Nella provincia pavese esiste un bosco nel Parco del Ticino che è stato devastato da una tempesta nel 2023. A primavera sono stati innestati piante e arbusti per dare nuova vita a questa porzione di territorio lombardo: si tratta di un progetto di compensazione portato avanti con la supervisione di Rete Clima. In questo reportage, Moveo ha visitato i luoghi del ristoro per approfondire il progetto di rigenerazione
Imparare a rigenerare il territorio. L’impatto del cambiamento climatico diventa erosione con la siccità, ad esempio, oppure devastazione quando il vento si trasforma in tornado, la pioggia in grandine, i temporali in cascate di pioggia. A luglio del 2023 violente raffiche di vento superiori ai 100 km/h hanno devastato l’Isola dell’Ochetta, causando la distruzione quasi totale del bosco igrofilo composto da ontani, pioppi e farnie. La caduta degli alberi e la conseguente diffusione di specie invasive hanno ridotto drasticamente la biodiversità con un impatto paragonabile, su scala locale, a una “tempesta Vaia del Ticino”. Oggi quest’area devastata è oggetto di un progetto di rigenerazione messo in atto da Microsoft Italia su indicazione tecnica di Regione Lombardia e realizzato e supervisionato dal partner tecnico Rete Clima. L’area boschiva rigenerata intende compensare il consumo di suolo di un’altra zona lombarda dove Microsoft intende installare alcuni data center. Moveo è andata a scoprire in questo reportage dalle sponde del Ticino come e fino a che punto il progetto rigenerativo abbia attecchito.

Il bosco devastato che si prepara a rinascere
Guidando verso sud da Milano in direzione delle cascine del pavese che lambiscono l’area del Ticino si avverte il passaggio da un paesaggio dal verde urbano ad uno disegnato da porzioni di natura ancestrale, dove rovi, alti alberi e tratte di distese verdi ricordano quanto fosse rigogliosa secoli fa la Pianura Padana prima di essere dedicata ad agricoltura e allevamenti.

Il bosco dell’Isola dell’Ochetta preserva questa memoria visiva, e in una giornata estiva il caldo afoso si mischia a insetti aggressivi e un odore a tratti acre, altri dolce, a seconda della fragranza delle piante che incontriamo. A guidarci lungo l’area devastata del bosco e oggi oggetto di rigenerazione è Francesco Patriarca, agronomo e responsabile progetti forestali per Rete Clima che spiega a proposito dell’Isola dell’Ochetta:«Questa foresta esiste da sempre in questo modo, la deforestazione della Pianura Padana è iniziata nel Medioevo. Questa striscia alberata lungo il Ticino è davvero rara». L’area boschiva interessata dal progetto di rigenerazione risiede all’interno del Parco del Ticino, vicino il paesino pavese di Cassolnovo in un’area che sfiora il confine lombardo con il Piemonte. L’area del Ticino non è un’isola verde a caso ma ha un grande valore ecosistemico, uno dei parchi più importanti della Lombardia:
«Il Parco del Ticino è un parco protetto che si sviluppa dal Lago Maggiore per poi congiungersi nel Po. È una spina verde importantissima all’interno di un territorio molto consumato dall’agricoltura, dalla popolazione come è la Pianura Padana. Unisce anche l’arco alpino al Po. È un parco protetto, con indicazioni specifiche ad esempio sulla caccia o sul consumo di suolo. È una lente di ingrandimento su come era tutta la Pianura Padana in passato, dominata da queste foreste molto imponenti e belle che poi a causa della crescita della popolazione sono state sacrificate per lasciare spazio alle coltivazioni agricole»

Il progetto di rigenerazione del bosco dell’Isola dell’Ochetta
Lo scopo del progetto rigenerativo è ricostituire una foresta. Camminando è facile vedere gli effetti della devastazione: ci sono alberi spezzati o con rami cadenti, come buchi nelle file di piante ad alto busto. Si avverte un senso di vuoto e un occhio attento nota tante tracce del passaggio della tempesta del 2023. L’iniziativa rigenerativa specifica, che interessa oltre 12 ettari di superficie, nasce nell’ambito delle attività di compensazione ecologica previste per la realizzazione della prima cloud region Microsoft in Italia. «Quest’iniziativa – continua Patriarca – nasce da un obbligo di compensazione ecologica di Microsoft dovuto alla costruzione di alcuni datacenter a Bornasco, vicino Pavia. Dove siamo adesso, prima del fortunale c’era una foresta tipica querco-carpineto-planiziale che nasce proprio nella Pianura Padana». In virtù di una traduzione della qualità del suolo dei datacenter di Microsoft in ettari del bosco dell’Isola dell’Ochetta e grazie ad uno sforzo dell’azienda, la superficie di rigenerazione coperta da quest’attività è oltre quanto previsto da un punto di vista burocratico. «Da un obbligo di 11,7 ettari di miglioramento forestale si è arrivati a 12,8: quindi Microsoft ha detto faccio un po’ di più. E le attività che svolgiamo normalmente non sono obbligatorie, ma si fanno volontariamente», ci ha indicato in dettaglio Paolo Viganò, presidente di Rete Clima.

