Il Consiglio dei Ministri del 16 settembre 2026 valuterà una proroga breve del taglio delle accise sul diesel, in scadenza domani, mentre resta aperto il confronto su forma e platea di un possibile bonus carburante.

Il tema del costo del rifornimento carburante torna al centro dell’agenda politica proprio nelle ore in cui il governo è chiamato a sciogliere un nodo non semplice. Il Consiglio dei Ministri di oggi valuterà come gestire la fase di transizione, muovendosi tra un’estensione tecnica della misura esistente e l’introduzione di strumenti più mirati pensati come sostegni per famiglie, lavoratori e imprese. Il quadro, va detto, resta ancora fluido e nessuna decisione risulta formalizzata.

La scadenza incombente e l’ipotesi di una proroga breve

Lo sconto di 17 centesimi al litro sul gasolio scade ufficialmente domani. Per evitare un’interruzione secca proprio alla vigilia del weekend, tra le opzioni discusse dall’esecutivo compare l’ipotesi di una proroga del taglio delle accise limitata nel tempo, indicativamente compresa tra 7 e 10 giorni.

Si tratterebbe di una misura-ponte, utile a “traghettare” il settore dell’autotrasporto fino alla definizione del prossimo pacchetto di aiuti strutturali, senza lasciare un vuoto normativo nell’immediato.

Accise su benzina e diesel: la misura attuale e le alternative allo studio

Parallelamente alla proroga tecnica, il Ministero dell’Economia sta ragionando su un cambio di impostazione più ampio. L’idea è quella di superare, almeno in parte, l’approccio degli sconti alle accise applicati in modo generalizzato, per orientarsi verso strumenti più selettivi. Tra le ipotesi sul tavolo figura un bonus carburante una tantum da circa 100 euro, destinato in via prioritaria alle fasce di reddito più basse.

Non si tratta ancora di una scelta definitiva, quanto di uno scenario che convive, per il momento, con l’opzione della proroga generalizzata.

Il rebus del bonus benzina: tre strade possibili

È proprio su questo fronte che si concentra il vero nodo politico, quello che rende difficile parlare di una soluzione già scritta. Il Ministero dell’Economia sta infatti valutando gli equilibri di finanza pubblica (con l’obiettivo di rimanere sotto la soglia del 3% del rapporto deficit-PIL) prima di sciogliere le riserve sulla struttura definitiva del bonus carburante, e le opzioni operative in discussione sono sostanzialmente tre.

La prima è un bonus una tantum di importo intorno ai 100 euro, rivolto a lavoratori dipendenti e partite IVA: la difficoltà principale, in questo caso, riguarda il reperimento delle risorse pubbliche necessarie e la compatibilità con i vincoli di deficit.

La seconda ipotesi è quella di un fringe benefit aziendale, fino a 200 euro, riservato ai dipendenti del settore privato: una soluzione che scaricherebbe il costo sui datori di lavoro e che, di fatto, lascerebbe fuori lavoratori autonomi e persone senza occupazione.

La terza strada, infine, è la ricarica della Carta Dedicata a Te, per circa 100 euro, indirizzata ai nuclei familiari con ISEE sotto i 20.000 euro: un canale già collaudato, ma che rischia di escludere il ceto medio e in particolare i lavoratori pendolari, categoria tra le più esposte all’andamento dei prezzi del carburante.