La gastronomia italiana è celebre in tutto il mondo per diversi motivi. Innanzitutto, il nostro Paese ha una lunga storia culinaria che si riflette nella diversità e nella ricchezza dei suoi numerosi piatti. Ogni regione ha le sue specialità ed ingredienti distintivi, che vanno dalla pasta fresca all’olio d’oliva, dai formaggi pregiati al pesce fresco, senza dimenticare i piatti a base di carne, le prelibatezze a base di verdure, le delizie dolciarie e i prodotti della panificazione che non possono mai mancare sulla tavola di ogni famiglia. Nei grandi ristoranti, grazie al sapiente lavoro di rinomati chef, sapori e profumi della tradizione sono spesso reinterpretati in piatti innovativi e raffinati: tuttavia il modo migliore per apprezzare la vera essenza della cucina del Belpaese è visitare i piccoli paesi dove si possono gustare le specialità locali più genuine e autentiche. I borghi da gustare sono numerosi e sparsi in ogni angolo del territorio.

Borghi da gustare: un viaggio alla scoperta delle tipicità locali

Si racconta che negli ultimi anni della sua vita Elsa Morante chiedeva a tutti quale fosse la frase più vera, quella capace di esprimere il sentimento d’amore più sincero. Amici e famigliari della scrittrice, nel tentativo di rispondere alla domanda, usarono parole ricercate, profonde e molto romantiche, capaci di rappresentare il più puro dei sentimenti. Lei le rifiutò tutte, affermando che l’unica frase d’amore sincera è: «Hai mangiato?».

Queste parole rispecchiano alla perfezione l’importanza del cibo nella storia italiana che, al di là del suo valore nutrizionale, è una forma di espressione culturale, un mezzo di condivisione e un’arte che riflette le tradizioni e l’identità dei luoghi che compongono la variegata geografia del Belpaese. A  tal proposito, visitare i borghi da gustare è un’opportunità unica per conoscere la storia e le tradizioni di ogni regione che rappresentano l’anima del nostro Paese.

I borghi italiani offrono un’esperienza gastronomica unica e affascinante che attrae i visitatori da tutto il mondo. Qui si può assaporare la vera cucina tradizionale, quella basata su ricette che sono tramandate da generazioni e che racchiudono tra aromi intensi e gusti autentici tutta la storia e la cultura del luogo. I piatti tipici, preparati con ingredienti locali, freschi, genuini e di stagione, sono una vera esplosione di sapori che conquistano il palato e catturano i sensi.

Insomma, i borghi sono il punto di partenza ideale per un viaggio alla scoperta dei sapori della vera cucina italiana, quelli che difficilmente puoi trovare nei ristoranti che affollano le grandi città. Come se non bastasse sono spesso immersi in scenari pittoreschi, tra colline, montagne o vicino al mare, e questo ti consente di godere di un pasto delizioso in un ambiente suggestivo, capace di aggiungere un tocco magico alla tua esperienza.

Prima di scoprire quali sono i borghi dove puoi gustare i piatti migliori, è importante sottolineare che la nostra lista non è certo esaustiva! Il Belpaese è ricchissimo di borghi dove la cucina è una vera e propria arte e dove si possono gustare piatti indimenticabili. Ma raccontarli tutti in un solo articolo, dando ad ognuno la giusta importanza, è praticamente impossibile. Abbiamo, quindi, scelto i paesi che, a nostro avviso, devi visitare almeno una volta nella vita per assaggiare i piatti tipici delle loro regioni e vivere un’esperienza culinaria autentica.

