Il capoluogo pugliese non è solo la città della focaccia, ma ha tanti lati nascosti che meritano di essere scoperti e valorizzati.

«Se Parigi avesse il mare sarebbe una piccola Bari»: un detto simpatico che mostra tutto l’attaccamento che i baresi hanno per la propria città. E non a torto: perché qui la bellezza è di casa, compresa quella più nascosta. Bari sta vivendo una stagione di cambiamento che la rende uno dei centri urbani più interessanti del Sud Italia da visitare: ecco cosa includere in un tuo prossimo itinerario.

Una città che cambia volto

Al di là dei luoghi iconici, che da sempre attirano i turisti in un mix di tradizione e folclore – basti pensare alle famose pastaie in via dell’Arco Basso che confezionano le celeberrime orecchietteBari si sta riscoprendo moderna e cosmopolita con quartieri che puntano sulla rigenerazione urbana con protagoniste iniziative culturali che attirano residenti e non. L’ultima in ordine cronologico si chiama Undiscovered Bari, ed è un progetto di tour cittadini che vuole far scoprire le parti meno note del capoluogo pugliese in otto weekend fino al 21 dicembre: la prima data di domenica 26 ottobre è partita con tanto di sold out. L’immagine della storica “porta d’Oriente” che si affaccia sull’Adriatico e i Balcani con il suo iconico lungomare, oggi si arricchisce di street art e spazi verdi che convivono accanto alla rituale passeggiata per Bari Vecchia con in mano una gustosa fetta di focaccia.

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Il punto di partenza non può che essere l’appena citata Bari Vecchia, ovvero il quartiere di San Nicola, dall’atmosfera particolarmente suggestiva. Si tratta, infatti, di un dedalo di vicoli dove gli edifici popolari del borgo antico convivono con alcuni dei monumenti più spettacolari, come la Basilica di San Nicola, patrono della città, nel suo splendido stile romanico pugliese, la luminosa Cattedrale di San Sabino, con il “miracolo della luce” che si compie ogni solstizio d’estate, quando i raggi del sole entrano dal grande rosone della facciata, proiettandolo sul pavimento della navata centrale, e il Castello Svevo, voluto dall’Imperatore Federico II nel XII secolo.

Il “borgo nuovo”, invece, fuori dalle mura, è quello di fattura ottocentesca, dove le stradine medievali lasciano spazio a strade larghe a scacchiera, costellate da palazzi in stile liberty e neoclassico: è il quartiere conosciuto come Murattiano, dal nome del suo fondatore, Gioacchino Murat, sovrano di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte, che dal 1813 ne fa il cuore raffinato della nobiltà e della borghesia. Adesso le sue vie sono piene di negozi di abbigliamento, soprattutto franchising, gioiellerie, boutique, caffè e street food contemporanei, per concedersi una pausa durante lo shopping.

In corso Cavour, sfociando nel quartiere Umbertino, non passa inosservato il prestigioso Teatro Petruzzelli, il più grande della città e quarto in Italia, nonché uno dei simboli di Bari, ma spiccano anche le architetture del Palazzo dell’Acquedotto Pugliese e del Teatro Margherita, ora convertito a museo e di cui si stanno completando gli ultimi lavori di restauro, con tanto di visite al cantiere organizzate nel corso dell’anno. Nella parte più a est, ecco il quartiere residenziale della Madonnella, cerniera tra l’anima più chic del centro e quella più multietnica della periferia tra pub, vinerie, birrerie e market etnici: in comune, c’è il Lungomare Nazario Sauro, che offre una delle passeggiate più lunghe d’Italia (3 km), dal porto alla spiaggia urbana di Pane e Pomodoro, tra svettanti palme, panchine e i 197 storici lampioni risalenti agli anni ‘20 e ‘30, di cui ora si sta procedendo al restyling.

Bari, i quartieri da vivere fuori dal solito giro

Per conoscere davvero Bari, il suggerimento è quello di spingersi nei quartieri meno turistici, dove la città mostra il suo lato più autentico e in trasformazione. Inizia dalla coppia formata da Carrassi e San Pasquale, quartieri fratelli al di là della ferrovia nati dopo la prima guerra mondiale che e che conservano l’atmosfera della Bari più verace. Qui ci sono negozi a conduzione familiare, panifici che sfornano focacce lontano dai riflettori, parchi verdi tornati a nuova vita, come il Parco Rossani, dove sorgeva l’ex caserma omonima e che ora ha alberi, aree gioco e di relax per tutta la comunità, e chiese meno note, ma non per questo meno affascinanti, come la Chiesa Ortodossa Russa di San Nicola, un vero e proprio gioiellino inaspettato. Da non perdere per una sosta sotto il segno dell’enogastronomia e della storia, l’enoteca De Candia, presente da 100 anni (precisamente dal 25 aprile 1925) che vanta un museo del vino nei suoi sotterranei, costituiti da un rifugio antiaereo dove gli abitanti del quartiere si rifugiavano durante i bombordamenti aerei.

Il rione San Paolo, invece, si trova nella periferia nord-ovest della città: è il quartiere di edilizia popolare per antonomasia che negli ultimi anni è sinonimo di rigenerazione urbana grazie alla street art. Una classica periferia dormitorio che si è trasformata in una galleria e cielo aperto e in un laboratorio creativo con progetti come QM – Quartiere Museo San Paolo, del 2022 e SanPArt, avviato nel 2024 dove le facciate dei palazzi sono diventate tele per murales di artisti nazionali e internazionali. Se sei alla ricerca di un borgo marinaro sospeso nel tempo, a nord lungo la costa compare Santo Spirito, che è parte integrante della città metropolitana: eccoti serviti il porticciolo, le tradizionali barche da pesca (chiamate gozzi), il mercato del pesce (ora candidato a un progetto di rilancio che porterà a essere un hub del mare multifunzionale tra pesca sostenibile ed eventi culturali ed educativi) e localini dove gustare prodotti ittici e cocktail sul litorale.

Spingendoti nelle zone più rurali e “nascoste”, ci sono i quartieri di Catino e San Pio, isolati (munisciti di un mezzo) e privi di tanti servizi, che però restano testimonianza di una tradizione agricola che sopravvive pur restando all’interno dei confini cittadini: la campagna regala ulivi monumentali e frantoi, dove fare la conoscenza di uno dei prodotti d’eccellenza del territorio, l’olio d’oliva: dallo scorso settembre, infatti, Bari è entrata a far parte della rete nazionale delle Città dell’Olio. Concludiamo con un passaggio a sud-ovest, in quel di Ceglie del Campo: il quartiere rappresenta l’antica Kailìa, nata 3000 anni fa e che viene definita la “Madre di Bari”: le leggende e le riproduzioni di reperti archeologici rinvenute nelle necropoli si scoprono in un piccolo museo all’interno del Castello. Non tutti sanno che su lato sud-occidentale dell’edificio, da un bastione, è stato ricavato nel ‘500 un giardino pensile – si dice per volere della Regina Isabella d’Aragona – dove crescono ancora un albero di limoni, di mandarini, di fichi e un mandorlo. A giugno 2025 è partito il progetto “Nessuna periferia”: 5 milioni stanziati per riqualificare la parte meridionale di Ceglie, rendendola un polmone verde, tra piste ciclabili e percorsi pedonali e tanti alberi, grazie a una attività di forestazione urbana.