Partiamo in un tour tra i borghi da visitare in Gallura, sub-regione nordorientale della Sardegna, un luogo da sogno in mezzo alla natura e alla bellezza, tra coste che, di nome e di fatto, richiamano lo smeraldo e il paradiso, ed un entroterra da scoprire, lontano dal turismo di massa, che ti conquisterà per sempre.
La Gallura è un’ampia regione nel nord della Sardegna caratterizzata da paesaggi eterogenei e da una ricchezza naturalistica e storica di inestimabile valore. Questa zona, tutta in provincia di Sassari, ha una storia secolare ed è stata uno dei quattro giudicati autonomi in cui era divisa la Sardegna nel Medioevo, insieme a quelli di Cagliari, di Torres e dell’Arborea. Qui ci sono mari cristallini, spiagge da sogno, località alla moda come quelle della Costa Smeralda e numerosi paesi e frazioni nell’entroterra dove le antiche tradizioni sono ancora vive. Un ulteriore tratto distintivo della Gallura è la sua lingua, il sardo gallurese, che risente di forti influenze corse.
La Sardegna, in particolare nella provincia di Nuoro, è stata la prima delle cinque aree nel mondo identificate nel 2004 nella teoria delle Blue Zones, quelle zone cioè in cui l’aspettativa di vita è molto più alta rispetto alla media grazie a uno stile di vita lento, che combina attività fisica, bassi livelli di stress, ricche interazioni sociali, una dieta a base di cibi integrali locali e bassa incidenza di malattie. Il prof. Gianni Pes, lo studioso che ha portato all’attenzione dei comitati scientifici questa teoria, sta lavorando su nuovi dati che fanno emergere anche la Gallura come sotto-zona blu: qui, in effetti, la vita sembra seguire ritmi più rilassati. L’aria è pura e la natura circostante è incontaminata. I vicoli stretti, le stradine scoscese e le casette pittoresche sembrano voler proteggere quest’area dagli effetti negativi della globalizzazione, creando una bolla che pare custodire il segreto della longevità.
I più bei borghi da visitare in Gallura
Un tour tra i borghi della Gallura, magari in moto o percorrendo la tratta gallurese del Trenino Verde, ti porta attraverso piccole gemme pittoresche e di rara bellezza, che rappresentano un enorme tesoro culturale per l’Italia. Un patrimonio fatto di tradizioni e testimonianze del passato fiorente dell’isola, oltre che del suo presente, dominato da bellezza e armonia. Vale davvero la pena perdersi in questi borghi per un viaggio alla scoperta della Gallura più autentica, capace di suscitare emozioni profonde e offrire un modo diverso, forse insolito, ma sicuramente affascinante di vivere la Sardegna.
Santa Teresa di Gallura, il borgo dalle case colorate

Luminosa e ventilata, Santa Teresa di Gallura occupa una posizione privilegiata sul lungomare della costa settentrionale della Gallura. La cittadina è estremamente frequentata durante l’alta stagione, ma in qualche modo riesce a mantenere un suo carattere distintivo, che la rende una meravigliosa alternativa alle località modaiole della Costa Smeralda. Grazie alla sua posizione geografica, offre viste spettacolari sulle Bocche di Bonifacio e sulla vicina Corsica ed è un punto di partenza ideale per esplorare il territorio.
Santa Teresa di Gallura deve il suo nome a Vittorio Emanuele I, che nel 1808 la intitolò alla moglie Maria Teresa d’Austria. Fondata alla fine del XVIII secolo, il borgo ha mantenuto molti dei suoi edifici storici, tra cui la Torre di Longosardo, un bastione militare che offre una vista mozzafiato sul mare.
A tre chilometri dal paese, immersa in una romantica pineta, si trova la Chiesa del Buoncammino, la cui cupola rivestita di rame brilla al sole. Costruita all’inizio del XX secolo su un edificio medievale, la chiesa è raggiungibile anche a piedi attraverso una facile escursione. Un’altra attrazione da non perdere è la Batteria Ferrero, un rudere di fortificazioni della Seconda Guerra Mondiale che include postazioni di artiglieria, bunker, caserme e miniere. Tra i complessi archeologici più interessanti della zona si annoverano quelli nuragici di Lu Brandali e Sa Testa.
