10 località da scoprire durante un tour della Sicilia Occidentale: e no, non ci sono solo mare e spiagge.
I dintorni di Trapani custodiscono alcuni dei borghi più affascinanti di tutta la regione. Piccoli centri arroccati, villaggi marinari e “paesi di pietra” raccontano un territorio ricco di tradizioni. Dai vicoli medievali di Erice al mare turchese di Scopello, passando per il folklore di Vita e le attrazioni storiche di Salemi, ogni luogo regala scorci autentici di quest’isola, mostrando la sua anima più vera.
Dal mare all’entroterra: 10 borghi da visitare
La provincia di Trapani raccoglie borghi diversi per storia, paesaggi e tradizioni, ideali da mettere in un itinerario durante un tour attraverso le bellezze della Sicilia Occidentale. Lungo la costa, per esempio, si trovano località affacciate sul mare più o meno turistiche, mentre all’interno ci sono centri medievali e antiche cittadine rurali. Alcune mete, come Erice e San Vito Lo Capo, sono note a livello internazionale, altre, per esempio Vita o Custonaci, sono meno battute, conservando un fascino più discreto. Un viaggio in auto, in moto o in camper ti consentirà di andare alla scoperta di spiagge, siti archeologici, campagne costellate di vigneti e ulivi, senza scordarti della cucina locale.
Erice, tra medioevo e pasta di mandorle

Iniziamo da uno dei borghi più belli di tutta la Sicilia. Arroccato a 751 metri di altitudine sul monte omonimo, Erice si trova a soli 13 km da Trapani, ed è un vero e proprio incanto grazie alla sua atmosfera medievale intatta e il panorama mozzafiato sulla costa trapanese, le isole Egadi: nelle giornate più terse la vista arriva fino a Pantelleria. Cosa trovare? Stradine strette e acciottolate con vivaci botteghe artigianali, millenarie mura ciclopiche del VII secolo a.C e i profumi intensi dei dolci conventuali in pasta di mandorle (tappa obbligata è la Pasticceria di Maria Grammatico, dove gustare le tipiche genovesi, frolle ripiene di crema) che raccontano una lunga storia di contaminazioni culturali. Dal punto di vista architettonico, il simbolo è il Castello di Venere, che nasce in epoca romana su un tempio dedicato alla dea della bellezza e dell’amore: accanto c’è il Giardino del Balio, con le sue terrazze che regalano scorci da cartolina.
San Vito Lo Capo, il borgo delle vacanze

Situato su un promontorio all’estremità nord-occidentale della Sicilia, San Vito Lo Capo è un’incantevole località balneare nota per il suo arenile di sabbia dorata finissima e bagnata da acque limpide e poco profonde. Il cuore pulsante è Piazza Santuario, dove sorge la chiesa-fortezza dedicata a San Vito martire, risalente al ‘300. Il paese si sviluppa ai piedi del Monte Monaco: dalla cima di quest’ultimo, raggiungibile grazie a sentieri perfetti per trekking e camminate, si ammira uno splendido paesaggio tra mare e cielo, dov’è visibile l’iconico faro bianco attivo dal 1859.
Oltretutto, la cittadina è anche la porta d’accesso a nord della Riserva dello Zingaro, la prima area protetta della Sicilia istituita nel 1981: tra calette nascoste e percorsi naturalistici, si va alla scoperta di una ricchissima biodiversità. Ogni settembre dal 1998 si svolge il Cous Cous Fest (nel 2025 l’appuntamento è dal 18 al 29), festival internazionale dedicato alla specialità culinaria che rappresenta l’integrazione tra i popoli del Mediterraneo.
Castellammare del Golfo, l’antico porto

