È la più grande isola d’Italia e del Mediterraneo, una terra ricca di storia, cultura e tradizioni che rapisce il cuore di chiunque la visiti. Stiamo naturalmente parlando della bella Sicilia, una regione cosmopolita e dalle radici antiche che vanta un immenso patrimonio artistico e architettonico di enorme fascino, senza dimenticare le numerose attrazioni naturali e le tipicità gastronomiche e artigianali che ne fanno un luogo unico al mondo. Uno dei tesori più preziosi dell’isola sono sicuramente i suoi numerosi borghi, splendide testimonianze di un passato che si fonde con la bellezza del paesaggio siciliano e che vale davvero la pena di visitare almeno una volta nella vita. Ecco allora una guida sui borghi in Sicilia che non puoi assolutamente perdere e che ti faranno innamorare a prima vista.

Quali sono i borghi più belli in Sicilia?

Ci sono luoghi nel mondo che vanno visti per essere apprezzati pienamente perché nessuna canzone, film, libro o foto potrà mai raccontare fino in fondo la storia che risuona tra i vicoli e le antiche case, la meraviglia che si nasconde dietro ogni angolo, la poesia che si cela anche nei più piccoli dettagli e le tradizioni che ancora oggi resistono ai cambiamenti del tempo.

Uno di questi posti così speciali, a cui è impossibile resistere, è la Sicilia, un’isola – dalla terra fertile – a forma di triangolo rovesciato che ti fa innamorare al primo sguardo, separata dalla vicina Calabria dallo stretto di Messina. Di questa terra così magica e ricca di tesori, si conoscono le sue spiagge incantevoli e le principali città come Palermo, Siracusa o Catania, scrigni di cultura e storia.

Tuttavia, se vuoi scoprire la vera anima di quest’isola così unica, non basta limitarsi a visitare le sue grandi città: bisogna anche esplorare luoghi forse meno conosciuti ma non per questo meno affascinanti e ricchi di cultura. Stiamo parlando dei borghi in Sicilia, incantevoli paesini dall’atmosfera magica che, con i loro vicoli stretti, le tipiche stradine lastricate da ciottoli in pietra lavica e le case basse in pietra, rimangono a tutt’oggi una testimonianza della storia millenaria dell’isola. Camminare per i vicoli di questi borghi è come fare un tuffo nel passato, tra chiese, edifici storici e scorci di una bellezza senza tempo.

Un viaggio deve essere prima di tutto un’occasione per scoprire l’anima più autentica di un territorio e vivere la sua cultura in modo più profondo e intenso. Ecco perché, se vuoi vivere un’esperienza indimenticabile i borghi siciliani sono assolutamente da aggiungere alla tua lista di luoghi da visitare.

Tra i ventitré borghi in Sicilia che hanno ricevuto la qualifica di spiccato interesse storico e artistico da parte dell’associazione I borghi più belli d’Italia ne abbiamo scelti otto più due che sono fuori dalle liste ufficiali ma che secondo noi meritano di essere visti.