Le spiagge di Santa Teresa di Gallura sono davvero indimenticabili. Tra le più celebri, Rena Bianca, una Bandiera Blu a due passi dal centro storico, ricorda i Caraibi grazie alla splendida distesa di sabbia chiara dai riflessi rosa lambita da acque color acquamarina poco profonde e cristalline. Imperdibili sono anche Capo Testa e Valle della Luna, note per le loro formazioni rocciose uniche. È proprio in questa suggestiva cornice che ogni anno in agosto si tiene il festival Musica sulle Bocche, una manifestazione internazionale di musica jazz che riscuote sempre enorme successo.
Aggius, tra i graniti dell’entroterra

Nel cuore più intimo della Gallura si trova un piccolo borgo che colpisce per la cura delle sue case in pietra granitica, tra le più belle del territorio. Aggius, la cui economia si basa sull’estrazione e sulla lavorazione del granito, è anche conosciuto per la produzione di tappeti e per l’arte della tessitura. Grazie alle caratteristiche del suo centro storico, al contesto ambientale e all’efficienza dei servizi turistici, il paese ha ricevuto la Bandiera Arancione dal Touring Club Italiano e dal 2017 fa parte dei Borghi Autentici d’Italia.
Tra le attrazioni di Aggius, il coro del paese spicca per le sue particolari sonorità, soprannominato da Gabriele D’Annunzio ‘Coro del galletto di Gallura‘. Durante la Settimana Santa, il borgo si trasforma in Gerusalemme, con le vie che si riempiono di fedeli e con le confraternite che, in abiti tradizionali, danno vita alle processioni solenni. Aggius è uno dei pochi comuni galluresi a mantenere queste tradizioni storiche, con le celebrazioni che si susseguono dalla Domenica delle Palme fino alla Pasqua di Resurrezione, seguendo i riti della tradizione spagnola.
Tra le attrazioni da non perdere, segnaliamo il Museo Etnografico Oliva Carta Cannas, il più grande in Sardegna di questo tipo, dove sono esposti oggetti e macchinari originali che raccontano la storia, la cultura e le tradizioni di tutta la Gallura. Un altro museo, unico nel suo genere, è dedicato al banditismo ed è ospitato nel palazzo della cosiddetta Vecchia Pretura. Il vasto territorio che circonda il borgo è ideale per le escursioni nella natura, tra i siti archeologici e tra i caratteristici stazzi, tipici insediamenti rurali. Di particolare interesse è il nuraghe Izzana, il più grande della Gallura.
Tempio Pausania, la città di pietra al centro della Gallura

Conosciuta come “la città di pietra” per il centro storico caratterizzato da edifici e strade in granito e per i viali alberati, Tempio Pausania è una destinazione in cui rilassarsi, ricca di parchi e sorgenti, situata ai piedi del monte Limbara, nel cuore della Gallura. Le prime attestazioni umane in questo territorio risalgono al Neolitico: tra i siti archeologici di rilievo ci sono il villaggio di monte Lu Finocchiu, le Tombe dei Giganti e una decina di nuraghi, tra cui il Majori. Storicamente Tempio Pausania è sempre stato un punto di riferimento per l’entroterra gallurese, dal momento che era la sede vescovile e del tribunale. Citata come Templo in epoca giudicale, ha adottato il nome attuale nel 1879, in riferimento all’antica diocesi di Phausania.
Tempio Pausania è rinomata per la lavorazione del granito e del sughero, cui è dedicato il Museo delle Macchine da Sughero. La città è anche celebre per i vini DOC, come il vermentino, il karana e il moscato, e per il carnevale allegorico, il Carrasciali Timpiesu, che attira ogni anno migliaia di visitatori. Durante il carnevale, la giostra equestre lu palu di la frisgiola è una delle principali attrazioni, insieme ai dolci tradizionali come lu acciuleddu ‘e meli e gli casgiatini, mentre la suppa cuata è il piatto tipico del borgo. La Settimana Santa culmina con la via Crucis e lu Sgraamentu, mentre ad agosto si celebrano i patroni San Paolo e la Vergine di Buoncammino.
