L’Italia è un caleidoscopio di colori, paesaggi e tradizioni che ci regala la possibilità di scoprire una nuova meraviglia ad ogni passo. Tra i tesori del nostro Paese c’è il Pollino, un parco nazionale che si estende tra la Calabria e la Basilicata, sito patrimonio mondiale Unesco e meta ideale per gli amanti del trekking e della natura incontaminata. Noto per la sua straordinaria biodiversità, c’è un aspetto che lo rende ancora più affascinante: i suoi borghi. Questi piccoli e caratteristici paesi, poco esplorati e nascosti tra le imponenti montagne, rappresentano un vero e proprio tesoro da scoprire e preservare. Se quello che cerchi in un viaggio è un’esperienza che catturi anima e cuore in un intreccio di bellezza e storia, allora non puoi perdere i borghi del Pollino.

Quali sono i borghi più belli del Pollino?

C’è un’Italia forse meno conosciuta ma ricca di sorprese, dove ancora oggi si respira l’atmosfera di un tempo che fu e si possono ammirare luoghi che sembrano usciti da una fiaba, quasi dimenticati dal mondo moderno così impegnato a correre sempre più veloce. Piccoli e suggestivi paesi che conservano intatte le loro antiche tradizioni, sono il cuore pulsante del Pollino e raccontano ai visitatori la storia e l’anima della loro terra.
I borghi del Pollino, infatti, sono un vero e proprio scrigno di tesori, dove arte e natura si fondono in una perfetta armonia. Se a questo aggiungiamo l’accoglienza calorosa dei suoi abitanti, la genuinità della sua cucina e i colori mozzafiato che si ammirano ad ogni angolo, allora è facile intuire perché visitarli diventa un’esperienza indimenticabile.

Tra le vie e le piazze, è possibile trovare antiche chiese e palazzi storici che testimoniano la ricca storia del luogo, mentre la vista si perde tra i colori della campagna circostante, con i suoi uliveti, vigneti e pascoli. Ogni singolo dettaglio contribuisce a creare un’atmosfera suggestiva e dal sapore autentico, che ti farà sentire parte di questo luogo magico.

Il Parco nazionale del Pollino, che prende il nome dall’omonimo massiccio, è situato tra Basilicata e Calabria, tra le provincie di Cosenza, Potenza e Matera. È vasto ben 192.565 ettari – di cui 88.650 nel versante lucano e 103.915 in quello calabro – e si estende su 56 comuni, di cui 24 in Basilicata e 32 in Calabria. Ciò significa che ci sono molte aree da scoprire e che si ha la possibilità di visitare diversi paesi, ciascuno con la propria identità e i propri tesori, ma raccoglierli tutti in una sola guida, dando a ognuno il giusto risalto, sarebbe impossibile.
Per questo motivo, e per valorizzare ogni aspetto del parco e dei suoi borghi, abbiamo deciso di presentarti quelli che secondo noi sono i dieci borghi più belli del Pollino che devi inserire nella lista di luoghi da visitare almeno una volta nella vita.

Borgo di Viggianello

I borghi più belli del Pollino: Viggianello in Basilicata

Iniziamo il nostro viaggio tra i borghi più belli del Pollino dal versante lucano del parco, partendo da Viggianello, in provincia di Potenza, situato ai piedi del massiccio del Pollino, nella Valle del Mercure.
Ci troviamo in uno dei borghi italiani più belli d’Italia in Basilicata, un paese dalla forte impronta bizantina e normanna, il cui nome ha subito una graduale trasformazione tra il XII e il XV secolo: da Byanellum a Byanelli, continuando con Vincianelli, Vingianello e, infine, Viggianello.
Nel territorio del borgo ha origine il fiume Mercure (che in territorio calabrese prende il nome di Lao), il quale, insieme ai vari torrenti del Parco, si presta a fare canoa, rafting e pesca, ma se preferisci una passeggiata nel verde, non mancano sentieri per il trekking e per lunghe passeggiate tra le infinite distese di pini loricati.
Viggianello è la meta ideale anche per gli appassionati di equitazione, arrampicata sportiva e ciaspolate invernali. Tra i luoghi più interessanti da visitare, ci sono le numerose chiesette di campagna, edificate in epoca bizantina, tra cui la Cappella di San Sebastiano e la Chiesa madre di Santa Caterina d’Alessandria, mentre nel punto più alto dell’abitato, in posizione dominante, sorge il Castello, costruito dai Normanni e poi ingrandito dagli Svevi ed Aragonesi.
Meritano una menzione anche i palazzi gentilizi che si possono ammirare passeggiando per il borgo: Palazzo Caporale (situato nella zona alta del paese), Palazzo de Filpo, costruito alla fine del Settecento, e Palazzo Marino-Siniscalchi, la cui storia è legata quella di una nobile e antica famiglia originaria di Genova.
Bellezze naturali e architettoniche, ma non solo: qui anche la cucina tradizionale è un’attrazione da non perdere, con piatti come la minestra ‘mbastata (minestra “impastata” con patate e verdure di stagione), la frittata ku zzafaràni e sauzìzzu (frittata con peperoni e uova salsiccia), e i ciciràta (struffoli).

