Andiamo alla scoperta di 8 paesi disabitati, tra celebri e non, per un viaggio tra ruderi e rovine che raccontano una storia.
Si chiamano borghi fantasma, ma non fanno certo paura. Quel qualcosa di sovrannaturale che si sente camminando nella quiete di viuzze strette ed edifici diroccati, spesso collocati in zone difficili da raggiungere, è un passato che c’è stato, che non è facile immaginare eppure si avverte nell’aria, lasciando una certa malinconia. I piccoli paesi disabitati ci mostrano un’Italia nascosta, a volte dimenticata e che vale la pena di essere conosciuta.
Fascino e mistero: 8 paesi abbandonati da scoprire
Quella dei paesi fantasma è una realtà tanto affascinante quanto drammatica: se ne contano a migliaia in Italia di borghi un tempo fiorenti che poi, per ragioni economiche, catastrofi naturali o incuria da parte delle istituzioni, si sono piano piano spopolati, rimanendo solo dei ruderi, seppur meravigliosi, di castelli, rocche, chiese, palazzi, case e stalle. Per alcuni di essi il turismo ha rappresentato una possibilità di rinascita, vedi alla voce Civita di Bagnoregio, il famoso “paese che muore” che ora, però, si vede costretto a difendersi proprio dalla troppa gente. Insomma, una vera e propria contraddizione. Lasciarli nell’abbandono, però, non è la soluzione: i giusti investimenti e una gestione oculata possono far tornare a risplendere dei gioielli, come Craco, in Basilicata, il primo della nostra lista. Ne abbiamo aggiunti altri 7, tra più e meno popolari, di cui andare alla scoperta stando alla larga dall’overtourism.
Craco, Basilicata

Se pensi di organizzare un viaggio coast to coast della Basilicata ricorda di includere Craco nel tuo itinerario. Tra i borghi fantasma è probabilmente uno dei più noti, ma non perde il suo fascino. Siamo a soli 50 km da Matera e tra gli aridi calanchi, sulla sommità di una collina, ecco che sorge il paese abbandonato dopo una frana nel 1963, che costrinse gli abitanti ad andarsene. Immersi nel silenzio ci sono le testimonianze dello splendore medievale e rinascimentale, tra le rovine di edifici signorili, la chiesa madre e la Torre normanna che svetta in cima allo sperone di roccia. Per la visita si paga un biglietto di ingresso.
Celleno, Lazio

Perché andare a Celleno? I motivi sono due: le sue ciliegie, tanto da essere definito “la città delle ciliegie”, prodotto tipico da secoli che si festeggia a giugno, e Celleno Antica, ovvero il borgo abbandonato nel 1855 a causa di un terremoto e che sorge su uno spettacolare sperone di tufo, dove a dominare dell’alto è il Castello Orsini.
Ci troviamo nella splendida e misteriosa Tuscia, in provincia di Viterbo, non distanti da Civita di Bagnoregio: le origini dell’insediamento sono etrusche, ma quello che si ammira adesso è il suo impianto medievale, con la piazza centrale su cui si affacciano gli edifici principali, tra chiese e palazzi. Leggenda vuole che il nome derivi da Celene, una delle arpie con cui entrò in contatto Enea quando arrivò sul suolo italico dopo la fuga da Troia: proprio questa figura mitologica è diventata lo stemma del paese, celebrata con eventi tra musica e folklore in estate.
Monterano, Lazio

Restiamo nella Tuscia, dove non può mancare una visita alla città fantasma di Monterano, posizionata in un luogo davvero magico all’interno della Riserva Naturale Regionale Monterano, a una ventina di chilometri da Bracciano e dall’omonimo lago, meta di piacevoli trekking da fare in giornata.
Si parte dalle Cascate della Diosilla per raggiungere l’antico abitato di Monterano, che sorprende per le sue eleganti e maestose rovine barocche attribuite al celebre architetto e scultore Gian Lorenzo Bernini e il possente acquedotto in pietra del XVII con arcate alte 9 metri. Uno scenario da film che, infatti, ha visto set di pellicole famose come Ben Hur e Il marchese del Grillo.
San Severino di Centola, Campania