Tra gli edifici storici, il Palazzo Municipale e piazza Gallura sorgono dove un tempo c’era un convento delle cappuccine. Qui si trova anche il palazzo settecentesco dei marchesi Pes di Villamarina, attuale sede della Curia e del Museum Templense, visitabile su appuntamento. Accanto si erge la Cattedrale di San Pietro Apostolo, costruita nel XIII secolo e riconsacrata nel 1839. Di fronte alla cattedrale, l’Oratorio del Rosario (XIII-XIV secolo) sorge, si ipotizza, sul sito del tempio di Castore e Polluce. Da visitare ci sono anche la Chiesa di Nostra Signora del Pilar, la Chiesa di San Francesco, con il convento dei frati minori osservanti, e diverse altre chiese storiche, come quella del Purgatorio, di Sant’Antonio e di San Giuseppe. Il Convento degli Scolopi, fondato nel 1665, oggi è una biblioteca chiusa al pubblico ma ci sono molti eventi che vengono organizzati nel suo meraviglioso chiostro.
Tra gli edifici civili spiccano i palazzi nobiliari Massidda, Sanguinetti e dell’Ex Me (del 1663), il Teatro del Carmine, l’antica stazione ferroviaria con i dipinti di Giuseppe Biasi e la residenza medievale attribuita a Nino Visconti, citato da Dante nel VIII canto del Purgatorio. In Piazza Faber, dedicata a Fabrizio De André, c’è un’installazione progettata da Renzo Piano dedicata al cantautore genovese, che negli anni Settanta visse nella tenuta dell’Agnata, oggi boutique hotel.
Le Fonti di Rinaggiu, frequentate fin dall’epoca romana per le proprietà terapeutiche delle acque, e il Parco delle Rimembranze, in cui ogni leccio è il simbolo di un tempiese caduto nella Grande Guerra, arricchiscono lo scenario delle attrazioni del borgo.
La sacralità di Luogosanto

Un luogo “sacro” e autentico dove il tempo scorre lento, accogliente meta di pellegrinaggi che deve il nome alla devozione che caratterizza la sua comunità e ai 22 santuari disseminati su tutto il territorio: Luogosanto è un borgo di meno di duemila abitanti sulle pendici del granitico monte Ghjuanni, dove spicca un sito nuragico in cui una capanna delle riunioni è rimasta intatta e visitabile. La fondazione del paese risale agli inizi del XIII secolo, con l’arrivo dei francescani che vi installarono uno dei primi conventi realizzati nel periodo in cui San Francesco era in vita.
Oggi, ristrutturato, il convento ospita il Museum Natività Beata Vergine Maria, un centro di documentazione del Medioevo in Gallura che ripercorre le vicende storico-religiose locali ed espone gli ex-voto donati nei secoli alla Madonna Bambina. Alla Madonna Bambina è dedicata la Basilica di Nostra Signora di Luogosanto, realizzata dai francescani. La basilica custodisce una Madonna lignea (la “Regina di Gallura”) e, nel XVIII secolo, ha ricevuto il privilegio di una Porta Santa: dagli anni Settanta del XX secolo è una porta bronzea aperta ai fedeli e ai pellegrini per un anno ogni sette anni. Secondo la leggenda, la basilica fu eretta nel luogo in cui la Madonna apparve a due frati per dar loro indicazioni sulle reliquie dei santi Nicola e Trano. I monaci le trovarono su un rilievo roccioso: lì, nel 1227, sorse il santuario dedicato ai due martiri che ingloba la grotta dove, si dice, vivessero. Il suo altare, conosciuto come Eremo di San Trano, è un blocco in pietra, mentre la grotta forma un’abside naturale. Dopo uno spopolamento di due secoli, Luogosanto riprese vigore nel XVII secolo grazie agli stazzi, gli insediamenti rurali tipici del gallurese: nel territorio ne sono stati censiti 350, la cui storia è documentata dal Museo Agnana.
