Dal 1° ottobre la Lombardia potrebbe essere l’unica Regione del Bacino Padano ad applicare il blocco ai diesel Euro 5. Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna si sono invece orientate verso misure alternative per ridurre le emissioni senza fermare le auto.

Il blocco auto diesel Euro 5, che scatterà dal 1° ottobre 2026, originariamente sarebbe dovuto entrare in vigore nelle grandi città con più di 100mila abitanti in Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna. Tuttavia, al momento l’unica Regione dove lo stop avverrà effettivamente sarà quella lombarda. Infatti è l’unica che non ha approvato un pacchetto di misure compensative in grado di sostituire il divieto di circolazione, a differenza di quanto stanno facendo o hanno già fatto le altre Regioni del Bacino Padano.

Il quadro resta però in evoluzione. Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno scelto di percorrere la strada consentita dal Governo, cioè adottare interventi alternativi capaci di garantire una riduzione equivalente delle emissioni. La Lombardia, invece, non ha modificato il proprio calendario, rendendo più concreta l’ipotesi di uno stop effettivo.

Lombardia: cosa prevede il blocco dei diesel Euro 5

In Lombardia il divieto riguarderebbe le città con più di 100mila abitanti e sarebbe applicato dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30. I Comuni interessati sarebbero Milano, Brescia, Monza e Bergamo.

La Regione aveva valutato la possibilità di ricorrere a Move-In, il sistema che permette di circolare entro un limite annuo di chilometri controllato tramite scatola nera. Questa soluzione avrebbe consentito ai veicoli soggetti a limitazioni di continuare a muoversi, ma solo entro una soglia prestabilita. Il dossier, però, è rimasto sospeso in attesa delle decisioni del governo.

Secondo quanto annunciato da Salvini, l’esecutivo potrebbe intervenire con un nuovo provvedimento per rimandare lo stop. Al momento, però, non è ancora chiaro di quanto potrebbe essere posticipata l’entrata in vigore delle limitazioni, né se il rinvio riguarderebbe soltanto la Lombardia o l’intero impianto normativo.

Perché i diesel Euro 5 sono al centro delle limitazioni

Le restrizioni riguardano i veicoli diesel Euro 5, immatricolati in gran parte tra il 2009 e il 2015. La misura nasce dall’esigenza di contenere l’inquinamento atmosferico nella Pianura Padana, una delle aree europee più problematiche per qualità dell’aria, polveri sottili e ossidi di azoto.

Negli ultimi anni l’Italia è stata più volte richiamata dall’Unione Europea proprio per il superamento dei limiti ambientali in quest’area. Per rispondere alle richieste di Bruxelles, il governo aveva previsto limitazioni alla circolazione nelle Regioni più esposte al problema.

Successivamente, però, è stata aperta una possibilità alternativa: le Regioni possono evitare il blocco dei diesel Euro 5 se adottano interventi capaci di produrre un effetto equivalente sulla riduzione delle emissioni. È su questa base che Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna hanno scelto o stanno scegliendo strade diverse dal fermo diretto delle auto.

Le alternative di Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna

L’Emilia-Romagna ha deciso di puntare su misure anti-smog diverse dal blocco, tra cui il rinvio dell’accensione degli impianti di riscaldamento civili e incentivi per sostituire le caldaie più vecchie. Anche il Piemonte ha adottato una strategia compensativa, mentre il Veneto ha avviato l’iter per arrivare a una soluzione analoga.

Il punto centrale è evitare che la riduzione delle emissioni passi soltanto attraverso il divieto di circolazione. Le Regioni che hanno scelto le misure alternative sostengono infatti che fermare i diesel Euro 5 rischierebbe di colpire soprattutto famiglie e piccole imprese, spesso proprietarie di auto ancora funzionanti ma non in grado di affrontare l’acquisto di un veicolo più recente.

Il nodo, quindi, non è solo ambientale, ma anche economico e sociale. Le limitazioni potrebbero pesare su chi usa l’auto ogni giorno per lavoro o necessità e non dispone delle risorse per cambiarla rapidamente. Proprio per questo alcune amministrazioni ritengono preferibile intervenire su più fronti, dagli impianti di riscaldamento alla mobilità sostenibile, invece di concentrare tutto sul blocco delle auto.