Restiamo sulla costa, scendendo a sud est, dove troviamo Castellammare del Golfo, una pittoresca cittadina affacciata sul mare. La storia di questo borgo è antichissima: in passato, è stato il porto dell’antica Segesta ed era conosciuto con il nome di Emporium Segestanorum e come tutta l’isola ha conosciuto diverse dominazioni. Il centro storico è allegro e si percorre attraverso la via principale, Corso Garibaldi, animata da caffè, ristoranti e negozi: tra le chiese spicca la Chiesa Madre, dedicata alla patrona Maria Santissima del Soccorso, che si festeggia dal 19 al 21 agosto con processioni e fuochi d’artificio.
Da vedere anche il Castello arabo-normanno, meglio noto come Castello a mare, in quanto un tempo lambito dall’acqua: all’interno è ospitato il Museo Etno-Antropologico Annalisa Buccellato, per andare alla scoperta delle tradizioni locali.
Scopello, un angolo di paradiso

Ci troviamo a metà strada tra San Vito Lo Capo e Castellammare del Golfo: la sosta a Scopello è imprescindibile. Un gioiellino considerato un vero e proprio angolo di paradiso, merito dei celebri faraglioni che spuntano dal mare blu cobalto e dalla Tonnara di Scopello, una delle più antiche della Sicilia.
Il minuscolo borgo è costruito attorno a un baglio seicentesco e a un abbeveratoio: il tempo sembra essersi fermato, tra cortili assolati, case in pietra chiara e bar con tavoli all’aperto dove gustare il pane cunzato, ovvero una pagnotta casereccia farcita con formaggio primo sale, pomodori, origano, olio e sale. Non è un caso se diverse produzioni televisive e cinematografiche lo abbiamo usato come set, dall’italianissima fiction Màkari all’hollywoodiano Ocean 12. A soli dieci chilometri si entra nella Riserva Naturale dello Zingaro, per un’esperienza tra natura, cultura e buon cibo.
Mazara del Vallo, tra gamberi gourmet e contaminazioni culturali

Sempre a portata di mare, ma spostandoci a ovest di Trapani, ecco Mazara del Vallo, una destinazione che si sente spesso nominare quando si parla di eccellenze gastronomiche made in Italy, dato che è la patria del pregiato gambero rosso. Ma c’è molto di più: il susseguirsi e intrecciarsi di popoli che sono approdati sull’isola si fonde in uno dei quartieri più caratteristici, vicino al porto, la Kasbah, con colori, decorazioni e murales di fattezze arabe. Qui, un tempo, abitavano pescatori tunisini e mazaresi. Non mancano poi interessanti testimonianze dell’arte barocca siciliana, soprattutto nelle chiese, come quella di San Francesco d’Assisi: se l’esterno è più austero, l’interno è un tripudio di stucchi. Vietato andare via senza aver visto il bellissimo Satiro Danzante all’omonimo museo: una statua bronzea di epoca greca rinvenuta nei fondali del Canale di Sicilia alla fine degli anni ‘90.
Custonaci, il borgo del marmo

Un posto meno noto dei precedenti, ma che vale il viaggio. Stiamo parlando di Custonaci, che si trova a poco più di 17 km a est di Trapani e che si rivela molto interessante per la combinazione tra bellezze naturali e mestieri tradizionali. Il borgo è caratterizzato dalle cave da cui si estrae un marmo rinomato chiamato “Perlato di Sicilia”: dopo quello di Carrara è il più venduto al mondo. Il suo territorio, inoltre, comprende la spettacolare Grotta Mangiapane, un sito preistorico che era abitato fino agli anni ‘50 e che oggi diventa teatro di un presepe vivente che ogni anno richiama tantissimi turisti da tutta Italia. Lo spirito religioso si sente forte e chiaro anche nel Santuario di Maria Santissima di Custonaci, meta secolare di pellegrinaggi.
Voglia di mare? Nessun problema, perché il place to be è la Baia del Cornino, ai piedi del Monte Cofano, con tanto di lidi e bar per fare anche l’aperitivo alla sera.
Salemi, la prima capitale d’Italia (per un giorno)

