Sarà vero che “meglio pochi ma buoni”? I residenti dei borghi meno abitati d’Italia sapranno sicuramente darci una risposta! In Italia ci sono circa cento piccoli centri in cui vivono dai 30 ai 119 residenti, gli ultimi custodi di tesori nascosti dalla bellezza struggente e inaspettata. In questa guida ti portiamo alla scoperta dei borghi con meno abitanti in Italia.

Esistono luoghi abitati da una manciata di persone che si conoscono tra loro e che vivono in borghi nascosti su vallate sconfinate, in mezzo a un senso di pace che le nostre metropoli frenetiche ci hanno fatto dimenticare. È l’Italia dei campanili, quella più autentica e tenace, a sopravvivere in questi microcosmi meravigliosi.
Secondo i dati demografici Istat (aggiornati al 31 marzo 2025), i dieci comuni con meno residenti nel nostro Paese – quasi tutti concentrati tra le montagne di Piemonte e Lombardia – contano una popolazione che varia dai 30 ai 52 abitanti, con alcuni pari merito. Numeri che possono sembrare incredibilmente piccoli, quasi irreali, ma che racchiudono storie di resilienza, di forte legame con il territorio e un patrimonio culturale e naturale di inestimabile valore. In questo articolo ti porteremo a conoscerli per farti scoprire che la vera ricchezza, a volte, si nasconde proprio dove sono rimasti in pochi a custodirla.

La bellezza dei borghi meno abitati in Italia

Vivere in un borgo con meno di cento anime è una scelta coraggiosa, un atto d’amore verso le proprie radici. Lo spopolamento delle aree interne e montane è una sfida che l’Italia affronta da decenni, ma questi piccoli comuni sono la prova che resistere è possibile. Le difficoltà non mancano: i servizi essenziali sono spesso distanti, le opportunità lavorative scarseggiano e l’inverno può portare a un isolamento quasi totale. Eppure proprio da queste sfide nascono soluzioni creative e un senso di comunità che altrove si è perso. Molti di questi borghi sopravvivono grazie al turismo lento ed etico, attirando quei viaggiatori che cercano mete alternative, silenzio e contatto con la natura. Altri hanno puntato sulla valorizzazione dei prodotti tipici, trasformando le proprie tradizioni in eccellenze gastronomiche.

Queste piccole comunità resilienti sono un esempio di come si possa contrastare l’abbandono, un fenomeno che in alcuni casi ha dato vita alle storie incredibili di recupero e valorizzazione dei borghi rinati.

Visitare i comuni meno popolati d’Italia non è solo un’esperienza, ma anche un modo per supportare queste comunità, per ascoltare le loro storie e per riscoprire un’Italia diversa, preziosa e incredibilmente affascinante. Un viaggio che ti cambierà prospettiva, mostrandoti che anche in un pugno di case può essere custodito un intero universo di bellezza.

Morterone (Lecco): 30 abitanti

Incastonato alle pendici del Monte Resegone, in provincia di Lecco, Morterone è ufficialmente il comune meno popolato d’Italia. Già arrivarci è parte dell’avventura: una strada panoramica si inerpica tra i boschi e tra gli scorci mozzafiato della Valsassina.
Con i suoi 30 abitanti, Morterone non è un paese nel senso classico del termine, ma un insieme di case sparse in una conca verdissima. Qui non troverai negozi, bar o piazze affollate: in effetti c’è un unico bar-ristorante. Troverai silenzio, aria pura e una rete di sentieri che si diramano verso alpeggi e vette, paradiso per escursionisti e amanti della mountain bike. L’attrazione principale è il paesaggio stesso, un anfiteatro naturale che invita alla contemplazione e al relax. Da non perdere è il Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto, un’iniziativa nata dalla volontà di un’associazione locale, che ha disseminato opere d’arte nel paesaggio, in un dialogo suggestivo tra creatività umana e natura. La cucina locale è quella tipica montana, semplice e genuina, basata su formaggi d’alpeggio, polenta e salumi. Una visita a Morterone è un detox totale dalla frenesia quotidiana, un’immersione in un mondo dove la vera protagonista è la maestosità delle Alpi Orobie.