Borgo di Garessio, Piemonte

Borghi enogastronomici d'Italia: Garessio

Cominciamo da uno dei borghi più belli d’Italia in Piemonte, ovvero Garessio, piccolo comune nella provincia di Cuneo, il cui nome deriverebbe o dal provenzale ilex, che significa “quercia” o, secondo un’altra ipotesi, da garricus, “terreno incolto”, con la presenza di un suffisso che indicherebbe “luogo di passaggio“.
La “Perla delle Alpi Marittime” sorge al confine tra Piemonte e Liguria costituendo un ottimo punto di partenza per decine di sentieri naturalistici, dai monti al mare, tra cui il “percorso rosso” da Garessio al Castello di Casotto e il “percorso blu” che da Garessio conduce a Ceriale. Ci troviamo nel borgo in cui il passaggio dei Saraceni è testimoniato da una ricetta che ancora oggi è un must del luogo: la polenta saracena, condita con un particolare sugo a base di porri. È preparata nel modo tradizionale con prodotti locali quali patate e farina di grano saraceno, e servita con sugo di panna, funghi e, appunto, porri.
Meritano una menzione speciale anche i piatti a base di castagne e i garessini, dolci a base di nocciole e cacao simili alle meringhe.
Naturalmente, la cucina del luogo non è l’unica attrazione: nel borgo, infatti, non mancano luoghi e monumenti di interesse culturale e storico, come la Chiesa di Santa Maria Extra Moenia, la più antica di Garessio, l’imponente Chiesa Parrocchiale di Maria Vergine Assunta, la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, nella frazione di Borgo Ponte, e la Torre dei Saraceni nella frazione di Barchi.

Borgo di Badalucco, Liguria

Borghi enogastronomici d'Italia: Badalucco

Dal Piemonte passiamo alla Liguria, dove troviamo Badalucco, nella provincia di Imperia, comune di origini medievali, situato nella media valle Argentina, tra le 7 new entry tra i borghi più belli d’Italia”.
Il nome di questo paesino dell’entroterra ligure, immerso in uno scenario formato dai terrazzamenti coltivati ad uliveti sostituiti, verso l’alto, dai boschi e dai pascoli che ricoprono il monte Faudo, deriverebbe da bella duco, e racconta di un popolo ligure combattivo che intorno al 181 a.C. si scontrò con i Romani in una dura battaglia per il controllo della zona.
La specialità del borgo – che ricordiamo fa parte anche dell’Associazione Paesi Dipinti – è lo stoccafissu au Baücogna, un piatto a base di merluzzo essiccato che ancora oggi viene cucinato secondo un’antica ricetta locale, tra i cui ingredienti spiccano pinoli, noci, nocciole, olive e amaretti. Ma perché un pesce nordico come lo stoccafisso è diventato il piatto simbolo di un paese della Liguria? La risposta è piuttosto semplice: un tempo, il prodotto arrivava direttamente via mare sino a Porto Maurizio. Da qui veniva caricato dai mulattieri e portato a Badalucco, che in passato era il centro mercantile di tutta la media Valle Argentina. Ricco di proteine e facile da conservare, lo stoccafisso era il piatto principale che i priori delle confraternite offrivano alla popolazione alla fine del loro mandato. Inoltre, andando ancora più indietro nel tempo, la leggenda narra che grazie alle abbondanti scorte di questo pesce, gli abitanti di Badalucco riuscirono a resistere all’assedio dei Saraceni.
Allo stoccafisso i badalucchesi hanno persino dedicato una grande festa, il Festival dello Stoccafisso alla Badalucchese, che si svolge ogni anno la terza domenica di settembre.
Anche in questo borgo, oltre al piatto tipico, non mancano attrazioni storiche e artistiche da visitare, come la Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e San Giorgio, costruita in stile barocco, proprio come la Chiesa Nostra Signora della Misericordia.