Da questo momento in poi il mare cristallino è solo un bel ricordo, ma siamo certi che anche l’entroterra trapanese non ti deluderà. Nel cuore della valle del Belice, per esempio, c’è Salemi, un borgo storico che si lega all’Unità d’Italia: solo per un giorno, infatti, è stato simbolicamente la capitale del Regno, con Giuseppe Garibaldi che venne accolto qui il 14 maggio 1860 dopo essere sbarcato a Marsala. La cittadina, che si aggira attorno ai 10.000 abitanti, custodisce tantissimi tesori: dal Castello Normanno-Svevo da cui godere di una splendida vista sulla campagna circostante, fatta di vigneti e uliveti, alla Chiesa Matrice di San Nicola di Bari, dallo stile barocco, passando per il Museo del Risorgimento al Museo della Mafia.
Salemi, inoltre, è definita anche la “città dei pani”, con pagnotte decorate a mano, che vengono realizzate per le ricorrenze come San Giuseppe e San Nicola: se vuoi approfondire meglio la conoscenza, recati al Museo del Pane Rituale, che ti stupirà.
Gibellina, l’arte come simbolo di rinascita

Colpita dal devastante terremoto del Belice del 1968, Gibellina è oggi un borgo d’arte contemporanea a cielo aperto, unico nel suo genere in Italia. Il centro abitato nuovo (Gibellina Nuova) è stato ricostruito a 11 km dal precedente, che dopo essere stato abbandonato per una ventina d’anni è diventato il monumentale Cretto di Burri, un’opera di land art dell’artista Alberto Burri che ricalca la pianta delle strade di Gibellina Vecchia, a memoria del disastro. Anche il borgo rinato è sotto il segno dell’arte e dell’architettura, con numerose installazioni e sculture realizzate da grandi nomi dell’architettura e dell’urbanistica come Ludovico Quaroni (sua la Chiesa Madre con la gigantesca sfera bianca che la sovrasta) e Alessandro Mendini (che ha progettato la Torre Civica), da ammirare passeggiando tra piazze dove vivere esperienze immersive. Gibellina è anche sede di importanti eventi culturali come Orestiadi, un festival internazionale di teatro, musica e arti visive.
Calatafimi Segesta, tra archeologia e storia

Immerso nell’agro segestano, eccoci a Calatafimi Segesta: l’attrazione più celebre si trova a pochi chilometri di distanza ed è il Parco Archeologico di Segesta, con il teatro di età ellenistica (dove ancora si svolgono spettacoli nella stagione estiva) e il tempio dorico, entrambi meravigliosi. Da non sottovalutare però anche il borgo, che conserva numerosi edifici di interesse culturale e artistico: ci sono la Chiesa Madre di San Silvestro Papa risalente al XII secolo e i ruderi del Castello Eufemio, posto in cima alla collina che domina il paese.
Un luogo di culto particolarmente importante è il settecentesco Santuario di Maria Santissima di Giubino: al suo interno conserva un prezioso bassorilievo marmoreo del ‘400 raffigurante la Madonna col Bambino. Gli amanti delle battaglie storiche possono segnate sulla mappa il Sacrario di Pianto Romano: l’obelisco è stato eretto commemorare i caduti della Battaglia di Calatafimi del 18 maggio 1860 (nell’ossario sono conservati i resti), il primo scontro tra le truppe garibaldine e l’esercito borbonico durante la celebre Spedizione dei Mille.
Vita, sotto il segno del folklore

Concludiamo con il borgo più piccolo della provincia di Trapani: posto su una collina tra Calatafimi Segesta e Salemi, è stato fondato nel ‘600 dal barone Vito Sicomo – a cui si deve il nome Vita – ma l’aspetto attuale è dato da una ricostruzione post sisma del 1968. Si tratta di una meta ideale per vivere una Sicilia rurale genuina, dove a farla da padrone sono le manifestazioni folcloristiche legate ai campi e alla religione. Da non mancare la Festa della Madonna di Tagliavia, che si svolge ogni anno il 12 maggio, giorno dell’Ascensione: qui il protagonista è il “cucciddatu“, un pane rituale intagliato che viene portato in processione e lanciato da una carrozza (detta carrozza dell’abbondanza) ai turisti. Niente paura se non puoi recarti per l’occasione: Vita è particolare anche per i suoi murales, che colorano i muri e i portali delle case, da vedere tutto l’anno.