Pedesina (Sondrio): 37 abitanti

Pedesina, Sondrio

Saliamo di poco con il numero di abitanti – 37 – e ci spostiamo in Valtellina, in provincia di Sondrio, per scoprire Pedesina. Piccolo gioiello di architettura rurale alpina, sul versante orobico della valle, a oltre 1.000 metri di altitudine, Pedesina è un borgo compatto, un groviglio di case in pietra e legno, tetti in ardesia e stradine strette che si aprono su una vista spettacolare delle Alpi Retiche.
Il centro del paese è dominato dalla Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano, un piccolo edificio sacro che custodisce la memoria della comunità. Passeggiando nel borgo noterai le tipiche costruzioni contadine in un’atmosfera di quiete assoluta. Gli amanti del trekking possono avventurarsi lungo la storica Via Priula, una via di comunicazione realizzata nel 1593 che collegava Bergamo alla Valtellina, o possono esplorare i sentieri che portano agli alpeggi circostanti.
A tavola, Pedesina offre le eccellenze della Valtellina: dai pizzoccheri ai formaggi, come il Bitto e il Casera, accompagnati da un buon bicchiere di vino Sforzato o Inferno. Un soggiorno qui è un’occasione per riscoprire i ritmi lenti della montagna e l’accoglienza calorosa di una comunità che ha saputo preservare la propria identità.

Briga Alta (Cuneo): 40 abitanti

Briga Alta, Cuneo

Benvenuto nel comune più occidentale del Piemonte, al confine con la Liguria e la Francia. Briga Alta, in provincia di Cuneo, è un comune sparso composto da tre frazioni (Piaggia, Upega e Carnino), che insieme raggiungono i 40 abitanti. Siamo nel cuore delle Alpi Liguri, in un territorio selvaggio e maestoso, dominato dal Massiccio del Marguareis e attraversato dall’Alta Via del Sale, un’ex strada militare completamente bianca che collega le montagne al mare.
Questo è un luogo per veri avventurieri e amanti della natura. Le frazioni conservano il fascino dei borghi alpini di un tempo, con le case in pietra addossate le une alle altre. Il territorio fa parte del Parco Naturale del Marguareis, un’area protetta con una straordinaria biodiversità e ricca di paesaggi carsici, con grotte, doline e canyon. È il regno del trekking, dell’alpinismo e, in inverno, dello sci alpinismo. Da non perdere una visita al Bosco delle Navette, una magnifica foresta di abeti bianchi e larici, un tempo utilizzata dalla Repubblica di Genova per ricavare il legname per le proprie navi. La cucina locale è un interessante mix di influenze piemontesi, liguri e provenzali. Assaggia la cucina bianca, basata su ingredienti semplici come patate, porri, latticini e farina, da cui nascono piatti unici come i tren, squisiti gnocchetti conditi con panna e porri.

Macra (Cuneo): 41 abitanti

Restiamo in provincia di Cuneo, ma ci spostiamo nella splendida Valle Maira, una delle valli più autentiche e meno contaminate dal turismo di massa dell’arco alpino. Qui sorge Macra, un piccolo comune di 41 abitanti che è la porta d’accesso a un mondo di sentieri, cultura occitana e tradizioni secolari.
Macra è il punto di partenza ideale per esplorare il Sentiero dei Ciclamini e per immergersi nella storia degli anchoiers, i venditori ambulanti di acciughe che partivano da queste valli per commerciare in tutto il nord Italia.
Il borgo stesso è un piccolo capolavoro di architettura montana, con la chiesa parrocchiale e le cappelle affrescate sparse nelle varie borgate. Ma è la natura circostante a lasciare senza fiato. La Val Maira è amatissima per le escursioni estive, con una rete di sentieri, i Percorsi Occitani, che si snodano per chilometri tra boschi, alpeggi e borgate abbandonate.
In località Celle di Macra puoi visitare l’interessante Museo Sèles degli Acciugai e dei Mestieri Itineranti, che racconta la dura vita di un tempo durante i rigidi inverni montani. La gastronomia è un trionfo di sapori occitani: prova le torte di verdure e i salumi locali.

Ingria (Torino): 42 abitanti

Ingria è un piccolo comune di 42 abitanti nella Val Soana, una delle valli del Parco Nazionale del Gran Paradiso, in provincia di Torino. È un mosaico di piccole frazioni sparse su un pendio soleggiato, collegate da mulattiere storiche. Il centro del borgo è un dedalo di vicoli, case in pietra con i caratteristici tetti in lose (le lastre di pietra) e balconi fioriti che creano un’atmosfera da cartolina.
Il ponte in pietra all’ingresso del paese, la Chiesa parrocchiale di San Giacomo e i numerosi piloni votivi che punteggiano il territorio sono solo alcune delle attrazioni.
La vera magia di Ingria sta nel perdersi tra le sue borgate, alla scoperta di angoli nascosti, forni comunitari e scorci panoramici sulla valle. Trovandosi nel Parco del Gran Paradiso, le opportunità per gli amanti della natura sono infinite: escursioni di ogni livello di difficoltà, possibilità di avvistare la fauna selvatica (stambecchi, camosci, marmotte e aquile reali) e percorsi per mountain bike. La tradizione qui è ancora molto sentita e non è raro imbattersi in una delle numerose feste di paese dove si ballano le danze tradizionali franco-provenzali. Ingria è la dimostrazione che la bellezza può resistere allo scorrere del tempo, custodita gelosamente da una piccola ma orgogliosa comunità. La cucina è quella robusta di montagna: polenta concia, zuppe di legumi e cereali, e formaggi locali.