Borgo di Certaldo, Toscana

Borghi enogastronomici d'Italia: Certaldo

Lasciamo la Liguria per la Toscana e ci spostiamo nel pittoresco borgo di Certaldo, comune della città metropolitana di Firenze, noto per essere il luogo dove nel dicembre del 1375 morì il poeta e scrittore Giovanni Boccaccio che, secondo alcuni storici, qui sarebbe anche nato.
Situato al centro della Val d’Elsa, Certaldo è un borgo di origini etrusco-romane e il suo nome deriverebbe da un composto di cerretum (“bosco di cerri“), passato a cert-, mentre sulla seconda parte del toponimo gli studiosi sono ancora divisi e le ipotesi sono diverse.
Regina della cucina di questo gioiello toscano è la cipolla, presidio Slow Food, dal gusto dolce e sapido. Ne esistono due tipologie: la “statina“, per il consumo fresco, raccolta in primavera-estate e la “vernina“, raccolta a fine estate, che può essere conservata. Il colore è rosso chiaro violaceo. È questa seconda varietà che viene usata per la preparazione della zuppa carabaccia, servita con crostini di pane tostato e formaggio leggermente fuso. Si narra che la ricetta di questa zuppa sia arrivata persino alla corte di Francia: sembra che Caterina de’ Medici, pronipote di Lorenzo dei Medici, detto Il Magnifico, abbia portato con sé, a Parigi, la ricetta del piatto quando nel 1533 andò in sposa a Enrico II. Qui la zuppa carabaccia prese il nome di soupe d’oignons.
Oltre a questa prelibatezza, il borgo è anche una destinazione ideale per chi ama unire il gusto del buon cibo alla cultura. Certaldo, infatti, ospita numerosi edifici di interesse storico, culturale e artistico, tra cui la Chiesa dei SS. Michele e Jacopo, dove sono custodite le spoglie del novelliere, la Chiesa di San Tommaso, che conserva il Crocifisso risalente al XIV secolo, il Palazzo Pretorio, il monumento più rappresentativo di Certaldo, la Casa di Boccaccio, oggi museo dedicato al grande letterato del Trecento, e il singolare Museo del Chiodo, che raccoglie chiodi di tutte le fogge, di tutte le epoche e per tutti gli usi.

Borgo di Navelli, Abruzzo

Borghi enogastronomici d'Italia: Navelli

Di origine medievale, Navelli è uno dei borghi più belli d’Italia in Abruzzo, situato all’estremità sud-orientale del massiccio del Gran Sasso d’Italia, su di un colle, in posizione dominante sull’omonimo altopiano.
L’origine del toponimo è avvolta dal mistero e le ipotesi che si fanno sono diverse: una di queste vuole che il nome derivi da nava, cioè “conca”, “affossamento”, dalla depressione del terreno in cui si trovava il primo insediamento. Secondo la tradizione popolare, invece, il nome deriverebbe da Novelli, che indica l’unione in un unico castello di nove ville, diventato in seguito Navelli, dopo la partecipazione degli abitanti alle Crociate in Terra Santa, come ricorda anche lo stemma del paese.
Ci troviamo in una terra dell’oro rosso, vale a dire lo zafferano dell’Aquila DOP, che qui cresce sano e puro grazie alla qualità del terreno, al clima mite e alle cure dei contadini locali. Lo zafferano, insieme ai ceci, è l’ingrediente base della cucina del territorio e tra i piatti che devi assolutamente provare se visiti il borgo ci sono gli gnocchetti e ceci, le sagnette e ceci, il risotto allo zafferano e le costatine d’agnello allo zafferano. Una menzione speciale la meritano anche i dolci, in particolare i cauciunitti (ai ceci o alle mandorle) e i nocci interrati (mandorle con lo zucchero).
Non solo cibo, però, a Navelli: il borgo vanta anche un interessante patrimonio storico e artistico, che include, solo per citare alcuni dei luoghi più significativi, la Chiesa della Madonna del Rosario, in stile barocco, situata nei pressi di piazza Municipio, la Chiesa Parrocchiale di San Sebastiano, in stile tardo-barocco e con sfumature neoclassiche, il seicentesco Palazzo Santucci e Palazzo Onofri, risalente al 1498 e annesso ad una delle cinque porte di accesso al paese.
Il borgo di Navelli, inoltre, è considerato la “porta dei parchi”, trovandosi all’incrocio del Parco nazionale del Gran Sasso-Monti della Laga con il Parco regionale del Sirente-Velino.