Borgo di Castelsaraceno

I borghi più belli del Pollino: Castelsaraceno in Basilicata

Ci spostiamo a Castelsaraceno, paese che confina con altri borghi del Pollino che vale davvero la pena visitare: Carbone (a circa 19 km), Latronico (che dista 26 km) e Lauria (a 33 km).
Edificato nel 1031 dai Saraceni, il paese fu distrutto tredici anni dopo da un terremoto. In seguito, dopo essere stato abbandonato dai Normanni, passò sotto il dominio dei Mango di San Chirico, che lo donarono nel 1086 agli Abati dell’Abbazia di San Michele Arcangelo. Nel XV secolo passò ai Carafa e poi fu dominio dei Sanseverino. Alla fine passò ai baroni Picinni Leopardi, signori del luogo.
Tra gli edifici che per la loro architettura e la loro storia non puoi perderti, ci sono Palazzo Baronale, risalente al XV secolo, la Chiesa di Santo Spirito, edificata tra il XVI-XVII secolo, che conserva un trittico del pittore D’Amato appartenente alla Scuola Napoletana di Raffaello e un polittico su tela raffigurante San Leonardo del pittore Ippolito Borghese, e la Chiesa di San Rocco, al cui interno è conservata una preziosa statua lignea del Beato Stefano Seno. Da non dimenticare, infine, la Chiesa di Santa Maria degli Angeli e il Convento dei Cappuccini.
Ma se citiamo opere che lasciano a bocca aperta, allora non possiamo non consigliarti il Ponte tra due parchi, il ponte tibetano più lungo al mondo, che con i suoi 586 metri di lunghezza e gli 80 metri di altezza, collega il Parco nazionale del Pollino e il Parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri-Lagonegrese. Inaugurato il 31 luglio 2021, questo spettacolare capolavoro di ingegneria ti permette non solo di provare il brivido di attraversare un ponte sospeso tra le montagne, ma anche di ammirare uno dei paesaggi più suggestivi e incontaminati del Sud Italia.
E come non citare anche le meraviglie della tavola, dove tra i piatti tipici troviamo: la munnulata, una zuppa con castagne infornate, fagioli, patate e polvere di peperone crusco; la ‘nzozara, contorno a base di funghi, peperoni, cipolle e pomodori; la rafanata, maccheroni al ferretto cotti alla brace con sugo di carne, rafano e pecorino; il tortano, pane ripieno con peperoni e uova; il tagliatizzo, formaggio tipico della zona, fatto con latte di pecora e stagionato due mesi.