Il borgo di Buccheri

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Buccheri

Iniziamo il nostro viaggio tra i borghi da visitare in Sicilia da Buccheri che sorge sulle pendici settentrionali del Monte Lauro e fa parte del libero consorzio comunale di Siracusa, il più alto del siracusano e degli Iblei.
Le origini del nome sono ancora oggi incerte: infatti, il toponimo potrebbe derivare derivare dall’arabo بقرة (baqara), che significa “vacca”, inteso come “luogo destinato al pascolo dei bovini” o dalla parola siciliana vucceri (“macellaio”), che deriva dal francese antico bouchier (“macellaio”). Secondo altre ipotesi Buccheri deriverebbe invece dal nome ignoto di una persona oppure da una famiglia araba, che in passato detenevano il comando del luogo, oppure dalla combinazione delle parole βοῦς (boûs) e Ἥρα (Hḗrā) come ad indicare il luogo in cui pascolavano le sacre vacche della dea Era.
La visita al borgo inizia dalla Chiesa Sant’Antonio Abate, che domina il paese dall’alto di una spettacolare scalinata, e prosegue con la Chiesa di Santa Maria Maddalena, al cui interno è conservata una magnifica statua marmorea di Antonello Gagini dedicata alla santa. Percorrendo Via Ignazio Barberi trovi invece Chiesa Madre, dalla facciata incompleta, con all’interno un crocifisso ligneo del XVI secolo e una tela seicentesca raffigurante San Michele. Se risali la stessa via arrivi in Piazza Roma dove si trova la Fontana dei Quattro Canali, costruita nel secolo XVI e realizzata interamente in pietra lavica, e da qui puoi facilmente raggiungere prima la piccola Chiesa del Crocifisso e poi, attraverso un piccolo sentiero nel Bosco del Crocifisso, l’istallazione di Alfredo Romano, raffigurante la Madonna rivolta verso il cielo, speculare ad una medesima istallazione che si trova nella Città di Siracusa. Da vedere ci sono anche il suggestivo Santuario della Madonna delle Grazie, una chiesa tardo settecentesca, che un tempo ospitava una comunità di frati eremiti. Infine, partendo da piazza Loreto, puoi arrivare alla grotta di San Nicola, chiesa di epoca cristiana scavata nella roccia, ricoperta di affreschi di cui si vedono alcune tracce visibili ancora oggi.
Veniamo ora ai piaceri della tavola che offre Buccheri: si va dai salumi alle olive, dai funghi alla salsiccia, dai primi della tradizione locale a base di erbe selvatiche o zafferano, ai piatti con il tartufo di Buccheri. Da provare anche i funciddi, biscotti realizzati con frutta secca, tipici della tradizione buccherese, e ancora pani co pipi (pane raffermo ammorbidito con un composto liquido di estratto di pomodoro, condito con origano, peperoncino, olio e uova), pani cu l’uovu (pane raffermo bagnato nell’uovo su entrambe le facce e fritto in olio extravergine di oliva con aggiunta di sale e origano), uliva nera (olive nere addolcite con un procedimento di salatura a secco), uliva a puddascedda (olive schiacciate, disossate e condite con aglio, menta fresca, aceto di vino e olio extravergine d’oliva), cudduruni (pasta ammorbidita con acqua, rimpastata e condita con olio extravergine d’oliva, origano, peperoncino e basilico fresco) e fave liezzi (fave cotte e condite con cipolla, sedano, olio extravergine d’oliva, salsa di pomodoro, origano, peperoncino fresco o essiccato), tutti piatti della tradizione agroalimentare del borgo.

Il borgo di Calascibetta

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Calascibetta

Situato sui monti Erei, in una zona collinare interna, sullo spartiacque fra i bacini dei fiumi Simeto e Imera Meridionale, il borgo di Calascibetta fa parte del libero consorzio comunale di Enna e il suo nome deriva da Calat-Xibet, unione di due termini arabi: il prefisso qal’at, che vuol dire “castello”, seguito da xibet, vale a dire “monte”. Quindi, il significato del toponimo è “castello sulla vetta”.
La prima cosa che ti colpirà di Calascibetta è la maestosa fontana che si trova in Piazza Umberto I, con statue in bronzo di cui una è allegoria della città. La piazza domina in parte la Villa Comunale, dove si trova la Venere di Sicilia, una statua in pietra di Comiso, commissionata dal Comune di Calascibetta allo scultore Balderi, in occasione dei 150 anni dell’Unità di Italia. Il borgo è ricco di edifici religiosi e tra questi ti consigliamo di visitare la chiesa Maria SS. Del Monte Carmelo, che al suo interno conserva numerose opere tra cui l’Annunciazione attribuita ad Antonello Gagini, la Chiesa Madre di San Pietro e Santa Maria Maggiore, fondata nel 1340 dal re Pietro II d’Aragona che nel 1342 la elevò a Regia Cappella Palatina, la seconda della Sicilia dopo quella di Palermo, e la Chiesa di San Francesco d’Assisi, che custodisce l’adorazione dei magi, una tela di grande valore artistico del pittore manierista toscano Filippo Paladini. Da segnalare che Calascibetta fu una delle 57 città con comunità ebraica della Sicilia dal 1350 al 1492, quindi un giro nell’antico quartiere ebraico è d’obbligo per apprezzare fino in fondo la storia di questi luoghi.
Dopo una bella passeggiata tra cultura e arte non c’è niente di meglio che una pausa all’insegna del buon cibo. A Calascibetta devi provare la salsiccia di maiale nero, protagonista della sagra che si svolge ogni primo sabato di settembre, il piacentinu ennese DOP, un formaggio stagionato e i dolci sgrinfiati a base di mandorla.

