La questione degli autovelox non omologati continua a tenere banco. La sentenza 10105/2024 della Corte di Cassazione aveva legittimato l’ondata di contestazioni contro le multe. Ora il Governo prova a fare chiarezza con una circolare ad hoc.

Il Ministero dell’Interno cerca di porre rimedio alla questione degli autovelox illegali, cioè quelli non omologati, che ha dato origine a un’ondata di ricorsi da parte degli automobilisti multati.

Il problema era emerso lo scorso anno quando la Corte di Cassazione, con la sentenza 10105/2024, aveva respinto il ricorso presentato dal Comune di Treviso in merito a una multa per eccesso di velocità comminata ad un automobilista. Il motivo? L’autovelox utilizzato per il rilevamento dell’infrazione era stato soltanto approvato, ma non omologato. La Cassazione ha quindi stabilito che questi dispositivi, per essere legalmente impiegati sulle strade e rilevare i limiti di velocità, devono essere anche omologati, e non solo approvati.

Autovelox non omologati: la risposta del Ministero alla sentenza della Cassazione

Questa decisione da parte della Corte ha evidenziato una criticità significativa: gran parte degli autovelox in uso non è omologata, bensì semplicemente approvata. Ciò ha aperto la strada a una grande mole di ricorsi, mettendo in discussione la legittimità delle multe degli autovelox non legali. La situazione non è stata ancora risolta in via definitiva. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sta lavorando a una soluzione normativa, ma al momento non vi sono dettagli concreti. Nel frattempo, per cercare di contenere il numero crescente di ricorsi, il Ministero dell’Interno ha emanato una circolare. Nel documento vengono fornite indicazioni precise su come affrontare la questione.

Nella circolare viene specificato che il Ministero dell’Interno sta collaborando con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e con l’Avvocatura Generale dello Stato. Obiettivo: arginare l’impatto della sentenza della Cassazione. Quest’ultima ha evidenziato che, dal punto di vista tecnico-amministrativo, le procedure di approvazione e omologazione degli autovelox sono sostanzialmente identiche. Si differenziano solo per un aspetto formale stabilito dall’articolo 192, commi 2 e 3, del regolamento di esecuzione del Codice della Strada. La divergenza tra i due processi riguarda quindi solo la presenza o meno di una specifica codifica delle caratteristiche tecniche dell’apparecchiatura nel regolamento.

Cosa prevede la circolare ministeriale

Il Ministero dell’Interno suggerisce di far leva proprio su questa sostanziale equivalenza tra i due procedimenti, già a partire dal giudizio di primo grado nei ricorsi presentati dagli automobilisti. La strategia indicata è quella di produrre documentazione che dimostri la piena omogeneità tra approvazione e omologazione. Così da fornire elementi che non sono stati considerati dalla Cassazione nei giudizi precedenti.

Ecco cosa dice la Circolare: «È necessario, al fine di prospettare in modo fondato la questione e non incorrere in eventuali pronunce di inammissibilità, procedere al tempestivo deposito, sin dal giudizio di primo grado, della documentazione all’uopo rilevante, e precisamente il decreto di approvazione dello specifico strumento di rilevazione indicato nel verbale di accertamento e, soprattutto, eventuali decreti di omologazione di strumenti, altri e diversi da quelli volti a verificare il superamento dei limiti di velocità».

Basterà questa soluzione?

L’intervento del Ministero dell’Interno è chiaramente una misura temporanea in attesa di una regolamentazione definitiva. Potrebbe essere un decreto specifico a chiarire il quadro normativo per l’omologazione degli autovelox. Tuttavia, resta da vedere se questa circolare sarà sufficiente per contenere l’ondata di ricorsi e convincere i giudici della validità delle multe emesse con apparecchiature non omologate.

Un punto critico riguarda il fatto che, attualmente, gli unici dispositivi omologati sono quelli utilizzati per le ZTL, che hanno una funzione ben diversa rispetto agli autovelox. Questo potrebbe indebolire la strategia suggerita nella circolare, lasciando aperti margini per nuove contestazioni. Resta quindi da capire se questa misura riuscirà davvero a contrastare il problema o se sarà necessaria una revisione più ampia dell’intero sistema di rilevamento della velocità.