Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha scritto una lettera al presidente Anci e al Ministro degli Interni Matteo Piantedosi per proporre una mappa aggiornata degli autovelox: ecco perché.
È diventata un caso la questione autovelox in Italia. Prima il Decreto autovelox fermato senza ragioni ben chiare, poi i problemi legati ai ricorsi per le multe ricevute a causa di autovelox non omologati o dispositivi illegali in diversi comuni italiani.
Per fare chiarezza, il Ministro Salvini ha pensato di ridefinire la mappa degli autovelox in Italia offrendo un quadro chiaro agli automobilisti.
Analizziamo la proposta scoprendo tutti i dettagli.
Nuova mappa degli Autovelox: la proposta di censimento
Nella lettera del Ministro Salvini, il MIT ha chiesto aiuto al ministero degli Interni e all’Anci per poter «svolgere una ricognizione sul territorio nazionale dei dispositivi di controllo della velocità attualmente in uso, sia da parte degli organi di polizia stradale che degli enti proprietari, su tutto il territorio italiano».
Ma qual è l’obiettivo del ridisegnare una nuova mappa degli autovelox in Italia? «Obiettivo di questo ‘censimento’ è accertare il numero dei dispositivi effettivamente utilizzati, verificare i dispositivi non conformi alle regole di approvazione e, con i dati raccolti, capire l’impatto delle nuove regole di omologazione ai fini della sicurezza dei cittadini».
Nella lettera il Ministro Salvini ha anche specificato che il censimento avrebbe un ulteriore fine, ovvero quello di garantire che gli strumenti di rilevamento della velocità «siano utilizzati solo in chiave di prevenzione, all’interno di un quadro normativo chiaro e stabilito, con un sistema di sanzioni adeguato per scongiurare i comportamenti non conformi al nuovo Codice della Strada».
Perché è arrivata questa proposta?
La proposta arriva pochi giorni dopo lo stop da parte del MIT al Decreto Autovelox. Quest’ultimo sarebbe dovuto entrare in vigore il 25 luglio e avrebbe dovuto mettere un freno al caos dei ricorsi per le multe. Tuttavia, l’entrata in vigore avrebbe portato allo spegnimento (o alla prosecuzione del loro utilizzo illegittimo) di numerosi autovelox fissi e autovelox mobili già impiegati dai Comuni in tutto il territorio nazionale perché non omologati.
La soluzione del MIT dunque, sembra voler fare un lavoro preventivo per evitare tale conseguenza assicurando la giusta sicurezza stradale allo stesso tempo. Inoltre, sembra che il MIT voglia avere una panoramica dettagliata sui dispositivi che si possono omologare d’ufficio e su quelli che dovrebbero invece essere sostituiti. Attualmente, su 100 dispositivi installati in Italia, sarebbero soltanto 12 quelli omologabili d’ufficio.