Borgo di San Costantino Albanese

I borghi più belli del Pollino: San Costantino Albanese in Basilicata

Anche il piccolo borgo di San Costantino Albanese, nel cuore del Parco nazionale, posto a circa 650 metri sul livello del mare, sorge in un’area geografica di grande valore naturalistico che presenta differenti caratteristiche ambientali tipiche, in gran parte, della macchia mediterranea, a cui si aggiungono ambienti caratteristici delle zone continentali. Il borgo è stato fondato da popolazioni albanesi provenienti dall’Albania e dalla Morea nel 1534, in seguito all’invasione ottomana dell’Impero Bizantino.
La particolarità di San Costantino Albanese è che i suoi abitanti si distinguono da quelli dei paesi vicini per l’uso della lingua arbëreshe, una lingua albanese parlata in alcune aree del Sud Italia. Non solo: ancora oggi la cultura e le tradizioni albanesi sono fortemente radicate nella vita quotidiana del borgo, a partire dai costumi tradizionali e dal rito bizantino, che fa ricadere la comunità sotto la giurisdizione ecclesiastica dell’Eparchia di Lungro.
Tra i luoghi più interessanti di questo singolare e affascinante borgo, ci sono il seicentesco Palazzo Pace, la piccola Chiesa della Madonna delle Grazie, la Chiesa in stile barocco di San Costantino e il Santuario della Madonna della Stella che secondo una leggenda popolare fu innalzato dopo che la Madonna apparve a una pastorella di nome Vrasilia.
Naturalmente, ti consigliamo di non perdere l’occasione di assaggiare la cucina arbëreshe, che ti delizierà con piatti come fusilli con la mollica di pane e il tipico cugliaccio, kulac nel dialetto albanese, un dolce rustico a base di farina di grano tenero, semola rimacinata, uova, olio, strutto, lievito naturale, lievito di birra e finocchietto selvatico.

Borgo di Noepoli

I borghi più belli del Pollino: Noepoli in Basilicata

Poco distante da San Costantino Albanese e da altri interessanti borghi del Pollino – Senise, Valsinni, Cersosimo, Chiaromonte, San Giorgio Lucano e San Paolo Albanese –, troviamo Noepoli, che conta poco più di 700 abitanti e ospita la sede della Comunità montana Val Sarmento. Il borgo, insieme a San Costantino Albanese, comprende il bosco Farneta, ricco di funghi e di castagne.
Il paese, le cui origini risalirebbero all’VIII-VII secolo a.C., è diviso in due parti: la città vecchia e il borgo che prende il nome di Casale. La prima area, fortificata con due porte di accesso e posta in alto su un colle, si sviluppa intorno al Castello ed è caratterizzata da abitazioni in architettura massiccia, dotate di forno familiare che a volte fuoriesce dalle pareti esterne. Casale, invece, è la seconda area di Noepoli, che si estende alle pendici del colle e presenta abitazioni più piccole e povere di ornamenti.
Quella del borgo è una storia particolarmente ricca e affascinante: lo testimoniano anche gli importanti reperti, oggi conservati nel Museo della Siritide di Policoro, di una necropoli con tombe enotrie e lucane.
Per conoscere meglio il bel borgo di Noepoli, ti consigliamo di partire dall’ingresso del paese dove sono ancora visibili i resti del castello feudale, oggi sede del Municipio, costruito nel XV secolo e dotato di un bel portale in pietra con decorazioni del XVIII secolo. Qui si trova una pietra tombale del XIV secolo che riproduce un guerriero chiamato dalla gente del posto “Iacuvill”.
Del patrimonio religioso fanno, invece, parte la splendida Chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria, del XVI secolo, la Cappella della Madonna del Rosario, nel rione Casale, in cui è conservata la statua lignea della Madonna del Rosario (XVII sec.), insieme ad un crocifisso, sempre in legno, del XVI secolo, e la Cappella della Madonna di Costantinopoli, che si trova poco fuori l’abitato, con cupola e lanterna in stile orientale, risalente con tutta probabilità al XV secolo, opera dei frati francescani.
E dopo aver visitato questi autentici tesori storici e artistici, non dimenticare di assaporare l’ottima cucina locale, che vanta piatti dai sapori antichi e dai profumi indimenticabili, come lagane e ceci, fave e cicorie, agnello e funghi o baccalà con i peperoni cruschi Igp di Senise, soppressata e il pane ripieno di verdure saporite. Tutto da accompagnare con un buon calice di Aglianico del Vulture Doc.

