Adagiato tra le montagne della Sicilia, c’è un borgo che dall’alto ricorda la forma di una grande tartaruga di pietra. Un intreccio di case color miele, vicoli e tetti che si rincorrono uno sull’altro: si chiama Gangi, e a osservarlo dal Monte Marone sembra davvero un dipinto.

L’Italia è costellata di borghi dalle forme insolite e straordinarie: c’è chi ha il profilo di una mano, chi ricorda una stella o una corona. Ma tra tutti, Gangi è forse quello più curioso.

Situato a poco più di mille metri d’altitudine, nel cuore della provincia di Palermo, immerso nelle Madonie, il paese si arrampica sul fianco della montagna come se volesse fondersi con essa. Le sue abitazioni, strette le une alle altre e costruite con la pietra locale, disegnano il guscio di una tartaruga gigantesca.

Eppure, oltre al suo aspetto singolare, questo borgo custodisce un’anima antica e misteriosa, fatta di leggende, arte e storia millenaria. Andiamo a scoprirla.

Gangi, il borgo dalla forma di tartaruga e la sua storia

Le origini di Gangi si perdono nel mito. Secondo la tradizione, il paese sarebbe l’erede dell’antica Engyon, città fondata intorno al 1200 a.C. dai Cretesi guidati da Minosse, giunti in Sicilia alla ricerca di Dedalo. Dopo la distruzione di Engyon, un nuovo insediamento sorse sul Monte Marone, dando vita a quello che oggi è Gangi.

Nel corso dei secoli il borgo ha attraversato dominazioni e trasformazioni: dai Saraceni, che vi costruirono torri e fortificazioni, ai Normanni, fino ai conti Ventimiglia, che ne segnarono il volto medievale. Dal Cinquecento in poi, Gangi visse una stagione di splendore culturale, grazie alla nascita dell’Accademia degli Industriosi, che attirò artisti e architetti da tutta la Sicilia. Tra le sue stradine si respira ancora quell’atmosfera di vivace creatività, impressa nei palazzi barocchi e nelle chiese riccamente decorate.

A rendere unico il panorama di Gangi è anche il suo colore: la pietra grezza delle abitazioni crea una tavolozza uniforme che, vista da lontano, regala un effetto scenografico quasi irreale, quasi come un presepe antico.

Cosa fare e cosa vedere a Gangi

Il cuore del borgo conserva un dedalo di viuzze che si inerpicano verso la parte alta, dove si trovano alcuni dei luoghi più suggestivi.

Tra questi troviamo la Torre dei Ventimiglia, elegante testimonianza gotico-catalana che domina la piazza principale insieme alla chiesa Madre, custode di un imponente Giudizio Universale dipinto nel 1629 da Giuseppe Salerno, noto come “lo Zoppo di Gangi”. Poco distante sorge il Castello dei Ventimiglia, con la sua forma squadrata e le antiche torri storiche che ricordano il passato feudale del borgo.

Da non perdere anche Palazzo Bongiorno, splendido esempio di architettura settecentesca con sale affrescate dai maestri Gaspare Fumagalli e Pietro Martorana, e Palazzo Sgadari, oggi sede del Museo Civico, dove sono custoditi reperti e opere che raccontano la storia di Gangi e delle Madonie.

Fuori dal centro abitato, il Santuario dello Spirito Santo merita una visita: qui, secondo una leggenda, un contadino avrebbe ritrovato un’immagine miracolosa del Padre Eterno dipinta su un masso, oggi venerata all’interno del santuario.

Come arrivare a Gangi

Gangi si trova nel cuore delle Madonie, a circa 120 chilometri da Palermo e 80 da Cefalù. Il modo più comodo per raggiungerlo è in auto, percorrendo l’autostrada A19 Palermo-Catania fino all’uscita per Tremonzelli, per poi proseguire lungo le strade provinciali in direzione Gangi.

L’utilizzo di servizi di telepedaggio consente di viaggiare in modo più pratico e veloce, evitando code ai caselli e gestendo con facilità anche eventuali soste lungo il percorso.

Chi viaggia in treno, invece, può arrivare fino a Cefalù o Enna e proseguire con autobus di linea che collegano i principali centri delle Madonie.