Come si rigenera un bosco
«Qui abbiamo messo alcune specie come farnia, acero, pioppo (come alberi), nocciolo, biancospino (arbusti)» mi racconta il giovane ricercatore durante la nostra escursione. Francesco Patriarca si ferma a tratti per controllare i danni fatti da cinghiali o caprette che attentano agli arbusti appena impiantati dove prima non c’era nulla. Ci spiega che oltre agli animali ungulati, il problema sono le piante infestanti. In particolare in quest’area due piante, la fitolacca e la robigna: questi arbusti infestanti attaccano i giovani cluster di alberi compromettendone lo sviluppo.

Ecco perché bisogna riforestare subito dopo un incendio altrimenti si corre il rischio di avere queste piante che coprono l’ex manto forestale rendendo più complessa la ricostituzione forestale come era in precedenza. Nel dettaglio tecnico, il progetto punta a rimuovere la necromassa, pulire il terreno, rimuovere le piante infestanti e riforestare il suolo con le specie autoctone igrofile andate perdute: la piantagione sarà realizzata tramite creazione di idonei cluster arborei e arbustivi che potranno portare ad una colonizzazione naturale, favorendo la successione ecologica.

Le operazioni di piantagione si sono concluse a primavera scorsa, ora si è in una fase di manutenzione e monitoraggio pluriennale, in modo da garantire il consolidamento delle nuove foreste. «La manutenzione è fatta da un’azienda locale, su questa vigila Rete Clima ma è sovvenzionata dal progetto di Microsoft. Le piante sono organizzate in cluster, replicando il meccanismo virtuoso della ricrescita dopo un incendio dove le piante nascono vicine anche per supportarsi a vicenda nello sviluppo», segue Patriarca. Proprio mentre giravamo per il bosco è passata la cisterna ad innaffiare le piantagioni. Grazie a un approccio tecnico basato su indicatori scientifici e metriche ecologiche, Rete Clima misurerà nel tempo i benefici generati dall’intervento: assorbimento di CO₂, incremento della biodiversità vegetale e faunistica, miglioramento del microclima e tutela del suolo. Tutti i dati saranno comunicati, garantendo la trasparenza e la tracciabilità delle azioni ambientali svolte.

Perché è importante saper rigenerare il territorio
L’epoca in cui viviamo ci mostra gli effetti del climate change anche nell’erosione del suolo: siccità, sfruttamento agricolo, aree industriali dimesse lasciano terreno diventato povero di vita. Oggi è sempre più necessario rigenerare queste aree e recuperare terreno, per assicurare freschezza, traspirazione, nuove possibilità di uso anche per scopi economici. Il presidente Viganò precisa come la biodiversità cresce anche dove ci sono pratiche di riforestazione rispetto all’area agricola, ma solo se rispetta la natura specifica del suolo e del territorio su cui si lavora:
«A livello geografico e a livello tipologico, la foresta serve a livello funzionale su diversi aspetti: questa foresta a che funzione primaria dovrà rispondere? E quindi con quali specie diverse dovrà essere ripopolata. Ad esempio le latifoglie in un’area urbana che assorbe Co2. Oppure la scelta realizzativa e funzionale. I benefici quindi sono legati al problema di contesto specifico»
Viganò delinea un quadro di consapevolezza delle aziende rispetto ai fenomeni innescati al cambiamento climatico, in particolare adesso si cerca sostanza progettuale e non più salvacondotti per evitare la casella del “greenwashing“. «C’è un clima diverso rispetto a quello di ieri e non paragonabile a quello di domani, data la variazione meteo e climatica. Per cui dopo “come farle” e “dove farle” la domanda da porsi è “a che cosa queste foreste devono essere finalizzate e come devono essere realizzate” a causa di periodi di siccità climatiche e ondate di eventi meteo importanti, come piogge e vento».

Passeggiando per l’area del Ticino che sta rinascendo dopo l’impatto devastante della tempesta di tre anni fa, osservando la cura che Patriarca mette nel controllo peculiare delle piante, si capisce come le soluzioni nature-based generiche non servano: ogni territorio, ogni suolo, ogni foresta ha la sua ricetta rigenerativa. Ci vuole cura, pianificazione, attenzione alle peculiarità locali. «Per cui – conclude il presidente di Rete Clima – dovremo pensare a soluzioni sempre più idonee al territorio specifico, in funzione di un cambiamento progressivo e usando anche tecniche nuove, visto che gli scenari attuali sono inediti rispetto al passato. E perfino impensabili rispetto alle previsioni fatte nel passato recente».








