Con il battery swapping la ricarica elettrica presso le colonnine potrebbe non essere più necessaria per le auto elettriche. Vediamo in cosa consiste.

Uno dei dubbi più ricorrenti delle persone che valutano l’acquisto di un’auto elettrica è relativo all’autonomia. Nonostante le colonnine di ricarica in Italia abbiano superato quota 50mila, in molti continuano ad avere perplessità in merito.

In Cina però è già nata una tecnologia che vuole convincere anche i più scettici e ha a che fare con le batterie delle auto elettriche. Ci riferiamo alle batterie estraibili, che stanno emergendo come alternativa alle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici. Mentre gli scooter elettrici cinesi hanno già adottato questa pratica, per le auto ci vorrà ancora un po’ di tempo.

Il battery swapping è già realtà in diversi Paesi asiatici

La tecnologia in questione si chiama battery swapping ed è già una pratica diffusa in Cina e in altri Paesi asiatici. Questa opzione, già consolidata per gli scooter, potrebbe presto estendersi ai veicoli più grandi, come le automobili e i furgoni. Consiste nel rimuovere le batterie esauste e sostituirle con batterie cariche presso stazioni apposite. Questo sistema, noto come battery-swap, è ampiamente utilizzato in Cina e consente di eliminare i tempi di attesa presso le colonnine di ricarica. Il sistema consente infatti di sostituire rapidamente il pacco batteria esausto con uno carico.

Le batterie rimovibili per gli scooter sono principalmente utilizzate nell’ambito della micromobilità urbana, specialmente per i motorini elettrici. Un’azienda all’avanguardia in questo settore è Gogoro, fondata a Taiwan nel 2011, che ha sviluppato una piattaforma per la sostituzione delle batterie nei veicoli elettrici. Gogoro- attualmente presente in diverse nazioni asiatiche- gestisce quasi 2.000 stazioni denominate GoStation, dove i conducenti possono depositare le batterie esauste e riceverne di nuove già cariche.

Il modello di business di Gogoro, insieme ad altre aziende simili come Kymco, si basa sul concetto di Battery as a Service. In pratica, gli utenti pagano un abbonamento mensile per accedere a una vasta rete di stazioni di cambio batteria, rendendo il processo rapido e semplice. Anche in Italia ci sono progetti che puntano sullo scambio rapido delle batterie. Un esempio è la startup Scuter, che mira a lanciare un servizio di condivisione e ha recentemente avviato la produzione di motocicli stradali con batterie rimovibili.

Anche negli USA ci sono stazioni di cambio batteria in diverse città

Negli Stati Uniti, i primi esperimenti in tal senso con le auto elettriche vedono la partecipazione di aziende come Ample- con sede in California– che offre stazioni di cambio batteria, principalmente mirate a taxi e flotte commerciali. Le stazioni di scambio batteria di Ample sono simili a box, grandi quanto due posti auto, e possono essere installate in soli tre giorni.

Secondo quanto riportato sul loro sito web, la sostituzione completa del pacco batterie avviene in soli cinque-dieci minuti. Questo servizio è stato inizialmente lanciato a San Francisco e successivamente si è esteso a Chicago, Los Angeles e New York, dove è nata la prima flotta di taxi gialli completamente elettrici. Nel 2023, Ample ha siglato un accordo con Stellantis per avviare un programma pilota a Madrid. Da quest’anno, una flotta di cento 500 elettriche del servizio di car sharing Free2Move potrà utilizzare le stazioni di scambio batteria installate nella capitale spagnola.

Il battery swapping avrà davvero successo?

Sebbene l’installazione diffusa di stazioni di scambio batteria possa ridurre i tempi di attesa alle colonnine di ricarica, il successo di questa tecnologia è ancora incerto. In realtà, le aziende menzionate non sono le prime a esplorare il concetto di battery swapping. Tra le prime a intraprendere questa strada c’era Better Place, una startup israeliana fondata nel 2007. Nonostante un iniziale entusiasmo che ha portato a finanziamenti per 900 milioni di dollari, l’impresa è stata breve. Nel 2013 Better Place ha dichiarato fallimento, con la rivista americana Fast Company che l’ha definita come «il più clamoroso fallimento tecnologico del 21° secolo.»

Dopo la chiusura di Better Place, Elon Musk- numero uno di Tesla- ha cercato di prenderne il testimone. Nel 2013 il colosso ha introdotto una tecnologia per la sostituzione delle batterie in soli 90 secondi. Tuttavia, quando circa 200 proprietari di Tesla sono stati invitati a utilizzare le stazioni di scambio batteria in California, il risultato è stato deludente. «Solo quattro o cinque persone volevano usarla e lo hanno fatto solo una volta“, ha ammesso Musk in seguito in un discorso agli azionisti. Anche in questo caso, l’idea non ha decollato, costringendo Tesla ad abbandonare il progetto e concentrarsi su altre soluzioni.

Il principale ostacolo alla diffusione del battery swapping è la mancanza di uno standard per le dimensioni e i formati delle batterie tra i diversi veicoli elettrici. Senza una standardizzazione, diventa difficile per il battery swapping diventare una pratica diffusa. Pertanto, nel 2021, la Cina ha introdotto il primo standard nazionale e linee guida di sicurezza per le batterie intercambiabili, con l’obiettivo di incoraggiare i produttori a convergere su alcuni modelli di batterie, facilitando l’accesso alle stazioni di ricarica per un numero sempre maggiore di auto elettriche.