Borgo di Valsinni

I borghi più belli del Pollino: Valsinni in Basilicata

Con Valsinni salutiamo la provincia di Potenza e ci spostiamo nella provincia di Matera, in un borgo a cui è stata assegnata la Bandiera arancione dal Touring Club Italiano, il prestigioso riconoscimento di qualità turistico-ambientale conferito ai piccoli comuni dell’entroterra italiano che si distinguono per un’offerta di eccellenza e un’accoglienza di qualità. Valsinni fa parte della Comunità montana Basso Sinni e sorge su un’altura che domina la Valle del Sinni.
Alle spalle del centro abitato si erge il Monte Coppolo, sulla cui sommità si trova un’importante area archeologica, oltre ai resti di un’antica città fortificata. In particolare sono sopravvissuti al tempo l’acropoli edificata nel IV secolo a.C. e la cinta muraria formata da blocchi squadrati.
Alcuni studiosi, come ad esempio il professor Lorenzo Quilici, pensano che questa città – le cui origini si perdono nella leggenda – possa essere addirittura la mitica città greca di Lagaria, fondata da Epeo, il costruttore del cavallo di Troia.
Ma il figlio di Panopeo non è l’unico personaggio la cui storia si intreccia con quella di Valsinni. Il borgo ha, infatti, dato i natali a Isabella Morra, poetessa nota tanto per le sue opere quanto per la sua tragica biografia, considerata una delle voci più autentiche della poesia italiana del XVI secolo e pioniera del Romanticismo. Alla sua figura è dedicato il film Sexum superando – Isabella Morra del 2005, lungometraggio diretto e prodotto da Marta Bifano.
Se vuoi esplorare il borgo in ogni suo angolo, ti consigliamo di partire dal Castello, che si trova nella parte antica del paese, non accessibile alle automobili. Questa parte del borgo è caratterizzata da abitazioni antiche, vecchie di secoli, addossate le une alle altre e separate solo da strette vie che si aggrappano sui fianchi dello sperone roccioso su cui sorge Valsinni. Il castello dove visse la Morra – forse edificato su una preesistente fortificazione longobarda nei primi anni dopo il 1000 – è posto sul punto più alto del borgo e conserva opere, documenti e scritti che testimoniano la vicenda esistenziale e la solitudine a cui fu costretta la poetessa nel corso della sua vita.
Altro luogo di interesse è la Chiesa Madre di Santa Maria Assunta, costruita probabilmente sui resti di un’antica cappella medievale, al cui interno si possono ammirare splendidi affreschi, l’organo, un crocifisso del Cinquecento e un presepe in stile napoletano. La chiesa, inoltre, custodisce le reliquie di San Fabiano, il Papa martire.
Anche qui la cucina è un vero e proprio piacere per il palato. Tra i prodotti tipici, da non perdere: i formaggi, come pecorino e cacioricotta, i salumi, tra cui guanciale, salsiccia, soppressata, e i piatti cosiddetti “poveri”, in cui si riutilizza per i primi il pane avanzato, dal pancotto con cipolla e salsiccia ai ferretti con la mollica, per arrivare poi a cavatelli con cime di cocozze o con i fagioli, lagane e ceci, strascinati, calzoni di ricotta. Da provare anche i cardi e i lampascioni. E per finire in dolcezza, dei golosi calzoncelli di farina, zucchero e uova, fritti o cotti al forno, con un ripieno di crema di ceci, buccia di mandarino e liquore, oppure con castagne trite e cioccolato fondente.

Borgo di Maierà

I borghi più belli del Pollino: Maierà in Calabria

Con Maierà ci spostiamo in territorio calabro e precisamente nella provincia di Cosenza, in un borgo che sorge a 360 metri sopra il livello del mare, sul fianco sinistro di un profondo vallone solcato dal torrente Vaccuta.
Il paese di Maierà è conosciuto per la sua particolare posizione che lo rende unico nel suo genere: a separare il centro abitato dal vicino comune di Grisolia, altro dei borghi del Pollino che ti consigliamo di visitare, è infatti un profondo burrone. Il dirupo è chiamato la Valle del Torrente Vaccuta, meglio noto come la Vallata dei Mulini, in quanto sono ancora presenti i resti degli antichi mulini in pietra, usati per la macina del grano, che sono stati utilizzati più o meno fino agli anni Cinquanta.
Il nome di questo grazioso borgo, secondo alcuni studiosi, deriverebbe dalla parola ebraica marà, che significa “grotta“, con riferimento alla presenza di numerose grotte primitive situate in località San Domenico. Un’altra tesi sull’etimologia del nome sostiene invece che derivi dal greco machairas che significa “coltellaio“, in relazione alla conformazione increspata delle rocce della zona che sembrano simili alle lame di un coltello o di una spada.
Maierà è stato feudo di alcune importanti famiglie che hanno segnato la storia di questa parte della Calabria, come i Carafa, i Matera e i Lagni. I suoi più importanti monumenti sono la Chiesa di Santa Maria del Piano, sorta su un preesistente tempio, che al suo interno conserva preziosi affreschi rinascimentali, la Chiesa di San Domenico e quella di San Pietro, di origine italo-greca, la Cappella della Madonna del Carmine, il Palazzo Ducale e la Porta della Terra.
Inoltre, da piazza Croce, piazza Castello e dal Rifugio in località Anzirrone si possono ammirare splendidi panorami che lasciano senza fiato, soprattutto al tramonto.
Ti consigliamo di visitare anche il Museo del Peperoncino, ospitato all’interno di Palazzo Patrizio, nel centro storico del paese, che attraverso il percorso espositivo ti permetterà di scoprire segreti e curiosità del “diavolillo“, vero e proprio simbolo dell’identità culturale calabrese. E se vuoi approfondire le tue conoscenze sul peperoncino, poco distante da Maierà trovi Diamante, uno dei borghi italiani dove vivere la street art, sede dell’Accademia Italiana del Peperoncino.
E come sempre, chiudiamo con un po’ di gastronomia, perché anche Maierà non mancano le specialità che fanno gola. Una su tutte, le lagane e ceci, ma non si possono non menzionare anche le dolci grispelle.