Oggi il borgo è formato da strette vie lastricate e case simili a palazzi signorili con balconcini in ferro. Dal paese inoltre parte un itinerario alla scoperta di altri siti medievali, tra stradine immerse in boschi di querce e monumenti naturali, da percorrere a piedi, in bici o a cavallo, tra i resti della Villa de Sent Steva, un complesso rimasto attivo fino a metà del XIV secolo, costituito da 16 ambienti che si affacciano su un piazzale. All’angolo sud-est ci sono i ruderi del Palazzo di Baldu, forse proprietà di Ubaldo Visconti, giudice di Gallura (1225-38). Appartiene al complesso anche la Chiesetta di Santo Stefano (del XVII secolo). In cima al monte San Leonardo sorge il Castello di Balaiana, accessibile da una scalinata. Risalente all’XI secolo, fu residenza estiva dei giudici e rimase in piedi fino all’avvento degli Aragonesi. Un sentiero dalla fortezza porta alla Chiesa di San Leonardo, in origine cappella del castello e oggi rara architettura romanica gallurese. Nella stessa zona si trovano molti altri santuari: San Gavino di Li Coddi, coperto di ginepri, e San Salvatore, tutto in granito.
Vicino al borgo c’è la Chiesa di San Quirico, che ospita ogni anno una delle sagre campestri che più animano la comunità e che culmina a inizio settembre con la Festa Manna di Gaddura. A inizio agosto è imperdibile, per gli enoturisti e non solo, la manifestazione enologica Calici DiVini, perfetta occasione per gustare il vermentino DOC delle migliori cantine della Gallura.
San Pantaleo, il borgo degli artisti

“Il borgo degli artisti“, ma anche del mercatino del giovedì, degli stazzi, dello spirito bohèmien e delle iconiche scene di inseguimento di 007: La Spia che mi amava, film del 1976 con Roger Moore in parte ambientato in Costa Smeralda.
San Pantaleo, frazione di Olbia, è tanto piccolo quanto interessante e da decenni ispira opere e creazioni tra i circuiti artistici internazionali. Il borgo si erge sul massiccio granitico di Cugnana circondato da una natura che ha saputo mantenere il suo aspetto selvaggio nonostante a breve distanza risplenda il glamour della Costa Smeralda. Nato alla fine dell’Ottocento intorno a una piccola chiesa dedicata a San Pantaleo, il borgo è cresciuto nel tempo e le stazze si sono moltiplicate.
Quello che colpisce al primo sguardo è il contrasto cromatico tra il bianco degli oleandri in fiore e il granito degli edifici della piazzetta centrale, dove tra le case tradizionali emergono, in apparente antitesi, raffinate boutique e nuovi atelier, alternati alle botteghe di prodotti tipici e ai laboratori artigianali. Le vie di San Pantaleo sono punteggiate da artigiani e artisti di ogni tipo: ceramisti, orafi, intarsiatori, pittori e scultori, che diventano protagonisti, ogni giovedì da maggio a settembre, di uno dei mercatini più affascinanti dell’isola. Tra manufatti e antiquariato locale, qui si trovano anche i migliori prodotti gastronomici locali.
Tra gli eventi del borgo di maggior successo ci sono anche la Magnendi in Carrera, in cui si possono degustare i piatti e i prodotti della tradizione locale, e il Festival del Folklore, che a settembre raduna tutti i principali gruppi tradizionali sardi. I dintorni di San Pantaleo, infine, sono perfetti per le attività outdoor, mentre a pochi chilometri c’è il mare delle stupende spiagge di Liscia Ruja, Petra Ruja, Razza di Giunco e Rena Bianca, su cui prendere il sole, fare il bagno e praticare sport acquatici.
