è consentito viaggiare in modalità “hands-off“: non si tratta di distrazione, ma di una facoltà prevista dall’aggiornamento normativo della Commissione Economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE). Il nuovo quadro apre la strada all’impiego di ADAS (ovvero, i sistemi avanzati di assistenza alla guida) sviluppati da diversi costruttori — dal Full Self-Driving di Tesla alle soluzioni BMW, Mercedes e Stellantis.

Prima ancora che la disciplina venga applicata capillarmente in tutta l’UE, l’Italia si muove in avanscoperta: è nata una rete di 60 sindaci pronta ad accogliere le prime sperimentazioni coordinate a livello europeo in ottica guida autonoma. Andiamo a scoprire quali sono le città che hanno aderito e cosa prevede il nuovo regolamento.

Italia capofila della guida autonoma: le città che hanno aderito alle sperimentazioni

Tra le città figurano Milano, Torino e Genova, con l’unica adesione dal Mezzogiorno nel comune di Latronico (Potenza), oltre a numerosi centri medi e piccoli del Nord-Ovest. A Bruxelles, Ursula von der Leyen ha rimarcato che i comuni europei sono pionieri di soluzioni concrete e ha citato l’iniziativa italiana come esempio da trasformare rapidamente in realtà operativa.

Ecco una tabella con tutte le 60 città aderenti:

CittàProvinciaRegione
TorinoTorinoPiemonte
ChieriTorinoPiemonte
RivoliTorinoPiemonte
GrugliascoTorinoPiemonte
AlpignanoTorinoPiemonte
LeiniTorinoPiemonte
CollegnoTorinoPiemonte
CaseletteTorinoPiemonte
AngeraVareseLombardia
Olgiate OlonaVareseLombardia
BergamoBergamoLombardia
GrumelloBergamoLombardia
CremonaCremonaLombardia
PieranicaCremonaLombardia
LeccoLeccoLombardia
LodiLodiLombardia
MarmiroloMantovaLombardia
SegrateMilanoLombardia
Peschiera BorromeoMilanoLombardia
MilanoMilanoLombardia
AntegnateMilanoLombardia
PaulloMilanoLombardia
CorsicoMilanoLombardia
VernateMilanoLombardia
TruccazzanoMilanoLombardia
Pozzuolo MartesanaMilanoLombardia
LainateMilanoLombardia
RhoMilanoLombardia
Vaprio d’AddaMilanoLombardia
PioltelloMilanoLombardia
BollateMilanoLombardia
Paderno DugnanoMilanoLombardia
BasiglioMilanoLombardia
Bernate TicinoMilanoLombardia
Cernusco sul NaviglioMilanoLombardia
Vizzolo PredabissiMilanoLombardia
SeregnoMonzaLombardia
CertosaPaviaLombardia
PaviaPaviaLombardia
Montalto PavesePaviaLombardia
SizianoPaviaLombardia
GiussagoPaviaLombardia
PinaroloPaviaLombardia
MarcignagoPaviaLombardia
Bastida PancaranaPaviaLombardia
Torre d’IsolaPaviaLombardia
VareseVareseLombardia
CarennoLeccoLombardia
OlginateLeccoLombardia
BarzanòLeccoLombardia
BresciaBresciaLombardia
MalnateVareseLombardia
CurnoBergamoLombardia
SamarateVareseLombardia
LozzaVareseLombardia
GermignagaVareseLombardia
LesmoMonzaLombardia
GenovaGenovaLiguria
LatronicoPotenzaBasilicata

L’impulso organizzativo arriva dalla proposta “Autonomous Driving: Italy in the Front Row“, lanciata a Milano dall’europarlamentare Pierfrancesco Maran e sostenuta da decine di amministrazioni locali. Maran ha ricordato che l’appello era stato presentato in occasione dell’evento “Guida autonoma: schieriamo l’Italia in prima fila” dello scorso luglio a Milano.

Ha poi annunciato un nuovo appuntamento a Roma il 1° dicembre, sottolineando che il Paese dispone di competenze accademiche, start-up e capacità industriali per raccogliere la sfida, a condizione che il governo affianchi i Comuni per rendere subito praticabili i test delle auto a guida autonoma in ambito urbano ed extraurbano.

Regole comuni e infrastrutture: cosa chiedono i sindaci all’UE

I 60 primi cittadini che hanno aderito si dicono pronti alla sperimentazione, ma chiedono a Bruxelles un quadro normativo unitario che superi l’attuale frammentazione su sicurezza, assicurazioni e responsabilità del conducente.

La richiesta comprende anche un piano europeo per le infrastrutture: strade connesse, copertura 5G continua, sistemi V2I (veicolo-infrastruttura) interoperabili e standard condivisi. L’obiettivo non è solo collaudare i servizi, ma posizionare l’Italia anche nella filiera industriale (componenti elettroniche, software di bordo) in sinergia con università e centri di ricerca.

Stime aggiornate indicano circa 500 km di arterie nazionali già attrezzate con dotazioni digitali compatibili con la guida automatizzata, grazie ai fondi del PNRR e al programma 5G Corridor. A Torino è operativo “AuToMove”, navetta autonoma a chiamata che collega il campus universitario con cinque fermate lungo un percorso urbano di 3 km, integrando trasporto pubblico, sensoristica e piattaforma digitale.

Genova e Varese stanno predisponendo ulteriori segmenti di prova in condizioni controllate. Queste iniziative confluiranno nella rete europea promossa dalla Commissione.

Cosa prevede il nuovo regolamento “hands-off”

L’aggiornamento UNECE riconosce le System-Initiated Maneuvers: il veicolo può eseguire autonomamente manovre (ad es. cambio di corsia o frenata d’emergenza) senza input diretto del guidatore. Siamo però in una fase intermedia dell’automazione (livelli 2-3 su 5): il conducente deve restare vigile e in grado di riprendere il controllo in ogni istante.

Le funzioni “hands-off” sono limitate a autostrade e superstrade dotate di segnaletica intelligente, reti 5G a bassa latenza e canali V2I. Restano esclusi al momento gli scenari urbani, la partenza autonoma dai parcheggi e i percorsi completamente automatici.

Sul fronte sicurezza, l’European Transport Safety Council avverte che i sistemi “hands-off” possono generare falso senso di controllo e ridurre l’attenzione del guidatore. L’UE sta lavorando su interfacce adattive in grado di monitorare lo stato psicofisico (movimenti oculari, postura, tempi di reazione) per gestire con continuità il passaggio dalla guida automatica a quella manuale. In ogni caso, la responsabilità legale resta oggi in capo al conducente umano.