Borgo di Scapoli, Molise

Borghi enogastronomici d'Italia: Scapoli

Nella piccola ma incantevole regione Molise sorge il borgo di Scapoli, comune della provincia di Isernia, le cui origini risalirebbero al IX secolo, stando ad alcuni testi come il Chronicon Vulturnense,  redatto intorno al 1130 da un monaco dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno di nome Giovanni.
Il nome del borgo potrebbe provenire dalla parola latina scopulus, cioè “guglia“, o da scopulae, che significa versante del monte.
Prima di parlare di cucina, è doveroso ricordare che Scapoli è noto come “Capitale della Zampogna“: il borgo, infatti, è uno dei pochi paesi in tutta Italia dove non solo vive ancora la tradizione di suonare questo particolare strumento, ma ci sono ancora oggi artigiani che lo costruiscono a mano e tramandano di generazione in generazione la conoscenza di come farlo. Nel paese si trova anche il Museo Internazionale della Zampogna “P. Vecchione”, che non puoi non visitare perché ti permette di ammirare da vicino esemplari provenienti da ogni parte del mondo e prodotti in varie epoche. Il museo custodisce un patrimonio culturale di immenso valore e puoi raggiungerlo facilmente a piedi dalla piazza principale di Scapoli, seguendo il “Cammino di Ronda”, una passeggiata lungo il perimetro della fortificazione longobarda che avvolge come in un abbraccio il centro storico, incastonato nel magnifico scenario delle Mainarde molisane e con una veduta eccezionale sulla Valle del Volturno.
Veniamo ora alla parte più golosa, quella della cucina: il piatto tipico del borgo di Scapoli sono i ravioli alla scapolese che su proposta della Regione Molise, hanno avuto il riconoscimento ministeriale di tipicità. Il raviolo alla scapolese è un raviolo di grosse dimensioni con un particolare ripieno dal gusto molto deciso e dal sapore intenso. Il ripieno è a base di salsiccia secca, pancetta magra e guanciale, bietola selvatica, patate, uova e parmigiano. Una volta pronti vengono conditi con sugo di carne e serviti con una spolverata di formaggio. A questa prelibatezza è dedicata la Sagra dei Ravioli che viene organizzata la domenica precedente il martedì grasso.

Borgo di Cetara, Campania

Borghi enogastronomici d'Italia: Cetara

È praticamente impossibile parlare di cucina italiana e non citare la Campania, regno di alcuni dei piatti più conosciuti e amati al mondo come la pizza, la pasta alla genovese e la mozzarella di bufala.
In questo panorama di eccellenze culinarie si inserisce anche il piccolo borgo di Cetara, in provincia di Salerno, il cui territorio è Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco poiché fa parte della Costiera amalfitana.
Il borgo è sempre stato un paese di pescatori, quindi non è certo un caso se il suo nome deriva dal latino Cetaria, tonnara, o da cetari, venditori di pesci grossi. Il profondo rapporto che lega gli abitanti di Cetara al mare si riflette anche nella loro cucina, che è basata soprattutto su ricette in cui il pesce, in particolare tonno e alici, è l’ingrediente principale. Proprio le alici sono le regine della tradizione gastronomica di Cetara: con la colatura di alici, infatti, si prepara uno dei piatti più famosi e ricercati del borgo. Stiamo parlando degli spaghetti con la colatura di alici: un’esplosione di sapori del mare che conquista il palato di chiunque assaggi questo piatto. La colatura – ottenuta attraverso un procedimento di maturazione delle alici in una soluzione satura di acqua e sale – non è altro che una salsa liquida e trasparente, dal colore ambrato, le cui origini risalgono addirittura ai Romani, che producevano una salsa molto simile chiamata garum.
Un altro prodotto di grande qualità che non puoi certo perdere se visiti Cetara è il cuòppo, vale a dire un cartoccio contenente pesce preparato e fritto in vari modi, soprattutto alici e pesce di paranza.
Il borgo è la destinazione perfetta per una vacanza all’insegna del buon cibo e del relax, ma non mancano anche attrazioni culturali come la Chiesa e convento di San Francesco, del XVII secolo, la cui cupola dell’unica navata esistente fu affrescata dal pittore Marco Benincasa, e la Chiesa di San Pietro Apostolo, dall’interno barocco e con la cupola maiolicata e il campanile duecentesco a bifore.

