Autovelox non omologati, si attende una valanga di ricorsi: ecco perché le multe potrebbero essere tutte annullabili.

In attesa delle nuove regole che scatteranno il 12 giugno, il caso autovelox continua a tenere banco. Da tempo si parla del fatto che potrebbero essere accolti tutti i ricorsi per le sanzioni degli autovelox illegali. Due recenti pronunce della Corte di Cassazione hanno messo in discussione la validità delle multe emesse tramite autovelox, sollevando una questione rimasta irrisolta per oltre trent’anni. Fin dall’introduzione del Codice della Strada nel 1992, infatti, non è mai stata definita una procedura ufficiale per l’omologazione dei dispositivi.

Una lacuna normativa che oggi rischia di rendere tutte le contravvenzioni impugnabili, a patto che si presenti ricorso. Andiamo a scoprire tutti i dettagli.

Caos autovelox: un sistema mai regolato davvero

L’articolo 45 del Codice della Strada stabilisce che ogni strumento utilizzato per rilevare la velocità debba ottenere l’approvazione o l’omologazione da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Tuttavia, solo l’omologazione – distinta dall’approvazione, che è un semplice via libera all’utilizzo – garantisce che il dispositivo sia stato testato nella sua costruzione e precisione. Il problema è che una procedura di omologazione, nei fatti, non è mai stata codificata: e senza di essa, gli autovelox risultano di fatto privi di valore legale.

La Legge 177 del novembre 2024, che ha aggiornato diversi aspetti del Codice della Strada, non ha risolto questo vuoto normativo. Anzi, a partire da un’ordinanza della Cassazione del 18 aprile 2024 (n. 10505), è stato chiarito che in assenza di omologazione le sanzioni per eccesso di velocità non sono legittime. In risposta, il Governo ha tentato di intervenire nel marzo 2025 con un decreto autovelox che avrebbe stabilito – per la prima volta – i criteri tecnici per rendere omologabili i dispositivi, rendendo automaticamente validi anche quelli approvati dopo il 13 giugno 2017.

Ma la soluzione ha sollevato nuove criticità: la maggior parte degli autovelox in Italia è stata infatti autorizzata prima di quella data, e dunque resterebbe esclusa dalla “sanatoria”. Alla fine, il decreto è stato ritirato dal Governo il 25 marzo, riportando tutto al punto di partenza.

Intanto i ricorsi sono in aumento

La conseguenza è un sistema ingolfato dall’incertezza. Le sentenze della Corte di Cassazione n. 13996 e n. 13997 del 21 maggio 2025 confermano la linea già tracciata: una multa è nulla se l’apparecchio non è omologato, e può essere annullata anche se il verbale dichiara il contrario, purché si presenti una querela per falso contro l’agente che ha redatto il verbale.

Un’azione legale che può essere complessa, ma che apre la strada a una raffica di ricorsi potenzialmente vincenti. Di fatto, l’Italia si ritrova con un intero sistema sanzionatorio messo in discussione.