Il borgo di Castiglione di Sicilia

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Castiglione di Sicilia

L’abitato di Castiglione è posto su una collina che domina la sponda sud del fiume Alcantara ed è uno dei comuni che fa parte del Parco dell’Etna e del Parco fluviale dell’Alcantara.
Le origini del nome risalgono al 1092, anno a cui si riferisce la prima denominazione di Castrileonis presente in un documento di Ruggero I. Il toponimo significa “castello grande” e il suffisso accrescitivo, aggiunto al latino medievale castellum, indica regalità, come si evince anche nello stemma comunale, che comprende un castello e due leoni accovacciati.
Il giro alla scoperta di Castiglione di Sicilia parte da uno dei quartieri più antichi del borgo, quello dei Cameni, dove si trova la chiesa di Sant’Antonio, con la bella facciata barocca del 1796 e la cupola a bulbo. In quest’area si trovano anche alcuni dei più importanti edifici civili, come i palazzi Camardi, Imbesi, Sardo e Saglimbeni. Dalla chiesa di Sant’Antonio, salendo per una ripida stradina si giunge dietro l’abside della chiesa di San Pietro che sorge accanto alla chiesa settecentesca di San Benedetto con annesso monastero. Da piazza Lauria si scende poi lungo la via Federico II per arrivare prima alla chiesa di San Marco, di origine normanna, e poi alla basilica della Madonna della Catena, la chiesa più importante del paese, dalla monumentale facciata barocca e al cui interno si trova la splendida statua della Madonna della Catena in marmo bianco di Carrara, attribuita alla scuola dei Gagini. Altri edifici e luoghi di grande interesse storico sono il castello di Ruggero di Lauria, di origine normanno-sveva, il torrione cilindrico noto come Cannizzu risalente al XII secolo e simbolo della città di Castiglione, la chiesa di San Nicola, edificata in epoca normanna e impreziosita con affreschi di stile bizantino, e la cuba di Santa Domenica.
Una visita a Castiglione di Sicilia non può che concludersi con un assaggio dei piatti tipici della zona a partire dai maccheroni con ragù di maiale e ricotta al forno, passando per le fave a maccu e fino alle sciauni (frittelle di ricotta fresca).

Il borgo di Geraci Siculo

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Geraci Siculo

Paese dalle antiche origini con un impianto urbanistico risalente al medioevo, Geraci Siculo fu abitato sin dall’epoca preistorica, come testimoniano i reperti rinvenuti nelle campagne limitrofe e oggi conservati nel Museo Minà Palumbo di Castelbuono e nel Museo Archeologico di Palermo.
L’abitato fa parte del Parco delle Madonie, quindi se trekking, birdwatching, escursioni naturalistiche e passeggiate sono la tua passione, non potrai che innamorarti di questo luogo. Il nome del borgo è di origine greca e deriva da Jerax, che significa “avvoltoio”, in riferimento all’antica origine come luogo fortificato, come impervia rocca sorvolata da uccelli rapaci.
La visita al borgo inizia dal bevaio della Santissima Trinità da cui parte l’acciottolata via Biscucco che porta ai resti del castello, di probabile origine bizantina, fatto costruire sopra una massiccia roccia arenaria. Del castello oggi sopravvivono i ruderi: gli angoli mozzati delle torri, le feritoie, le cisterne vuote e la chiesetta di Sant’Anna, integra in mezzo alle rovine.
Più in basso trovi la chiesa di San Giacomo, dove sono conservati un prezioso crocefisso ligneo quattrocentesco, un affresco in stile bizantino e la statua lignea del santo, risalente al Cinquecento. Se continui a percorrere le piccole viuzze medievali arrivi al palazzetto nobiliare in Largo Greco e, infine, in Piazza del Popolo, considerata il salotto di Geraci, su cui si affacciano la chiesa del Collegio di Maria e la Chiesa Madre. Meritano una visita anche la Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore, ricca di opere dal grande valore artistico e storico, la Chiesa di Santo Stefano, con il suo caratteristico campanile a conci policromi, la Chiesa di San Bartolomeo, al cui interno è conservata una pregevole statua in legno intagliato del santo, la Chiesa di San Giuliano, con il monastero delle Benedettine, e l’antica chiesa di Santa Maria della Catena.
Geraci Siculo è anche sinonimo di eccellenze gastronomiche, come la pittrina ca fasola, castrato al sugo con la “fagiola” verde locale, i sasizunedda ca addauro, polpette di carne tritata avvolti in foglie d’alloro, e i formaggi, in particolare la tuma con le acciughe e la tuma con lo zucchero. Non dimenticarti di assaggiare anche i maccarruna di casa, una pasta fresca che assomiglia a grossi bucatini, i dolci di mandorla chiamati serafineddi e vuccunetta, e le cassate, ossia un biscotto di una pasta frolla con ripieno di marmellata di zucca o di fichi secchi.