Borgo di Cisternino, Puglia

Borghi enogastronomici d'Italia: Cisternino

In una regione famosa per la sua cucina poteva forse mancare un borgo da gustare? Certo che no! Il borgo di Cisternino, tra i borghi più belli d’Italia in Puglia, si trova in provincia di Brindisi e si affaccia sulla Valle d’Itria, nella cosiddetta Murgia dei trulli.
Immerso in un paesaggio che lascia senza fiato, tra vigneti, oliveti e alberi da frutto, il territorio si caratterizza per la presenza delle tipiche masseriepensa che le più antiche risalgono ai secoli XV-XVI – e per i famosi trulli, le particolari costruzioni a secco con la cupola a forma di cono rivestita di lastre di pietra. La leggenda narra che il nome del paese deriverebbe dall’eroe eponimo Sturnio, compagno di Diomede, che invece avrebbe fondato Brindisi. Scampato alla guerra di Troia, Sturnio avrebbe fondato una città che i Romani hanno poi chiamato Sturninum. Forse distrutto nel 216 a.C. l’abitato rifiorì nel VIII secolo, quando un gruppo di monaci basiliani, profughi dell’Oriente, edificarono sulle rovine dell’antico centro una badia di rito greco che chiamarono San Nicolò cis-Sturninum, proprio dove oggi sorge la Chiesa madre di San Nicola.
Dopo aver passeggiato tra le stradine del borgo, godendo di panorami mozzafiato che si possono ammirare dal belvedere dei giardini pubblici, è il momento di sedersi a tavola e gustare i piatti della tradizione pugliese, ma soprattutto le gustose bombette di Cisternino, degli involtini di carne fresca di maiale con un ripieno a base di caciocavallo podolico e pancetta. Cotti alla brace, questi involtini sono proposti in diverse varianti che includono, ad esempio, salumi, pomodori secchi, funghi o stracchino. Le bombette di Cisternino puoi mangiarle in qualsiasi osteria del centro storico, ognuna legata a una delle tante macellerie del borgo che preparano sul momento questo piatto delizioso e dal sapore unico. Ti consigliamo di provare anche il semplice ma saporito purè di fave e i tipici gnummareddi, involtini di interiora, accompagnati da un buon calice di vino locale.

Borgo di Castelsardo, Sardegna

Borghi enogastronomici d'Italia: Castelsardo

Anche le isole non sono da meno quando si parla di paesi dove si può assaggiare la migliore cucina locale. Uno di questi è sicuramente Castelsardo, tra i borghi più belli d’Italia in Sardegna, che sorge su un promontorio dell’Anglona, al centro del golfo dell’Asinara.
Il borgo è stato fondato nel lontano 1102 dalla famiglia ligure dei Doria col nome di Castel Genovese, ma fu ribattezzato dagli Spagnoli, nel 1148, Castell’Aragonese e, infine, Castelsardo nel 1769 dai governanti sabaudi.
Le pietanze che raccontano la storia del borgo sono un trionfo di piatti di pesce: astici, granseole, triglie, zerri, pesci San Pietro, ricci e frutti di mare. Ma uno in particolare è quello che ti conquisterà al primo assaggio e non potrai dimenticare così facilmente: l’aragosta alla castellanese, preparata secondo la ricetta originale, uno dei piatti più rappresentati di questo angolo incontaminato della provincia di Sassari, lungo la costa nord della Sardegna. La preparazione dell’aragosta alla castellanese parte dal soffritto a base di olio, aglio, cipolla e prezzemolo, a cui viene poi aggiunto il sugo di pomodoro e un pizzico di peperoncino e limone. In seguito si procede con unire le uova dell’aragosta e la parte scura della testa, si fa bollire l’aragosta in acqua poco salata e si condisce con il sugo preparato.
Un altro piatto che vogliamo consigliarti è la zuppa di pesce alla castellanese, conosciuta anche come Sa Cassola, che viene preparata lasciando sciogliere lentamente nel brodo pezzi di pesce. Questi vengono cotti lentamente in un soffritto di cipolla, aglio, pomodoro fresco e peperoncino fino ad ottenere la golosa zuppa che ti farà letteralmente leccare i baffi.
In questo borgo sardo avvolto dal profumo del mare e incastonato in un paesaggio mozzafiato, non mancano anche luoghi di interesse storico e culturale, come la concattedrale di Sant’Antonio Abate, che presenta un mix di elementi del gotico catalano e del classicismo rinascimentale, ed è dotata di un campanile con meravigliose maioliche colorate, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, al cui interno è conservato il Cristo nero,  la roccia dell’Elefante, un grosso masso di color ruggine a forma di pachiderma seduto, risultato di un’erosione naturale, e il sito archeologico muraglia di Monte Ossoni e la torre di Frigiano.

Scopri i Borghi più belli d'Italia!
Leggi le guide di Moveo