Il Canada impone dazi del 100% sulle auto elettriche cinesi seguendo l’esempio degli USA e dell’UE. Lo scopo è quello di proteggere l’industria nazionale dalla concorrenza di Pechino.
Il Canada ha deciso di imporre dazi del 100% sulle auto elettriche importate dalla Cina con una misura che entrerà in vigore il prossimo 1° ottobre. Questa decisione segue la scia di analoghe iniziative adottate dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. L’obiettivo è quello di contrastare la crescente influenza della Cina nel mercato globale delle auto elettriche.
L’iniziativa mira a proteggere l’industria automobilistica canadese da quella che il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha definito una “concorrenza sleale” promossa dal governo di Pechino, accusato di agevolare indebitamente, con aiuti di Stato, i produttori cinesi di veicoli elettrici.
Il contesto economico e commerciale
Il Canada, fortemente integrato con l’economia statunitense, ha deciso di seguire da vicino le mosse dell’amministrazione Biden, che ha imposto dazi pesanti su una vasta gamma di prodotti cinesi tra cui veicoli elettrici, batterie, pannelli solari e acciaio.
Secondo Trudeau, la Cina avrebbe scelto di “giocare con regole diverse” nel mercato globale, sfruttando pratiche commerciali aggressive che mettono a rischio i posti di lavoro e la competitività delle industrie nazionali dei paesi occidentali. Questo contesto avrebbe portato Ottawa a prendere misure drastiche per difendere la propria economia, soprattutto alla luce dell’aumento significativo delle importazioni di auto elettriche cinesi, che nel 2023 hanno raggiunto un valore di 1,6 miliardi di dollari, rispetto ai meno di 100 milioni dell’anno precedente.
Dazi sulle auto elettriche: una misura estesa
I dazi del 100% non si applicheranno solo alle automobili, ma anche a camion, autobus e furgoni elettrici prodotti da marchi cinesi come BYD, la più grande produttrice al mondo di veicoli elettrici, oltre che a una serie di veicoli ibridi. Questi dazi si aggiungono a quelli già esistenti, come il 6,1% sulle auto, e a nuove tariffe del 25% su acciaio e alluminio di provenienza cinese, che entreranno in vigore il 15 ottobre.
Il governo canadese sta inoltre valutando ulteriori misure restrittive su altri settori strategici, come la produzione di batterie, microchip, turbine eoliche e pannelli solari. Settori nei quali la Cina ha già dimostrato una significativa capacità di espansione sul mercato globale.
La risposta dell’industria canadese e la reazione della Cina
L’industria automobilistica canadese sembra aver accolto con favore l’introduzione dei dazi sulle auto elettriche di produzione cinese. Il comparto avrebbe a lungo richiesto interventi per proteggere posti di lavoro e salari dall’importazione di veicoli cinesi a basso costo. Il Canada ha anche cercato di sostenere la propria industria con ricche sovvenzioni destinate a produttori come Stellantis, o come Volkswagen e Honda, per la costruzione di fabbriche di veicoli elettrici e di batterie sul territorio nazionale.
Parallelamente, anche i produttori di acciaio e alluminio hanno sollecitato il governo a considerare misure restrittive sulle importazioni cinesi, preoccupati dalle conseguenze della politica industriale di Pechino.
Tuttavia, l’annuncio dei dazi canadesi non è passato inosservato. L’ambasciata cinese in Canada ha espresso “forte insoddisfazione“ per la decisione. Ha inoltre avvertito che questa politica danneggerà il commercio e la cooperazione economica tra i due paesi.
Il governo di Pechino è convinto che le nuove tariffe possano rallentare il processo di transizione verde in Canada, penalizzando sia i consumatori che le imprese canadesi.