Borgo di Civita

Civita è un piccolo borgo che conta poco più di 800 abitanti e sorge all’interno della riserva naturale Gole del Raganello e nel cuore del Parco Nazionale del Pollino. Civita, inoltre, fa parte delle storiche comunità albanesi d’Italia: qui, infatti, sono ancora vive le antiche tradizioni del popolo albanese, la lingua, il rito religioso e la cultura. Come se non bastasse, il paese è inserito nella lista dei borghi più belli d’Italia in Calabria, quindi non puoi non visitarlo se sei in zona.
Anche perché Civita è immerso in un ambiente naturalistico di grande valore che presenta profondi canaloni, orridi e calanchi, con i burroni resi più suggestivi dai colori degli oleandri, la macchia mediterranea stretta tra il cielo e le rocce, e lecci, querce selvatiche, ulivi e pini che prosperano tra crepe e fessure.
A questo paesaggio selvaggio e imponente si aggiunge un altro elemento che mescola natura e mistero, ovvero il Ponte del Diavolo, una delle principali attrattive di Civita e simbolo del Parco Nazionale del Pollino. Si tratta di un’unica arcata a dorso d’asino posta a quota 260 metri s.l.m sul Raganello che secondo la leggenda sarebbe stata costruita dal diavolo. La fantasia popolare afferma, infatti, che si tratta di un’opera così imponente e di difficile realizzazione che solo il demonio poteva averle dato forma.
Se vuoi godere di una vista impareggiabile sul territorio circostante, ti consigliamo il belvedere Timpa del Demanio, nei pressi della Mater Chiesa, punto di osservazione privilegiato da cui puoi osservare lo splendido gioco di stratificazioni bianche e rosa della roccia.
Non solo natura e leggende, Civita è anche storia, cultura e cucina. Nel centro storico della cittadina, infatti, puoi visitare la Cappella di Sant’Antonio e quella cinquecentesca di Santa Maria della Consolazione, oltre alla Chiesa in stile barocco di Santa Maria Assunta, dove ancora oggi viene celebrata la liturgia bizantina in lingua albanese.
Per quanto riguarda la cucina, a Civita non mancano i piatti dai sapori autentici e genuini, come la pasta fatta in casa condita con sugo di capretto, prosciutto e capocollo, formaggio fresco, gnocchetti con ricotta pecorina, fettuccine con funghi porcini e agnello alla civitese, tutti accompagnati da un buon calice di vino della zona.

