Se arriva una multa per eccesso di velocità a causa di immagini scattate da autovelox non omologati, è possibile fare ricorso? Sì, come ha stabilito la Corte di Cassazione. Ecco tutto quello che c’è da sapere su una questione che non smette di far discutere automobilisti e amministratori.

I dispositivi fissi o mobili per il rilevamento elettronico della velocità, detti comunemente autovelox (anche se questo termine risulta essere registrato dall’impresa Sodi Scientifica di Firenze) sono al centro di frequenti dibattiti. Da un lato l’imprescindibile esigenza di garantire la sicurezza stradale, dall’altro la percezione che possano essere utilizzati dalle amministrazioni locali come mezzo per fare cassa.

In ogni caso, affinché le sanzioni siano regolari, gli autovelox devono aver ottenuto l’omologazione. Tra l’altro, lo scenario generale sembra destinato a cambiare. Infatti, è in attesa di approvazione presso il Consiglio dei Ministri il cosiddetto Decreto Autovelox, che ha già ottenuto il via libera del Garante della Privacy e dalla Conferenza Stato-Città.

Scendiamo ora nel dettaglio per capire cosa ha detto la Corte di Cassazione in merito agli autovelox non omologati.

Autovelox non omologati: la sentenza della Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un avvocato di Treviso, Andrea Nalesso, contro una multa per eccesso di velocità per aver superato di 7 km/h il limite consentito sulla tangenziale cittadina (90 km/h). L’annullamento della sanzione è dovuto al fatto che l’apparecchio era stato approvato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ma non era omologato.

Infatti, secondo l’organo che rappresenta il più alto grado della giustizia italiana, approvazione e omologazione s0no concetti differenti. Non è quindi sufficiente la prima per rendere regolare un autovelox: serve anche la seconda, altrimenti si creano disparità tra un dispositivo e l’altro e quindi le multe comminate non sono eque da cittadino a cittadino.

Questo caso potrebbe portare a una valanga di ricorsi contro multe elevate grazie a immagini provenienti da autovelox non a norma. Le sentenze della Cassazione, infatti, fungono da fonte di giurisprudenza e sono spesso utilizzate dai giudici per decidere su casi di simil natura.

Approvazione e omologazione: che differenza c’è?

La sanzione impugnata dal legale veneto proviene da un autovelox dotato di approvazione ministeriale, ma non della necessaria omologazione. Secondo la Cassazione, come detto, solo gli apparecchi che non siano solo approvati ma anche omologati possono elevare multe regolari, altrimenti no.

Tuttavia i due concetti – approvazione e omologazione – sono spesso al centro di controversie giuridiche. La legge, infatti, sembra non operare una distinzione efficace. In linea di massima, l’approvazione è un procedimento preliminare, che accerta la presenza di standard predefiniti in un autovelox, mentre l’omologazione verifica il rispetto dei requisiti previsti dalle norme in modo che funzionino tutti allo stesso modo nel territorio nazionale per garantire equità nei confronti dei cittadini.

Secondo la sentenza, a differenza di quanto sostenuto più volte in passato sia dal ministero che da vari comuni, le due cose sono nettamente separate. Anche se esiste una sorta di vuoto normativo che assicuri una precisa definizione dei requisiti. In attesa di ciò, è ora concreto il rischio che una moltitudine di multe possano essere oggetto di ricorso.

Come fare ricorso contro autovelox non omologati

Nel caso in cui si riceva una multa “sospetta”, la prima cosa da fare è leggere con attenzione il verbale per vedere se ci sono indicazioni circa l’approvazione o l’omologazione dell’autovelox. Quindi, fare una ricerca su internet per trovare eventuali altri ricorsi che hanno interessato lo stesso apparecchio di rilevamento.

Altrimenti, è possibile verificare se il dispositivo è provvisto di omologazione attraverso un accesso agli atti. Ci sono casi in cui i comuni mettono a disposizione online tali informazioni. Per effettuare il ricorso ci sono due modi:

  • Presso la prefettura o l’amministrazione locale: entro 60 giorni dalla sanzione, non è richiesta la marca da bollo;
  • Presso il giudice di pace: entro 30 giorni dalla sanzione, con marca da bollo.

La seconda soluzione apre ufficialmente un contenzioso e offre la possibilità di richiedere accertamenti tecnici all’autovelox. Il ricorso è gratuito, ma nel caso si perda, la multa viene raddoppiata. Se invece viene accolto, è annullata. Nel caso si fosse già provveduto a pagare la sanzione, non si può più fare nulla.