Prenotare un mezzo pubblico che passa sotto casa, adattandosi agli orari e ai percorsi richiesti dagli utenti. Roma sperimenta il “bus a chiamata”, un nuovo modo di vivere la mobilità in città. Ecco le ultime news.

A Roma prende piede un nuovo modello di trasporto: il “bus a chiamata“. Dopo i buoni risultati registrati nel quartiere Massimina, secondo il Comune, e come riportato da RomaToday, il servizio potrebbe essere pronto a espandersi in oltre venti aree della città.

Funziona come una sorta di taxi condiviso, ma pubblico, accessibile tramite prenotazione e attivo tutti i giorni. È pensato per rispondere alle esigenze delle zone meno servite, quelle periferie che, per struttura urbanistica o scarsità di infrastrutture, risultano spesso escluse dai grandi assi del trasporto tradizionale.

“Bus a chiamata”: come funziona

Il bus a chiamata consente ai cittadini di richiedere un passaggio indicando orario e punto di partenza, con la certezza di trovare posto a sedere e di usufruire di un servizio puntuale.

È un sistema più efficiente rispetto a molte linee attualmente in funzione. L’esperienza di Massimina, in questo senso, parla chiaro: le vecchie linee 086 e 087, che percorrevano oltre 200mila chilometri all’anno, erano scarsamente utilizzate.

Una delle due trasportava, nelle ore di punta, appena otto passeggeri al giorno. Con il nuovo servizio, in nove mesi sono stati effettuati oltre 22mila viaggi, con una media di 82 utenti quotidiani. A fronte di un minor numero di chilometri percorsi, il servizio ha registrato una risposta dieci volte superiore in termini di utilizzo.

I dati raccolti indicano un livello di soddisfazione molto elevato: quasi il 97% degli utenti si è detto soddisfatto della cortesia del personale, della puntualità e della comodità del viaggio. Per chi vive fuori dal Grande Raccordo Anulare, o in quartieri difficilmente raggiungibili con i mezzi tradizionali, poter contare su un servizio prenotabile che passa sotto casa rappresenta un grande miglioramento a livello di qualità della vita.

Perché il trasporto a chiamata potrebbe essere il futuro della mobilità urbana

Il servizio è stato pensato soprattutto per connettere quartieri residenziali con stazioni metro, filobus o ferroviarie. Secondo uno studio consegnato all’assessorato alla Mobilità, sono 22 le aree individuate per la prossima estensione, tra cui Piana del Sole, Monte Stallonara, Vitinia, Trigoria, San Vittorino, Case Rosse, Casal Monastero, La Storta e Cesano. Tutti contesti dove le attuali linee risultano antieconomiche o non adeguate agli obiettivi di mobilità fissati dal Comune.

Si tratta di un modello che affianca e integra le soluzioni già disponibili, come la possibilità di acquistare biglietti per metro e bus via app, tramite appositi servizi per i mezzi pubblici online, o la pianificazione dei percorsi in tempo reale.

Quali sono i costi e cosa succederà a Roma nei prossimi mesi

Nonostante si tratti di un servizio più personalizzato, i costi previsti risultano inferiori a quelli delle linee attualmente in funzione. Secondo le stime fornite dall’assessore alla Mobilità di Roma Eugenio Patanè, l’estensione del bus a chiamata in 15 aree con 35 veicoli comporterebbe una spesa annua di circa 7,28 milioni di euro. Contro i 9,35 milioni spesi per mantenere le linee tradizionali equivalenti.

In più, si risparmierebbero oltre 1,8 milioni di chilometri/vettura all’anno, da destinare ad altri potenziamenti della rete.

A settembre dovrebbe partire la gara per l’acquisto dei veicoli destinati al nuovo servizio. Se i tempi verranno rispettati, nel 2026 si potrà procedere con l’attivazione dei primi collegamenti su richiesta nelle nuove zone.

Il piano prevede anche una ristrutturazione complessiva della rete: sopprimendo le linee meno utilizzate e sostituendole con un servizio più mirato, Roma potrebbe liberare 3,2 milioni di chilometri/anno da reinvestire in tratte a bassa frequenza, migliorando la qualità del trasporto per tutta la città.