Borgo di Cerchiara di Calabria

I borghi più belli del Pollino: Cerchiara in Calabria

Immerso nel verde, il borgo di Cerchiara di Calabria include nel suo territorio il monte Sellaroa e la cima della Serra Dolcedorme, il monte più alto della Calabria, che condivide con il vicino comune di Castrovillari. Fiore all’occhiello di questo paese, che sarebbe sorto nel luogo in cui si trovava un insediamento di origine greca conosciuto con il nome di Arponion (con riferimento ad Epeo, che avrebbe usato il legname dei boschi del monte Sellaro per realizzare il cavallo di Troia), è il Santuario della Madonna delle Armi, edificato nel XV secolo e incastonato nella roccia, che al suo interno ingloba la grotta dove viene custodita la miracolosa immagine della Madonna. Ampliata nel XVI-XVII secolo, col palazzo ducale ed altri edifici, la chiesa conserva opere seicentesche ed affreschi del Settecento di scuola napoletana.
Del prezioso patrimonio storico-artistico di Cerchiara di Calabria fanno parte anche la chiesa di Sant’Antonio e il convento degli Osservanti, in stile barocco, la chiesa di San Giacomo, anche questa di gusto barocco, e la chiesa di chiesa di San Pietro apostolo, d’impianto rinascimentale, a tre navate.
Il borgo è anche una delle destinazioni preferite da alpinisti e appassionati di arrampicata che nelle ripide pareti della Gola del Caldanello, da cui si può accedere alla prima via ferrata del Meridione, detta Ferrata del Caldanello o Ferrata della Gravina, possono cimentarsi in avvincenti sfide verticali. La ferrata si trova nei pressi di ciò che resta del castello costruito nel ‘300, a completamento della preesistente rocca longobarda.
La principale e più nota attrazione di Cerchiara sono le sue grotte naturali che nel corso dei secoli sono state rifugio per i monaci basiliani, nascondiglio per briganti e riparo per pastori. Oltre alla Grotta di Santa Maria, situata nell’area dove fu edificato il santuario della Madonna delle Armi, una delle più interessanti è la Grotta dei Bagni, situata poco fuori dal paese, meglio nota con il nome di Grotta delle Ninfe. Si tratta di un’antica fonte di acqua sulfurea che forma fanghi terapeutici e che sfocia oggi in una piscina termale. All’interno di questa grotta sono state ritrovate numerose lucerne e monete di epoca romana, testimonianza di come fosse già conosciuta e apprezzata in epoca antica.
Cerchiara di Calabria è Città del Pane, prodotto che si fregia del marchio del Parco Nazionale del Pollino ed è un simbolo dell’identità gastronomica della zona. La particolarità del pane è costituita dalla forma, una bella pagnotta con la gobba, da 2,5 o 3 kg., che si mantiene morbido e saporito fino a 15 giorni dall’uscita dal forno.

Borgo di Alessandria del Carretto

I borghi più belli del Pollino: Alessandria del Carretto in Calabria
Source: calabriastraordinaria.it/destinazioni/alessandria-del-carretto-unoasi-di-benessere-in-alta-montagna

Siamo quasi giunti alla fine di questo breve viaggio tra alcuni dei borghi più belli del Pollino. Un’altra tappa imperdibile è il borgo di Alessandria del Carretto, comune più alto del parco, il cui territorio confina con altri interessanti borghi, tra cui Cerchiara, San Paolo Albanese, San Lorenzo Bellizzi e Terranova del Pollino.
Il documento più antico riguardante l’attuale territorio di Alessandria è una pergamena conservata nell’Archivio dell’Abbazia di Cava dei Tirreni e risalente al 1277, trasposizione, dal greco in latino, di una più antica del 1193. Conosciuto in origine con il nome di Torricella, Alessandria del Carretto è stato rifondato nel 1633 dal principe Alessandro Pignone del Carretto ed è l’unico paese in Italia che porta nome e cognome del suo fondatore.
Se quello che stai cercando è un posto dove riscoprire il piacere di stare in mezzo alla gente e stringere amicizia con persone genuine e ospitali, senza che ci sia di mezzo lo schermo di uno smartphone, allora questo piccolo e tranquillo borgo è il posto giusto. Qui avrai la possibilità di vivere momenti autentici, fare passeggiate nelle campagne circostanti e godere della pace e tranquillità di borgo rimasto ancora autentico, lontano dai rumori della città. Inoltre, avrai la possibilità di godere dell’ospitalità tipica di queste zone, dove le persone del luogo sono sempre pronte ad accoglierti e a condividere con te la loro cultura e le loro tradizioni. Gli alessandrini, infatti, sono molto legati alle loro radici e al territorio, ma al tempo stesso riservano un’accoglienza calorosa e sincera verso i visitatori. Per provare sulla tua pelle l’atmosfera di questo borgo, puoi partecipare a una delle feste popolari che si svolgono durante l’anno, in particolare ti consigliamo di non perdere quella della Pita, organizzata ogni ultima domenica di aprile in località Spinazzeta, in alta montagna e al confine con la Basilicata. La comunità partecipa in maniera attiva ai festeggiamenti, un grande momento di condivisione che unisce adulti e bambini, e ciò ti consentirà di entrare in contatto con lo spirito del luogo e dei suoi abitanti.
Oltre alla bellezza naturale del territorio, ad Alessandria del Carretto ci sono anche importanti monumenti storici da visitare, come la Chiesa Madre di Sant’Alessandro Papa Martire, la Cappella di San Rocco, la Cappella della Madonna dello Sparviere, la Chiesa di San Francesco di Paola e la Chiesa di San Francesco Ferreri.
La cucina del borgo è povera e contadina ma dai sapori intensi e genuini, con piatti tipici come u ‘ngavëlatë, a base di cavolo verza, a lïcurdë, zuppa di pane raffermo con cipolle, peperoni, pomodori, basilico secco, uova e una spolverata di pecorino stagionato, e i maccherunë cu suchë du rregonë, maccheroni di grano Carosella realizzati a mano e conditi con il sugo del cosciotto di agnello fatto con trito di lardo, aglio, prezzemolo e alloro. Non possiamo certo non citare i salumi stagionati, come la soppressata bianca e il capocollo, oltre ai formaggi dati dai pascoli di alta montagna.