Il borgo di Militello in Val di Catania

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Militello in Val di Catania

Con Militello in Val di Catania siamo giunti a metà della nostra classifica dei borghi più belli d’Italia in Sicilia. Ci troviamo in una delle otto città tardo barocche della Val di Noto che per il grande valore del suo patrimonio monumentale nel 2002 è stata inserita nella lista dei siti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
Per quanto riguarda le origini del toponimo, esistono diverse ipotesi che provano a spiegarne la nascita: da MilitumTellus, cioè “terra di soldati”, per la presenza di un avamposto romano durante la guerra contro Siracusa nel 214 a.C., a piccola Mileto, retrodatando all’epoca greca la nascita del primo insediamento, fino a MellisTellus, “città del miele”.
Uno dei primi luoghi da visitare a Militello in Val di Catania è la chiesa Matrice dedicata a San Nicolò e al Santissimo Salvatore, ricca di meravigliosi tesori artistici – argenti, stampe, paramenti, sculture, dipinti – esposti, per la maggior parte, nel Museo San Nicolò realizzato nei suoi sotterranei. Impossibile non citare anche la chiesa di Santa Maria della Stella, edificata dopo il terremoto del 1693, al cui interno è custodito il sarcofago di Blasco II Barresi e due importanti opere del Quattrocento: la Natività, una ceramica di Andrea della Robbia, e il Ritratto di Pietro Speciale, un bassorilievo attribuito a Francesco Laurana. Da vedere anche la chiesa del seicentesco monastero dei Benedettini, voluto dal principe Francesco Branciforte e dalla moglie Giovanna d’Austria, in cui sono conservati il settecentesco coro in noce intagliato e il dipinto L’ultima comunione di San Benedetto, opera di Sebastiano Conca.
Da non perdere a Militello anche i prodotti tipici della zona, in particolare quelli a base di fico d’Indiamostarda, succhi, marmellate, dolci – le cassatiddine, la pipirata e i biscotti.