Ribordone (Torino): 46 abitanti

Ribordone, Torino

Restiamo nel versante piemontese del Parco Nazionale del Gran Paradiso. Ribordone è un comune sparso la cui vita ruota attorno a uno dei luoghi di fede più importanti del Piemonte: il Santuario della Madonna di Prascondù. Immerso in una conca a 1.321 metri di altitudine, il santuario è un complesso maestoso che da secoli attira pellegrini e visitatori. La leggenda narra dell’apparizione della Madonna a un giovane pastore sordomuto, che riacquistò la parola. Annesso al santuario, c’è un interessante Museo della Religiosità Popolare, che raccoglie ex-voto e oggetti che testimoniano la profonda devozione della gente di montagna. È una meta spirituale e naturalistica, dove il silenzio delle vette aiuta a ritrovare sé stessi. Il luogo è di una bellezza commovente, circondato da boschi di larici e con una vista spettacolare sulle montagne.

Rocca de’ Giorgi (Pavia): 46 abitanti

Rocca de' Giorgi, Pavia

Nell’Oltrepò Pavese, terra di vini e dolci colline, sorge Rocca de’ Giorgi. Questo piccolo borgo è un balcone panoramico sulla Val Schizzola, famoso per l’imponente castello medievale e per essere una delle capitali del Pinot Nero. La vita qui scorre lenta, tra i vigneti che disegnano geometrie perfette sui pendii e il silenzio di un paesaggio che invita alla pace.
Il castello, appartenuto alla famiglia Giorgi di Vistarino, sovrasta il paese e, sebbene privato, la sua mole conferisce al borgo un’aria nobile e antica. Rocca de’ Giorgi è decisamente una meta per un viaggio gourmet: la vera esperienza da fare qui è infatti enogastronomica. Le cantine locali aprono le loro porte per degustazioni guidate che danno la possibilità di assaggiare vini eccellenti, dal Pinot Nero vinificato in rosso e in bianco, al Bonarda e al Buttafuoco.
È il luogo perfetto per un weekend romantico e rilassante, passeggiando tra i filari e gustando i piatti della tradizione oltrepadana, come gli agnolotti, i salumi (in particolare il salame di Varzi DOP) e i brasati.

Cervatto (Vercelli): 47 abitanti

In Alta Valsesia, nel vercellese, si nasconde un borgo che non ti aspetti. Cervatto, 47 abitanti, è soprannominato “il paese dei manager”: a fine Ottocento molti cervattesi emigrarono in cerca di fortuna, diventando imprenditori e manager di successo in tutta Europa. Tornati in patria, costruirono splendide ville in stile liberty e neogotico, che oggi caratterizzano il paesaggio del borgo, in un incantevole contrasto con le baite in legno e pietra. Un nome per tutti? Borsalino e la sua villa “La Cervattina”.
Passeggiare per Cervatto è come sfogliare un album di famiglia dell’alta borghesia di inizio Novecento. Le ville signorili, con i parchi e i giardini curati, conferiscono al paese un’eleganza inusuale per un borgo alpino. La Chiesa parrocchiale di San Rocco, con l’imponente campanile, domina l’abitato. Da qui partono numerosi sentieri che si inoltrano nel Parco Naturale Alta Valsesia, l’area protetta più alta d’Europa. Si possono raggiungere laghi alpini di un blu intenso, come il Lago della Vecchia, e godere di panorami mozzafiato sul Monte Rosa.

Torresina (Cuneo): 48 abitanti

Torresina è un piccolo borgo adagiato su una collina delle Alte Langhe, in provincia di Cuneo. Lontano dai circuiti più battuti del vino e dei tartufi, questo è un angolo di Langa più rustico e autentico, dove il paesaggio è dominato da boschi, pascoli e campi di nocciole.
Il nome deriva da un’antica torre di avvistamento, di cui oggi restano solo le fondamenta, a testimonianza della sua posizione strategica. La vita a Torresina è semplice, legata ai ritmi dell’agricoltura. Il paese è un ottimo punto di partenza per passeggiate a piedi o in bicicletta, seguendo i sentieri di crinale che offrono viste a 360 gradi sulle Langhe e, nelle giornate limpide, sull’intero arco alpino. È un luogo di pace assoluta, ideale per staccare la spina e gustare i prodotti del territorio: formaggi di pecora, miele e, naturalmente, la Nocciola Piemonte IGP, protagonista di dolci irresistibili.

