Dall’impronta operaia alla rigenerazione urbana, un quartiere multiculturale e creativo con una vocazione europea, da esplorare passo dopo passo
La stazione di Bologna ha due uscite: la principale, su Piazza delle Medaglie d’Oro – cui si accede attraverso la sala d’aspetto squarciata dalla bomba del 2 agosto 1980 – è la porta d’ingresso a via Indipendenza, direttrice che conduce al centro storico; quella sul retro, la più recente – o “dell’Alta Velocità” – sbuca su via de’ Carracci. Da qui, molti oltrepassano il ponte di via Matteotti per tornare sulla rotta più battuta; proseguendo invece in direzione Nord ci si addentra nella Bolognina, rione del Quartiere Navile che per atmosfera, architettura, aspetti socioeconomici e abitativi si distingue in modo evidente dalla città dei “salami in vetrina”, come cantava Guccini molti anni fa, quando le straripanti vetrine erano decisamente poche, rispetto a oggi.

La Bolognina nasce proprio attorno alla stazione: operaia e manifatturiera, dopo la fine dell’industria ha attraversato momenti diversi, spesso non facili. Ancora oggi è un quartiere (lo si chiama spesso così, anche se dal punto di vista amministrativo non lo è) dai contrasti forti, amato e odiato, con qualche innegabile problema endemico per chi lo abita, ma al contempo un carattere orgoglioso, un’identità nettamente multiculturale, spazi pubblici dal sapore europeo, luoghi d’incontro e di socialità che non si trovano altrove. Qui non ci sono vicoli stretti e portici medievali: le strade si allargano, costeggiate all’inizio dai bei palazzi di edilizia popolare, poi da condomini moderni e in costruzione. C’è chi la paragona a Manchester, chi a Berlino, soprattutto per il processo in corso di riqualificazione, o gentrificazione, a seconda dei punti di vista. In ogni caso, per chi è curioso c’è molto da scoprire.

All’inizio del rione
Partiamo proprio dal ponte di via Matteotti, all’inizio del quale – lato Bolognina naturalmente – sorge il Monumento alla Shoah: inaugurato nel 2016, è composto da due grandi blocchi in acciaio che possono evocare vagoni ferroviari; è un luogo di riflessione, ma è anche una piattaforma molto amata dagli skater. Poco più avanti, due importanti e frequentati edifici si osservano dai lati opposti della strada: a sinistra il Teatro Testoni, che propone una bellissima stagione teatrale dedicata a bambini e ragazzi; a destra, la novecentesca Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, in stile neogotico, sede di una popolosa parrocchia gestita dai Salesiani.

A Ovest: Via Serra, il Mercato Albani e Piazza Lucio Dalla
Da qui, in pochi passi, si può prendere a sinistra via Serra, fulcro della “nuova” Bolognina, con una trattoria tra le più amate della città (Trattoria di via Serra, occorre prenotare con mesi d’anticipo), nuove proposte vegetariane (Piazza Martino) e l’animato bar Fermento. Si arriva in un attimo al Mercato Albani: di giorno è un mercato ortofrutticolo rionale; di sera, con le sue serrande colorate dai murales – frutto di una iniziativa di riqualificazione – diventa un luogo di ritrovo con locali alternativi e un po’ hipster dove sorseggiare vini biologici e fare qualche esperienza gastronomica interessante e diversa dal solito.

Poco più a Nord si apre l’area di piazza Liber Paradisus, dove sorge la nuova sede del Comune di Bologna, progettata da Mario Cucinella nel 2017: l’edificio, pensato come una casa di vetro dell’amministrazione, concentra uffici e servizi pubblici. Accanto, sotto la grande tettoia in cemento armato disegnata negli anni Cinquanta da Pier Luigi Nervi come mercato ortofrutticolo all’ingrosso, si trova invece piazza Lucio Dalla: dopo anni di dismissione, l’area è stata riconvertita in un grande spazio coperto per eventi, mercati delle pulci, concerti e iniziative culturali, sempre aperto e affollato a tutte le ore. Tutti interventi simbolo della recente trasformazione della Bolognina.

A Est: il Dopolavoro Ferroviario (DLF)
All’estremità opposta della Bolognina, quindi dalla direttrice di via Matteotti dirigendosi a destra verso il confine con il quartiere San Donato, si arriva al DLF: l’ex Dopolavoro Ferroviario, grande complesso nato nel secondo dopoguerra come spazio ricreativo per i lavoratori delle ferrovie, oggi è un polo culturale e aggregativo aperto alla città. Qui, in un bel parco tra gli alberi e i treni che passano sullo sfondo, si trovano l’Arena Puccini, storico cinema all’aperto estivo, il Locomotiv Club, punto di riferimento per la musica dal vivo indipendente, bar e punti di ristoro (Kinotto, Fuori Orsa, PizzArtist), impianti sportivi, spazi associativi e aree verdi. C’è anche un centro dedicato alle arti circensi e alla disciplina acrobatica. Il DLF è uno dei luoghi più rilassati e piacevoli della città, soprattutto nella bella stagione. L’intera area è stata recentemente acquisita dal Comune di Bologna per essere rigenerata, quindi, probabilmente, cambierà ancora volto.

Parco della Zucca, Museo per la Memoria di Ustica e Circolo Hex
Proseguendo verso Nord, dopo piazza dell’Unità – uno dei luoghi della Bolognina storica immutati nel tempo, coi suoi campi da basket vissuti dai ragazzi del quartiere – si arriva al parco della Zucca, uno dei principali spazi verdi del rione, dove si trova il Museo per la Memoria di Ustica, luogo di straordinaria importanza civile: al suo interno è conservato il relitto del DC-9 Itavia abbattuto il 27 giugno 1980, attorno al quale l’installazione di Christian Boltanski – con 81 luci pulsanti, specchi neri e voci sussurrate – costruisce un’esperienza di memoria sobria e potentissima. Voluto dall’Associazione dei Parenti delle Vittime della Strage di Ustica, il museo raccoglie anche fotografie e oggetti personali appartenuti agli 81 passeggeri che persero la vita.

Infine, poco distante, in via Corticella, si trova la palazzina del Circolo Hex, edificio anni Settanta progettato da Lorenzo Cremonini, riconoscibile per le piastrelle colorate e il richiamo al razionalismo e il Bauhaus. Nel tempo ha ospitato funzioni diverse; oggi è uno spazio culturale autogestito da un collettivo femminile, con attività sociali e artistiche legate alle sottoculture urbane e a un approccio inclusivo: sintesi ideale di un quartiere che racchiude, anche se in modo imperfetto, memoria storica, socialità, diversità e voglia di innovazione.