Il borgo di Palazzolo Acreide

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Palazzolo Acreide

Città barocca dalle radici greche, Palazzolo Acreide sorge sui monti Iblei, poco distante dal monte Lauro, dal fiume Anapo e dalla necropoli rupestre di Pantalica.
Se ami le escursioni da qui partono tre diversi itinerari che non ti deluderanno: il primo è quello che prevede la visita all’area di Akrai e al Teatro Greco, mentre il secondo, sia naturalistico che archeologico, include la visita ai ddieri di Baulì (i ddieri – dall’arabo ad diar, “casa” – sono abitazioni scavate nella roccia in periodo bizantino a Baulì, tra Noto e Palazzolo) e alla necropoli di Pantalica. Infine, il terzo, etno-antropologico, riguarda il Museo Antonino Uccello.
Il nome del borgo nel corso dei secoli ha subito diverse variazioni: da Akrai per i Greci (da akra, “sommità”), ad Acre per i Romani, fino a Balansûl per gli Arabi e Palatiolum per i Normanni, in riferimento alla presenza di un palatium (“palazzo”) imperiale. Nel 1862 venne aggiunto il nome Acreide.
Il giro alla scoperta di questo borgo inizia da Piazza del Popolo e da un vero e proprio gioiello del barocco siciliano, ovvero la Chiesa di San Sebastiano. Sul lato ovest della piazza, si trova invece il palazzo del Comune, con una struttura architettonica classica e intagli decorativi in stile liberty, mentre in corso Vittorio Emanuele sorge il palazzo Judica, con la facciata in stile barocco e decorazioni ispirate a figure della classicità. Alla fine del corso, si staglia la Chiesa dell’Immacolata, dalla facciata barocca, che all’interno custodisce una preziosa statua in marmo bianco di Carrara della Madonna col Bambino, mentre poco oltre c’è la chiesa di San Michele Arcangelo e la casa-museo Antonino Uccello, realizzata dall’etnologo siciliano nei locali a pianterreno del settecentesco palazzo baronale Ferla-Bonelli. Da vedere ci sono anche la Basilica di San Paolo, con la sua suggestiva e particolare facciata barocca “a torre”, e la chiesa dell’Annunziata, un altro gioiello del barocco locale. Meritano una menzione anche gli straordinari edifici settecenteschi, come il palazzo Lombardo-Cafici, palazzo Ferla di Tristaino e palazzo Cappellani (quest’ultimo ospita il Museo Archeologico).
Ti consigliamo di fare anche una passeggiata nella villa comunale, un vero e proprio giardino botanico inserito nei Giardini storici d’Italia.
I piatti del borgo? I cavati (pasta lavorata a mano, di forma allungata, condita con sugo di carne di maiale), i ravioli di ricotta e la caponata, senza dimenticare la gustosissima salsiccia di Palazzolo.

Il borgo di Troina

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Troina

Situato in un’area montuosa nella parte centrorientale dell’isola, il borgo di Troina si trova all’estrema parte nordorientale del territorio provinciale ennese, al confine con le città di Catania e Messina.
Troina è una città antichissima tanto che i primi insediamenti nel territorio risalgono al periodo preistorico mentre il primo nucleo del centro abitato risale al IV secolo a. C. Alcuni studiosi identificano il borgo con Engyon, luogo del tempio preellenico dedicato al culto delle Dee Madri. Le origini del toponimo si collegano alla parola Traghina che deriva dall’aggettivo greco “aspro” e” roccioso”, ma nei documenti e nelle cronache medievali si ritrovano anche altre forme, come Trayna o Drajna.
Gli edifici religiosi a Troina sono davvero tanti e tra i molti luoghi di culto da visitare ti consigliamo la Chiesa di Santa Lucia, che sorge nel quartiere omonimo e al suo interno conserva due dipinti del Seicento e la statua lignea del Cristo risorto, realizzata da Filippo Quattrocchi nel 1743, la Chiesa di San Nicolò Scalforio, risalente al periodo medievale, con un pregevole altare principale e quattro laterali risalenti al Settecentesco, e la Chiesa di San Silvestro monaco, la più importante dell’intero borgo in quanto vi sono sepolte le spoglie mortali del santo patrono San Silvestro monaco.
A Troina ci sono anche due musei molto interessanti: uno è quello della fotografia di Robert Capa, istituito nel 2020 e ospitato nel Palazzo Pretura, dove sono esposte 62 foto inedite del più grande fotoreporter di guerra di tutti i tempi, e l’altro è l’Antiquarium archeologico, dove si possono ammirare da vicino alcuni tra i più importanti reperti ritrovati nelle campagne di scavi nel territorio troinese. Si tratta di reperti che risalgono all’eneolitico e riguardano gli oggetti della vita quotidiana di una fattoria preistorica. Di grande valore e interesse storico sono anche i corredi funebri delle necropoli di età ellenistica e altri reperti risalenti all’età romana, bizantina e araba.
Anche la tavola di Troina è davvero ricca e offre piatti tipici della cucina locale, come la vastedda co sammucu, una focaccia ripiena con salame e formaggio del territorio, arricchita dalla fragranza dei fiori di sambuco.

