Una serie di spedizioni scientifiche ad aprile e ottobre 2023 ha portato alla scoperta di barriere coralline profonde, incontaminate e ricche di vita marina nell’arcipelago delle Galapagos: un ritrovamento importante per studiare e salvaguardare questo prezioso hub di biodiversità mondiale. 

Nelle Galapagos sono state scoperte delle nuove barriere coralline

Le barriere coralline sono mete turistiche raggiungibili con voli più o meno intercontinentali e la più famosa è senza dubbio la Grande barriera corallina australiana, inclusa tra i siti UNESCO patrimonio dell’umanità. Non bisogna però dimenticare che fanno parte degli ecosistemi più importanti e allo stesso tempo più vulnerabili del nostro Pianeta.

Per questo, le scoperte realizzate nel 2023 nella zona protetta delle Galapagos non sono passate inosservate. Nei mesi di aprile e ottobre, una serie di spedizioni scientifiche ha trovato nei fondali marini un totale di tre barriere coralline sconosciute e, soprattutto, incontaminate. Si tratta di formazioni profonde e longeve, composte da una ricca diversità di coralli duri vivi, che hanno sostenuto per migliaia di anni la sopravvivenza di altre specie vegetali e animali.

La riserva marina delle Galapagos è una delle maggiori al mondo con i suoi 133.000 chilometri quadrati ed è stata istituita nel 1998. Tra il 1983 e il 1985 le barriere coralline avevano subito un grave danno causato dalle conseguenze delle condizioni meteorologiche avverse del Niño, dall’innalzamento della temperatura dell’acqua e dalla bioerosione dovuta all’elevata presenza di ricci di mare, come indica l’associazione no-profit americana Galapagos Conservancy. Questo aveva portato a una perdita compresa tra il 95% e il 98% delle barriere coralline e si riteneva che l’unica sopravvissuta fosse quella di Wellington.

Perché queste barriere coralline sono così importanti?

Le barriere coralline non sono tutte uguali: ci sono quelle di acqua calda, superficiali, che entrano in contatto con la luce del sole, e dall’altra parte quelle che si formano in acqua fredda, quindi nelle profondità marine. Per le moderne tecnologie è ancora difficile riuscire a studiare queste ultime proprio per via della loro posizione nel buio degli abissi. Come riportato in un articolo del Washington Postsolo un quarto del fondale oceanico è stato mappato con una risoluzione sufficientemente elevata da consentire la gestione e la ricerca sostenibile degli oceani». Le zone marine più remote, infatti, sono habitat «di cui non sono stati ancora identificati tutti gli organismi viventi».

A proposito di ricerca, inoltre, come sostenuto dalla dott.ssa Michelle Taylor, co-responsabile della spedizione scientifica di ottobre, la scoperta è fondamentale per poter capire «in che modo si evolvono gli habitat incontaminati con la nostra attuale crisi climatica», seguendo i trend dell’impatto umano sugli ecosistemi come fanno i ricercatori di Ny-Ålesund, la città con l’aria più pulita del mondo situata sulle Sbalvard.

Come sono state scoperte le prime barriere coralline in acque profonde

La prima barriera corallina di acqua fredda mai individuata nell’arcipelago ha fatto la sua apparizione in aprile, nell’ambito della spedizione scientifica Galapagos Deep 2023. Si trova sulla cresta di un vulcano sommerso a circa 400 metri ed è lunga 2 chilometri. La localizzazione è stata possibile grazie al veicolo sommergibile Alvin, che può arrivare fino a 3000 metri sotto il livello del mare. Come scritto con entusiasmo nel comunicato relativo all’evento: «è stato rinvenuto un mix mozzafiato di vita delle profondità marine».

A novembre, sono partite altre missioni che hanno portato alla luce due barriere coralline poste sopra ad altrettante montagne: una più voluminosa, di 800 metri quadrati e una più piccola, di 250. Entrambe sono state mappate ad alta risoluzione grazie al robot ROV SuBastian a una profondità compresa tra i 370 e 450 metri.