Esplorando le meraviglie del Cilento, tra spiagge, borghi, resti archeologici, natura e buon cibo, sulla strada che va verso la rinomata Palinuro ti potrai imbattere in un tranquillo borgo medievale che si è spopolato definitivamente negli anni ‘70, con gli abitanti scesi a valle per trovare condizioni di vita migliori (tra cui anche, semplicemente, acqua corrente ed elettricità).
Fondato tra il X e l’XI secolo, San Severino è considerato un piccolo gioiellino storico e culturale: ci sono il castello, il palazzo baronale, la torre longobarda, le chiese che fanno fare un tuffo nel passato, ma anche il Museo dell’Emigrante Cilentano, che racconta una realtà più recente, quella dei cilentani che tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 salparono alla volta delle miniere di carbone della Pennsylvania.
Roghudi Vecchio, Calabria

In fatto di piccoli borghi dell’entroterra collocati in luoghi impervi la Calabria è una regione che dà grandi soddisfazioni al viaggiatore curioso. Uno dei più conosciuti è senza dubbio Pentedattilo, tra i paesi di minoranza etnolinguistica grecanica famoso non solo per essere stato abbandonato e recuperato – ora è un albergo diffuso – ma anche per la forma della roccia dove sorge, che ricorda una mano (si dice sia quella del Diavolo).
Sempre in quest’area compare però il non meno affascinante Roghudi, disabitato dal 1973 per via di una serie di alluvioni che lo hanno reso inagibile. Un villaggio enigmatico, con le case arroccate l’una sull’altra e affacciate su dirupi mozzafiato, dove le leggende popolari non mancano, come quella delle voci di quei bambini scivolati nel vuoto e che ancora oggi si sentirebbero tra le vie. Ti suggeriamo di andare alla sua scoperta con scarpe adatte, percorrendo un trekking tra le bellezze dell’Aspromonte e le sua civiltà contadine.
Savogno, Lombardia

Per gli amanti dei borghi fantasmi, il nome che si associa alla Lombardia è quello di Consonno, paesino agricolo del lecchese che diventò negli anni ‘60 per volere del Conte Mario Bagno, eccentrico industriale, la Las Vegas della Brianza, e poi cadde in uno stato di abbandono e degrado, in parte recuperato da associazioni grazie a iniziative ed eventi. Nel 2025 la proprietà ha bloccato l’organizzazione di manifestazioni, con possibili restrizioni alle visite, quindi anche una gita potrebbe rivelarsi una delusione.
Ti proponiamo, però, una soluzione: la “sfida” di andare in quel di Savogno, in provincia di Sondrio, a quasi mille metri di altezza dove le auto sono bandite e dal 1968 gli abitanti sono andati via, tranne uno. Per tuffarsi nel medioevo, tra loggiati di legno e mura in pietra, bisogna fare un po’ di fatica, salendo una mulattiera composta da quasi 3000 gradini, tra gli antichi terrazzamenti che un tempo ospitavano vigneti e le cascate dell’Acquafraggia, una delle più belle attrazioni naturalistiche della Valchiavenna.
Toiano, Toscana

Frazione del comune di Palaia, in provincia di Pisa, ecco Toiano, volto di una Toscana bucolica, lontana dai grandi centri, ma anche inquietante, dove le sinuose colline fanno da sfondo a un delitto irrisolto. Insomma, una destinazione che potrebbe piacere agli amanti di cold case e true crime, visto che la località, progressivamente lasciata dagli abitanti negli anni ’60 per lavorare nell’industria manifatturiera che si stava sviluppando e adesso composta da una via centrale solitaria dove si affacciano case in rovina, è stata teatro nel 1947 dell’omicidio di una giovane donna, appena ventenne, che si chiamava Elvira Orlandini – la bella Elvira, com’è chiamata nella narrazione popolare – trovata morta nel bosco adiacente. Venne accusato il fidanzato, Ugo Ancillotti, che invece fu dichiarato innocente e il colpevole non fu mai identificato.
Gairo Vecchio, Sardegna

Concludiamo il tour nel cuore dell’Ogliastra, in quello che è considerato il borgo fantasma più famoso della Sardegna. Immagini diverse da quelle da cartolina che ispirano i turisti per prenotare una vacanza isolana, che hanno però un fascino unico.
Dopo smottamenti, frane e una alluvione devastante del 1951, il paese situato sul pendio destro del monte Trunconi non è più sicuro e deve essere ricostruito altrove: non lo si fa in un solo luogo – non c’era l’accordo su un posto specifico – ma lo si divide in tre, ed è per questo che ora sulla mappa trovi Gairo Sant’Elena, Gairo Taquisara e Gairo Cardeddu. Il borgo abbandonato è ciò che resta dell’originale, ovvero Gairo Vecchio, tra scalinate ed edifici diroccati dove si distinguono facciate blu e rosa, scolorite dal tempo.








