Come si fa a studiare lo stato di salute delle Alpi, un ambiente così vario, ampio, in altura e popolato da centinaia di specie animali e vegetali? Ci pensano i Parchi italiani, con un progetto in sinergia e l’aiuto di alcuni inviati sul campo, le “sentinelle”: farfalle, uccelli, ragni e non solo per capire come sta la biodiversità in cima alle nostre montagne.
La biodiversità come valore di un territorio. La varietà della vita sulla Terra come indicatore di salute. Come stanno le nostre Alpi è il compito che si è prefissato di indagare 20 anni fa il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Il monitoraggio è iniziato nel 2006: da allora si sono alternati bienni di studio e quinquenni di stacco per poter paragonare i dati raccolti. Il progetto ha raccolto man mano sul percorso nuove importanti collaborazioni per poter allargare il campo di osservazione e le competenze.
Nel tempo, infatti, si sono uniti al PNGP altre aree protette dell’arco alpino: il Parco Nazionale dello Stelvio, il Parco Nazionale della Val Grande, il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, l’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie e l’Ente di gestione delle Aree Protette dell’Ossola. Insieme hanno potuto raccogliere una fotografia complessiva della più importante catena montuosa d’Italia, grazie anche a preziosi inviati sul campo. Il progetto è stato presentato presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino.
Che cos’è il monitoraggio delle Alpi
L’obiettivo del progetto di monitoraggio delle Alpi è studiare e misurare la biodiversità animale alle diverse quote altitudinali presenti sull’arco montuoso, attraverso la raccolta di dati scientifici che consentano di comprendere come cambiano nel tempo le comunità di specie che popolano gli ambienti montani. Queste informazioni costituiscono una base indispensabile per individuare eventuali trasformazioni degli ecosistemi e pianificare interventi di conservazione e gestione mirati.
Il monitoraggio è concepito come un’attività di lungo periodo, organizzata attraverso cicli. La ripetizione delle osservazioni è fondamentale per distinguere le variazioni temporanee o casuali dai cambiamenti che indicano una reale tendenza nel tempo.
I parchi alpini collaborano per la biodiversità

Un elemento centrale del progetto è la collaborazione tra le diverse aree protette, che adottano metodologie comuni e condividono conoscenze, risorse e risultati. Questa rete di ricerca permette di ottenere una visione più ampia e comparabile dello stato della biodiversità alpina, trasformando il monitoraggio in uno strumento essenziale per la tutela degli ecosistemi e la conservazione del patrimonio naturale delle Alpi.
Le attività sono di confronto: gli esperti in ogni fase di raccolta dati, misurano le condizioni attuali e cercano di formulare previsioni per il futuro. I loro più importanti collaboratori rimangono, tuttavia, sul campo tutto il tempo.
“Le Alpi possono essere considerate un compendio di buona parte della biodiversità europea, per le sue differenze climatiche e altimetriche. Rappresentano un vero e proprio hotspot”
Le sentinelle della biodiversità

Non è necessario osservare ogni singolo organismo per comprendere cosa sta accadendo a un ecosistema. Alcune specie, per la loro sensibilità ai cambiamenti ambientali, funzionano come vere e proprie sentinelle: la loro presenza, variazione o peggio scomparsa nel tempo può rivelare trasformazioni che coinvolgono intere comunità biologiche. Farfalle, uccelli, cavallette, libellule, bombi e molti altri piccoli abitanti delle Alpi diventano i preziosi indicatori dello stato della biodiversità degli ambienti montani.
Proprio su questo principio si basa il progetto di monitoraggio della fauna alpina, che seleziona gruppi di organismi capaci di rispondere rapidamente alle trasformazioni ambientali e di riflettere, attraverso le proprie esigenze ecologiche, anche le condizioni di vita di numerose altre specie. Oltre a fornire informazioni scientificamente significative, queste sentinelle consentono rilevamenti relativamente semplici, sostenibili e ripetibili nel tempo, rendendo possibile osservare l’evoluzione degli ecosistemi e riconoscere eventuali cambiamenti.
Piccoli osservatori, grandi cambiamenti
In occasione dei vent’anni di monitoraggio, ogni Parco ha inoltre individuato due specie rappresentative tra le dodici studiate, per raccontare le peculiarità della biodiversità del proprio territorio e le minacce a cui è sottoposta.
Le specie sentinella assumono così un significato che va oltre il semplice valore scientifico: sono interpreti silenziosi degli equilibri naturali, capaci di restituire segnali sulle trasformazioni delle montagne. Attraverso di loro, il monitoraggio scientifico trasforma le osservazioni in conoscenza e la conoscenza in uno strumento indispensabile per la conservazione della biodiversità alpina.
Come si studia la biodiversità? Con astuzia

Gli animali sono tanti ma anche il territorio è molto vasto. Per concentrare risorse e sforzi, vengono individuati rappresentanti dei gruppi tassonomici che rimangono invariati nel tempo. Si adottano in contemporanea criteri di selezione di aree e metodi di ricerca e raccolta di esemplari.
Sono sostanzialmente tre i metodi. Le trappole a caduta sono per intercettare gli organismi che vivono e si muovono sulla superficie del terreno. I transetti lineari sono percorsi di lunghezza prestabilita, individuati sul terreno, lungo i quali i ricercatori osservano e registrano gli organismi presenti, secondo un protocollo preciso. I punti di ascolto sono delle aree circolari a partire da un centro prestabilito entro le quali gli esperti intercettano il verso e la presenza degli uccelli.
I risultati che fanno riflettere
In questi anni si stanno verificando alcuni fenomeni preoccupanti, legati al fatto che determinate fasce altimetriche non garantiscono più le condizioni ideali per la sopravvivenza di alcuni animali, soprattutto quelli legati a nutrimenti specifici. Un altro aspetto riguarda la composizione stessa delle comunità animali.
Un ulteriore segnale emerge dal progressivo cambiamento nella composizione delle comunità biologiche. Le differenze che un tempo caratterizzavano gli ecosistemi alle diverse altitudini tendono ad attenuarsi, lasciando spazio a popolamenti sempre più simili tra loro. Questo processo, noto come omogeneizzazione biotica, rappresenta una trasformazione significativa perché comporta una riduzione delle specificità ecologiche e della diversità tra gli ambienti alpini.
Foto dell’articolo: ©Dario De Siena – Archivio PNGP