A Calangianus per rendere omaggio a S’Ozzastru

Rinomato per la produzione di sughero, che l’ha reso uno dei centri più prosperi della Sardegna e dal 1979 tra i cento comuni più industrializzati d’Italia, il borgo di Calangianus si trova a 500 metri d’altitudine, in una conca circondata da rilievi granitici e boscosi del Massiccio del Limbara, nella Gallura più interna. Le prime notizie storiche su Calangianus, conosciuto in passato come Oppidum Calangiani, risalgono al 1100. Il centro storico è caratterizzato da strade lastricate di granito, con case in pietra disposte attorno alla parrocchiale di Santa Giusta. Quest’ultima, con la facciata in granito del XIV secolo, è stata arricchita nel XVI secolo da un dipinto raffigurante l’Assunzione e, all’inizio del Novecento, da affreschi e opere marmoree. La chiesa ospita il Museo Diocesano d’Arte Sacra, situato nell’oratorio di Nostra Signora del Rosario, adiacente alla parrocchiale, dove si possono ammirare preziosi pezzi liturgici risalenti al XVI e XVIII secolo.
Nel centro storico sorge anche la chiesetta di Sant’Anna (del 1665), sempre in granito, che conserva un dipinto ottocentesco raffigurante la Santa. Alla periferia del borgo si trova la chiesa di Santa Maria degli Angeli, dietro cui si erge il Convento dei Cappuccini, costruito nel 1705 e chiuso nel 1866. Questo convento, oggi restaurato, ospita il Museo del Sughero, che conserva antichi macchinari e oggetti in sughero. Fuori dal borgo si trovano anche le chiese di Santa Caterina e di San Leonardo, quest’ultima del 1623. Tra le sugherete del Parco del Sughero si trova il Santuario di San Sebastiano Martire, che risale al Settecento. Ai margini del paese si trova la fonte Sigara, meta ideale per passeggiate tra boschi e panorami mozzafiato.
Nei boschi di sughere, in località Badu Mela, alle pendici settentrionali del monte di Deu, sorgono le Tombe dei Giganti di Pascaredda, monumento dell’Età del Bronzo medio-recente (1700-1400 a.C.), mentre altri siti archeologici che risalgono al II millennio a.C. includono la fonte sacra di Li Paladini e il nuraghe Agnu, affiancato da un dolmen. Dei numerosi nuraghi presenti nel territorio di Calangianus, ben tre sono ancora in buone condizioni.
Non lontano da Calangianus, vicino al Lago di Liscia, nel territorio di Luras, si trova un Monumento Naturale: è il S’Ozzastru di Santu Baltulu di Carana, un imponente olivastro, di età compresa tra i 3000 e i 4000 anni, antico come i Nuraghi. Non è particolarmente alto (14 metri), ma il suo tronco ha una circonferenza di più di 12 metri e la sua chioma è di circa 600 mq. Probabilmente l’albero più antico d’Italia, S’Ozzastru in sardo significa “l’olivastro patriarca di tutti gli olivastri” o Su Babbu Mannu (il grande padre). È diventato una meta per gli appassionati di silvoterapia e di meditazione: anche i più scettici non possono fare a meno di percepire un senso di sicurezza, di pace e di rispetto di fronte a questo antico essere vivente, che ha visto scorrere il mondo intorno a sé per migliaia di anni.
Una gita a Caprera sulle orme di Garibaldi

Seconda isola più grande dell’arcipelago della Maddalena, Caprera è un’area completamente protetta collegata all’isola principale da un ponte di 600 metri costruito nel 1958. Oltre che per la sua bellezza, l’isola è famosa per essere stata l’ultima residenza di Giuseppe Garibaldi. La Casa Bianca conserva le memorie dell’Eroe dei Due Mondi, che visse qui per 26 anni, fino alla sua morte, avvenuta alle 18:21 del 2 giugno 1882, come segnano l’orologio e il calendario nella sua stanza. Oggetti quotidiani, beni e cimeli sono esposti nel Compendio Garibaldino, uno dei musei più visitati d’Italia.