Borgo di Morano Calabro

I borghi più belli del Pollino: Morano Calabro

Chiudiamo il nostro viaggio tra i borghi del Pollino con Morano Calabro, un altro dei borghi più belli d’Italia in Calabria, punto di partenza ideale per escursioni a cavallo, in mountain bike (Morano Calabro è una tappa suggestiva della Ciclovia dei Parchi) e trekking sul Pollino.
Situato nella zona settentrionale della provincia di Cosenza, nell’alta valle del fiume Coscile, Morano Calabro sorge su un colle a circa 700 metri di altitudine e si affaccia sul versante calabrese del massiccio del Pollino, ma dello sfondo naturale che lo circonda fanno parte anche le vette del Dolcedorme e della Serra del Prete.
Il toponimo Muranum compare per la prima volta in una pietra miliare del II secolo a.C., tuttavia l’etimologia è incerta. Alcuni studiosi pensano che il nome sia un riferimento ai gelsi mori di cui il territorio abbondava in passato, mentre altri credono che derivi dalla parola greca méruma, cioè “cumulo”, perché gli edifici sembrano quasi ammonticchiati gli uni sugli altri. L’appellativo di Calabro è stato aggiunto a partire 1863 per distinguerlo da Morano sul Po.
Sono numerosi gli edifici religiosi che costituiscono il patrimonio artistico di Morano Calabro, e tra questi spiccano la Chiesa arcipretale dei Santi Pietro e Paolo, nei pressi del Castello posto sulla sommità dell’abitato, in posizione strategica e dominante tutta la valle, al cui interno sono custodite molteplici opere d’arte testimoni di un arco temporale che parte dal XV secolo e arriva fino ai primi decenni dell’Ottocento, e la Collegiata di Santa Maria Maddalena, anche questa ricca di opere d’arte dalla straordinaria bellezza. Meritano una visita anche la Chiesa e Monastero di San Bernardino da Siena, in stile tardo gotico, tra i migliori esempi di architettura francescana del ‘400 presenti in Calabria, la Chiesa di San Nicola di Bari, situata nel centro storico, la Chiesa del Carmine e il Monastero di Colloreto, che dista qualche chilometro dal centro abitato.
Sul fronte culinario, Morano Calabro offre una cucina semplice ma saporita, in cui le colture del territorio, come legumi, cereali e ortaggi, sono alla base della tradizione gastronomica locale. Tra le ricette tipiche della gastronomia moranese ti consigliamo di provare i maccheroni al ferretto, gli involtini di carne e lo stoccafisso con le patate, oltre ai piatti della cultura agricolo-pastorale come peperoni, uova e salsiccia (cancarèddrə gova e savuzìzza), la frittata di cipolla (frittètə ’i cipuddrə) e le patate e peperoni (patènə e cancarèddrə). Da assaggiare ci sono anche i dolci cicirèta, cannarìtulə, giurgiulèa, a base di miele, i cui nomi e forme particolari rimandano ad antiche credenze popolari.

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