Moncenisio (Torino): 48 abitanti

Moncenisio, Torino

Siamo nel comune più piccolo del Piemonte per superficie e uno dei più alti d’Europa, situato a oltre 1.400 metri in Val Cenischia, provincia di Torino. Borgo di frontiera, Moncenisio (o Ferrera Cenisio) è l’ultimo avamposto italiano prima del Colle del Moncenisio e della Francia.
Con i suoi 48 abitanti, è un borgo alpino di una bellezza austera e potente, circondato da vette che superano i 3.000 metri. Le case in pietra con i tetti in lose sono un esempio perfetto di architettura alpina sostenibile. In passato era un punto di transito fondamentale per viandanti e merci che attraversavano le Alpi e ancora oggi rientra nella parte piemontese della Via Francigena. È infatti una meta per chi ama la montagna vera, quella senza fronzoli. Da visitare il piccolo Ecomuseo Le Terre al Confine, che racconta la vita di frontiera da un punto di vista etnografico. D’estate è base per escursioni verso il lago artificiale del Moncenisio (in territorio francese) e i forti militari della zona.
La cucina è di sussistenza, con piatti a base di patate, formaggi e selvaggina.

Castelmagno (Cuneo): 50 abitanti

Castelmagno, Cuneo

Il nome evoca immediatamente uno dei formaggi più pregiati e famosi del mondo, ma Castelmagno è molto più di questo. È un comune sparso dell’alta Valle Grana, in provincia di Cuneo, composto da 14 frazioni che arrivano a malapena a 50 abitanti stabili, anche se in estate la popolazione aumenta. Siamo in un territorio di una bellezza selvaggia, dove la cultura occitana è ancora viva e pulsante.
Il cuore spirituale e storico del comune è il Santuario di San Magno, un imponente complesso religioso situato a 1.761 metri di altitudine, da secoli meta di pellegrinaggi. L’edificio, con la cappella gotica affrescata e la maestosa architettura, è un capolavoro incastonato in un anfiteatro di montagne. È innegabile che la vera ricchezza di Castelmagno è il suo omonimo formaggio DOP. Prodotto esclusivamente in questo territorio con latte di vacca e una piccola aggiunta di latte ovino o caprino, il Castelmagno è un’eccellenza che racconta la storia e la fatica degli alpeggi.
È d’obbligo una visita a un produttore locale per scoprire i segreti della sua lavorazione e per assaggiarlo nelle sue diverse stagionature. Numerosi sentieri, come il percorso escursionistico Lou Viage, permettono di esplorare la valle, tra borgate disabitate, pascoli e panorami indimenticabili.

Bergolo (Cuneo): 52 abitanti

Torniamo in provincia di Cuneo per scoprire Bergolo, il “Borgo di Pietra“. Questo minuscolo paese, adagiato su un crinale, è interamente costruito con la locale pietra arenaria e con un’unica strada ad attraversarlo. Negli ultimi decenni il borgo ha intrapreso un percorso di valorizzazione artistica e culturale fino a ottenere la Bandiera Arancione del Touring Club ed è oggi una galleria d’arte a cielo aperto. Passeggiando per il borgo si possono ammirare murales, installazioni e sculture create da artisti contemporanei. La Cavea, il “teatro della pietra”, ospita un ricco calendario di concerti e spettacoli durante l’estate. Da non perdere la Cappella di San Sebastiano, un piccolo gioiello romanico del XII secolo.

Marcetelli (Rieti): 52 abitanti

Marcetelli (Rieti)

Lasciamo il nord per l’unico rappresentante del centro-sud in questa classifica. Marcetelli, in provincia di Rieti, è un borgo medievale arroccato su uno sperone roccioso nella sub-regione montuosa del Cicolano. Con i suoi 52 abitanti, è il comune meno popolato di tutto il centro e sud Italia e il più piccolo del Lazio. La sua posizione isolata, circondata da boschi fitti e montagne, gli ha permesso di conservare intatta l’atmosfera medievale.
Il paese è un groviglio di viuzze, archi e case in pietra che si affacciano sulla valle del Salto. La sua storia è legata alla famiglia dei Mareri, che qui costruì una roccaforte. Visitare Marcetelli è un’esperienza immersiva, un viaggio indietro nel tempo dove si ritrovano i mestieri della tradizione, come quella dei Mastri Bottai: da visitare è la Bottega del Cerchiaro, un piccolo museo dedicato a questa arte antica. La gastronomia è quella tipica del reatino, forte e saporita: pasta fatta in casa, funghi, tartufi e il rinomato fagiolo del Cicolano, ma il prodotto dell’eccellenza locale è la castagna rossa, festeggiata ogni 1° novembre con una sagra dedicata. Il 10 agosto, invece, il centro storico di Mercetelli si anima con il Serpentone di Montagna, un percorso gastronomico in cui degustare le prelibatezze del borgo, come i pizzicotti, la zuppa di lenticchie e la pecora allu cotturu, con pomodoro e peperoncino.