Esploriamo la differenza tra capacità lorda e netta nelle batterie EV, evidenziando il ruolo cruciale del Buffer per preservare la durata della batteria e garantire una gestione ottimale dell’energia, nonché le implicazioni per gli utenti.

Nel mondo dei veicoli elettrici, la distinzione tra capacità lorda e netta delle batterie può cogliere di sorpresa molti nuovi utenti. Questa differenza non è un dettaglio marginale, ma un aspetto fondamentale che influenza direttamente l’utilizzo, la durabilità e l’efficienza delle batterie degli EV. Ma cosa significano esattamente questi termini e perché la batteria che abbiamo pagato non può essere utilizzata nella sua totalità?

Il cuore dell’elettrico: batterie EV a doppia capacità

La capacità di una batteria EV è indicata in due modi: la capacità lorda, che rappresenta l’energia massima teorica che il pacco batteria può immagazzinare, e la capacità netta, ovvero l’energia effettivamente disponibile per l’uso. Questa distinzione è cruciale per comprendere le prestazioni reali di un veicolo elettrico e per impostare correttamente le aspettative degli utenti riguardo l’autonomia e la durata della batteria.

Prendiamo ad esempio la batteria di un veicolo che abbia una capacità lorda di 62 kWh e una netta di 58 kWh. La differenza tra questi due valori (4 kWh) costituisce una riserva di energia strategica voluta dai produttori per preservare l’integrità della batteria nel tempo.

Questa riserva si chiama Buffer.

La funzione protettiva del Buffer

Il Buffer svolge un ruolo vitale nella gestione della batteria, proteggendola da potenziali danni legati a un sovraccarico o uno scaricamento completo. Questa riserva di energia è fondamentale per prevenire la corrosione delle celle e per massimizzare la vita utile della batteria, garantendo che l’auto mantenga una buona autonomia nel corso degli anni.

Il Buffer non solo protegge la batteria, ma serve anche a compensare il naturale degrado che avviene con il passare del tempo e l’accumulo dei cicli di ricarica. Questo meccanismo assicura che l’autonomia del veicolo rimanga più stabile nel lungo periodo, ritardando l’effetto del degrado sulla capacità utilizzabile.

Innovazioni e prospettive future

Le tecnologie attuali di batterie EV si avvalgono del Buffer per massimizzare l’efficienza e la durata delle batterie, ma la ricerca continua a spingere i confini di ciò che è possibile. Un esempio promettente proviene da Harvard, dove è stata sviluppata una batteria che mantiene l’80% della sua capacità originale dopo 6.000 cicli di ricarica, segnando un importante passo avanti nella tecnologia delle batterie.

Questi sviluppi potrebbero un giorno ridurre la necessità di un Buffer ampio, permettendo un utilizzo più efficiente della capacità totale della batteria e offrendo agli utenti un’autonomia maggiore e una durabilità ancora più estesa delle batterie EV.

La comprensione approfondita della capacità lorda e netta delle batterie degli EV è essenziale per valutare correttamente le prestazioni e l’autonomia di questi veicoli. Il Buffer, pur essendo una riserva nascosta, gioca un ruolo chiave nel prolungare la vita della batteria e nel garantire una maggiore stabilità dell’autonomia nel tempo.

Una comunicazione più possibile user-friendly della capacità netta potrebbe quindi contribuire significativamente a migliorare la fiducia e la soddisfazione degli utenti. In un futuro non troppo lontano, l’evoluzione tecnologica tuttavia potrebbe rendere questi dibattiti meno rilevanti, aprendo la strada a una nuova era dell’elettrico caratterizzata da prestazioni e affidabilità sempre maggiori.