Un mercato mondiale che in meno di dieci anni supererà i 100 miliardi di euro, con enormi ricadute positive sulla qualità dell’aria urbana. L’Italia punta ad avere oltre duemila bus elettrici in circolazione per il 2026.
Sempre più sostenibili e a impatto zero. È questa la grande sfida di metropoli e città di oggi e del futuro. La strada che conduce in questa direzione passa obbligatoriamente dalla mobilità. Mentre il mercato dell’auto elettrica, almeno in Europa, segna una fase di rallentamento rispetto alle previsioni, quello del trasporto pubblico accelera proprio nel comparto dei motori alternativi a quelli a combustione: è un passaggio fondamentale per avere realtà più green, considerando che la sostenibilità si traduce anche nel preferire i mezzi pubblici alle vetture private, e così prende piede una nuova tipologia di flotta.
Sono i pullman i diretti interessati dell’evoluzione in corso. Il mercato dei bus urbani, a livello europeo, negli ultimi anni ha fatto segnare una considerevole crescita delle cosiddette trazioni alternative (dall’elettrico all’ibrido): nel 2023 hanno rappresentato il 73% dell’immatricolato (+20% sul 2020), mentre la quota di bus a zero emissioni ha superato il 40%. A confermarlo è il report “Evoluzione dell’elettrificazione del trasporto pubblico locale” realizzato da Motus-E, associazione che raccoglie gli sforzi di operatori industriali e mondo accademico per favorire la transizione energetica in questo settore.
Un mercato da più di 100 miliardi
È solo il particolare di uno scenario molto più ampio e globale. La società di consulenza americana Precedence Research ha calcolato il valore del mercato mondiale dei bus elettrici o e-bus: dai 26 miliardi euro del 2023, si passerà ai 33 miliardi del 2025, per quindi superare quota 40 miliardi nel 2027 e, solo due anni più, sfondare il tetto dei 50 miliardi di euro. Di questo passo, con un tasso di composto di crescita annuale del 13,4%, nel 2033 il mercato raggiungerà i 101 miliardi di euro, con l’Asia – e in particolare l’Estremo oriente – ad agire da traino.

La conferma dello sviluppo di una flotta tecnologicamente avanzata arriva direttamente dall’Agenzia internazionale dell’energia (IEA): per il 2022 ha stimato un parco di 800.000 bus elettrici che, nell’arco di sette anni, crescerà a 2,7 milioni. Il 96% del mercato verterà attorno alla Cina, dove la domanda per mezzi ad alimentazione elettrica non conosce sosta, con la produzione di componenti, batterie e veicoli da esportare all’estero. Sempre secondo l’IEA, l’85% degli e-bus che circolano in America latina sono già di fabbricazione cinese e i produttori orientali tra il 2017 e il 2023 hanno aumentato la loro quota di mercato Ue dal 10 al 30%.
Il panorama europeo riporta che lo share dell’elettrico per ciò che concerne il trasporto urbano si è notevolmente rafforzato in cinque anni: il report di Motus-E sottolinea il balzo dal 12% del 2019 al 40% del 2023, quota ben superiore al 22,5% fissato dalla Clean Vehicles Directive, adottata cinque anni fa dal Parlamento di Bruxelles. Tra il 2012 e il 2023 sono stati immatricolati oltre 19.000 e-bus: con la sola eccezione del 2022, la crescita annuale è stata superiore al 40%.
A conti fatti, la quota di autobus elettrici è più grande di quella dei veicoli a diesel, che restano però i più diffusi se combinati con soluzioni ibride che comprende le tipologie mild e full hybrid. Se nelle versioni mild hybrid i motori elettrici sono a supporto di quelli termici, per esempio nelle ripartenze, in quelle full hybrid i veicoli possono muoversi con i soli motori elettrici per brevi tratte.
L’Italia proiettata al 2026
Concentrando l’attenzione sull’Italia, al 30 settembre 2022 circolavano 43.001 bus tra urbani ed extraurbani e il 90% era a diesel: lo riporta l’ultimo censimento presentato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. I mezzi a zero emissioni raggiungevano le 621 unità: l’1,5% dell’intera flotta. Il 2023 è stato un anno di volta, con un aumento delle immatricolazioni del 250% che ha contribuito ad avvicinarsi alla percentuale fissata dalla Clean Vehicle Directive.
Gli e-bus immatricolati erano stati 97 nel 2020, quindi 178 nel 2021: +83% prima di un rallentamento nel 2022 (108, -38%) e di una decisa risalita lo scorso anno con 378 immatricolazioni, specialmente tra Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia – Romagna, Sardegna e Sicilia. Il trend positivo confermerebbe gli autobus a motore elettrico come l’opzione più valida per immettere mezzi efficienti sulle strade delle città, grandi e piccole, della Penisola.

L’età media del parco autobus italiano è la più alta in Europa: 10,3 anni contro gli 8 anni della Spagna e quelli appena sotto di Francia, Germania e Regno Unito. Gli e-bus assicurano prestazioni superiori ai fuel cell in cui l’idrogeno è sfruttato dalle celle a combustibile per alimentare il motore elettrico: non solo per il costo minore dei veicoli, ma anche per efficienza. La spinta al cambio di passo è accompagnata da interventi legislativi, tanto nazionali quanto comunitari, che mirano proprio a ridurre l’età media del trasporto pubblico con soluzioni a zero emissioni.
Con i fondi riservati dal piano Next Generation EU e per la Mobilità sostenibile, il numero di autobus a zero emissioni assegnati nei bandi è di 2.500 unità: 2.326 a batteria e 165 fuel-cell. Le risorse economiche stanziate includono i 3,7 miliardi del Piano Strategico Nazionale della Mobilità Sostenibile (PSNMS), con un orizzonte temporale al 2033: il Piano direzione le misure di sostegno e di finanziamento sull’elettrico, comprese le infrastrutture per la ricarica.
L’ambizioso obiettivo è di avere le 2.500 in circolazione per l’estate 2026 e contare su un parco composto per l’88% da e-bus nel 2050: le proiezioni per allora sono di 975 milioni di litri in meno di combustibile (diesel in particolare) e 2.393 kilotoni di CO2 risparmiati all’ambiente. Non male, vero?