Il borgo di Sperlinga

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Sperlinga

Con Sperlinga ci avviciniamo alla fine del nostro viaggio tra i borghi più belli della Sicilia. Il borgo è situato tra i monti Nebrodi e le Madonie, nel cuore della Sicilia centrale, a circa 47 chilometri da Enna.
Il toponimo è di origine greca, ma è stato modificato in lingua latina in spelunca, che significa grotta, spelonca. Il sito su cui sorge Sperlinga, infatti, come tutto il territorio circostante, è caratterizzato da numerose grotte artificiali scavate nell’arenaria. Pensa che il borgo è stato addirittura definito “una regale dimora rupestre“.
Il simbolo di questo antico borgo è il castello medievale costruito sulla rocca che domina la cittadina, un raro esempio di castello rupestre scavato nella roccia arenaria e ricavato da un unico monolite, sopra grotte di templi sacre che risalgono a 4.000 anni fa. Un altro elemento molto interessante è la scritta in latino scolpita sull’arco a sesto acuto nell’androne dell’edificio dal Principe del Castello Giovanni Natoli che recita: Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit. La scritta si riferisce alle vicende dei Vespri Siciliani quando una guarnigione francese di angioini si asserragliò all’interno del castello e resistette all’assedio per oltre un anno. Ai piedi del castello si trova la chiesa della Mercede, dov’è conservato un pregevole crocifisso ligneo, mentre la chiesa Madre, a navata unica e molto semplice, fu fatta costruire dal principe Giovanni Natoli a partire dal 1597. C’è anche una terza chiesa che ti consigliamo di visitare, ovvero la chiesa di Sant’Anna che custodisce un crocifisso ligneo della scuola di Frate Umile da Petralia. Nota per le diverse produzioni artigianali, tra cui le cosiddette artistiche frazzate, ossia coloratissimi tappeti tessuti a mano su vecchi telai in legno, che uniscono storia, cultura e tradizioni popolari, Sperlinga è anche una città che ha molto da offrire sotto l’aspetto gastronomico.
Tra i prodotti tipici citiamo gli ottimi i formaggi locali, come il caciocavallo, il piacentino e la ricotta fresca, quest’ultima ingrediente fondamentale per la celebre cassata siciliana. Prova anche la frascàtela, polenta di farina di grano duro o di cicerchia, con lardo e broccoletti, e il tortone, un dolce fatto con la pasta del pane fritta in olio e cosparsa di zucchero misto a cannella. Non te ne pentirai!

Il borgo dei Parrini

I borghi d'Italia più belli in Sicilia: Parrini

Il borgo dei Parrini non è inserito nella lista dei borghi più belli d’Italia, tuttavia si tratta di un luogo magico e molto colorato che vale la pena visitare. Si tratta di una piccola frazione rurale situata all’interno del comune di Partinico, in provincia di Palermo, soprannominata la “Barcellona palermitana” per le sue case azzurre, bianche, gialle, i bei mosaici, le splendide maioliche, i murales e le frasi d’autore che riempiono i muri, molti dei quali ispirati ai lavori del pittore Gaudì. Borgo Parrini nacque tra il Cinquecento e il Seicento e fu fondato dai Gesuiti, da cui prende il nome – in siciliano, infatti, parrini significa sacerdote -, che avevano deciso di acquistare alcuni terreni agricoli vicino al paese di Partinico. Agli inizi del 1700 i Gesuiti fecero costruire torrette di avvistamento, magazzini, case e una piccola chiesa dedicata a Maria Santissima del Rosario, attorno alla quale si sviluppò il piccolo villaggio. Successivamente, con la soppressione dell’Ordine dei Gesuiti nel 1767, il borgo passò in mano al principe francese Henri d’Orleans, duca d’Aumale. In seguito a partire dal secondo dopoguerra, Borgo Parrini iniziò a spopolarsi e gli abitanti lasciarono le loro abitazioni per trasferirsi nelle grandi città in cerca di lavoro, lasciando la piccola frazione di Partinico abbandonata per diversi decenni. Il borgo è tornato a splendere verso la fine degli anni Novanta grazie alla volontà di un imprenditore locale, Giuseppe Gaglio, con una grande passione per l’arte, artefice della rinascita di un luogo che oggi è diventato una piccola oasi di colori e s’ispira tanto al visionario linguaggio di Gaudì quanto alla tradizione portoghese, greca, araba e siciliana.

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