Il litorale frastagliato di Caprera la divide in due zone. La parte orientale è caratterizzata da rocce di granito rosa, è ripida e coperta dalla macchia mediterranea, che rendono l’accesso difficile. Questa zona incontaminata ha contribuito a far diventare l’isola una Riserva Naturale nel 1982, poi inclusa nel Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, una delle Riserve più belle d’Italia. Nella cosiddetta Zona A, sotto tutela integrale, la pesca è vietata. Questo è il caso di Cala Coticcio, la Tahiti sarda, cui si arriva tramite un sentiero o via mare, e dell’Area Marina Protetta tra Punta Rossa e l’Isola Pecora. Nella parte sud-orientale è imperdibile Cala Portese, o Cala dei Due Mari, una delle perle dell’isola dove l’acqua limpida bagna entrambi i lati dell’insenatura. Più avanti c’è Punta Rossa e, dopo un tratto a piedi, la splendida Spiaggia del Relitto, nota per la sua sabbia bianca e sottile e per il relitto di una nave che è rimasta arenata dal 1955.
A occidente l’isola è dominata da distese pianeggianti e da una vasta pineta. Qui le acque azzurre di Cala Napoletana, la natura selvaggia di CalaGaribaldi e la distesa di sabbia chiara di Cala Serena sono impareggiabili. Stagnali, ex borgo militare con un porticciolo per pescatori e diportisti, è l’area più abitata dell’isola.
Golfo Aranci, una lingua di terra in mezzo al mare

Affacciata sul Golfo di Olbia, Golfo Aranci si estende su una stretta lingua di terra che si proietta nel mare verso Capo Figari. Questa zona è ideale per il diving, specialmente alla Roccia del Mamuthone e a Capo Filasca, e per il trekking all’interno dell’oasi naturalistica, che ospita mufloni e rari volatili, come anche nell’isolotto di Figarolo. Il promontorio è sormontato da fortificazioni di guerra e da un faro, il Semaforo Capo Figari, dove Guglielmo Marconi fece alcuni esperimenti nel 1932.
L’area di Golfo Aranci era abitata già in età nuragica, come testimonia il pozzo sacro Milis, e successivamente divenne un porto romano. Dall’inizio del XX secolo è uno scalo merci e, dagli anni Sessanta, è il secondo accesso dal mare per la Gallura. Il centro abitato, originariamente un borgo di pescatori, ha conosciuto un grande sviluppo turistico, grazie alla vicinanza con la Costa Smeralda a nord e con l’area marina di Tavolara a sud. Oggi è un borgo di casette colorate, dove la cucina locale offre specialità di mare e piatti tipici sardi. Il patrono viene celebrato a metà marzo, mentre la festa più sentita è quella dell’Assunzione a Ferragosto, accompagnata dalla Sagra del Pesce.
Qui si trovano oltre venti spiagge, alcune selvagge e altre ben attrezzate, come le Cinque Spiagge, piccoli paradisi di sabbia bianca e sottile situati uno dopo l’altro vicino al borgo. Andando in direzione di Olbia si trova la Spiaggia Bianca, con sabbia fine e scogli, la splendida Cala Sassari, l’incantevole distesa di Nodu Pianu, separata da un piccolo sentiero dalla bellezza selvaggia di Cala Banana, il paradiso di Baia Caddinas, le cale di sabbia finissima di Terrata, le piccole spiaggette di Baia de Bahas, e la spiaggia dei Baracconi, caratterizzata da casupole di pastori e pescatori. Verso Porto Rotondo si trova la spiaggia di Marinella, un chilometro di sabbia morbida con dolci declivi, rocce levigate e mare color smeraldo. Nella zona intorno Capo Figari sono imperdibili le spiaggette di sabbia fine e dorata di Cala Moresca, Cala Greca, Cala del Sonno, così chiamata perché era un rifugio per i pescatori, e Cala Sabina, che ricorda i Caraibi e che si può raggiungere con il treno locale che attraversa il promontorio. Nei fondali al largo si trova il MuMart, un museo di arte contemporanea sommerso, unico nel suo genere, visitabile in sottomarino oppure facendo snorkeling.







