Siamo a Carbuta, una frazione dell’entroterra ligure, dove l’architetto Mario Galvagni ha trasformato un vecchio frantoio in una casa-studio dalle forme surreali: sembra avere delle grandi “orecchie” di cemento, rivolte in “ascolto” del paesaggio.
In giro per il mondo non mancano meraviglie architettoniche bizzarre o fuori dal comune: basti pensare alle case sottosopra di Szymbark, in Polonia, o all’Eremo di Vincent, ribattezzato “Parc Güell” del Salento. Ma non si tratta sempre e solo di curiosità, a volte parliamo di veri capolavori di architettura.
È il caso della cosiddetta “casa con le orecchie” di Carbuta, ideata dall’architetto, pittore e fisico milanese Mario Galvagni, figura poliedrica che ha collaborato con Gio Ponti (autore, tra gli altri, del Grattacielo Pirelli a Milano) e lasciato segni indelebili in tutta la Liguria, come l’insediamento residenziale di Torre del Mare a Bergeggi.
Negli anni Sessanta Galvagni scelse di stabilirsi nell’entroterra di Finale Ligure, acquistando un vecchio frantoio contadino a Carbuta e trasformandolo in un laboratorio di sperimentazione architettonica. Ripercorriamone la storia.
La casa con le orecchie di Galvagni: storia e genesi di un’opera visionaria
La dimora nasce sul finire degli anni Sessanta, quando Galvagni e la moglie, l’artista svizzera Corina Steinrisser, decisero di trasferirsi a Carbuta. Il vecchio frantoio, con annessa stalla, divenne così la base di una ricerca artistica e architettonica destinata a lasciare il segno.
Sulle facciate comparvero delle grandi forme sporgenti, simili a padiglioni auricolari, presto ribattezzate dal pubblico “orecchie”. Non erano però un vezzo estetico: Galvagni le definiva “convogliatori di luce”, gusci in rete metallica rivestiti di cemento, progettati per catturare i raggi del sole in determinati momenti della giornata e indirizzarli all’interno delle stanze, altrimenti troppo buie.
Il risultato è un edificio che dialoga costantemente con il paesaggio, un’opera in cui architettura e natura si intrecciano fino a diventare un unico linguaggio. Intorno alla casa, inoltre, Galvagni creò un giardino fatto di dischi di cemento e pietre, porte sospese, muretti e sculture, espressione di quella che lui stesso chiamava “ecologia della forma”. Alla base, l’idea che le forme architettoniche nascano come risposta profonda al contesto naturale e umano che le circonda.
Si può visitare la “casa con le orecchie”?
Sicuramente tra i capolavori che ogni appassionato di architettura dovrebbe vedere, oggi l’edificio di Carbuta è però ancora una residenza privata, abitata dalla figlia di Galvagni.
Non è quindi accessibile liberamente, ma recentemente sono stati organizzati tour guidati – come l’ultimo, di Le Guide del Golfo – curati da associazioni culturali e architetti, che hanno permesso a visitatori e appassionati di scoprire da vicino la storia e le peculiarità della casa-studio. Questi eventi non sono però regolari, quindi l’accesso, al momento, dipende dall’organizzazione di queste visite speciali.
Dove si trova e come arrivare alla casa-studio di Galvagni
La casa con le orecchie si trova a Carbuta, frazione di Calice Ligure, nell’entroterra della Riviera di Ponente, a pochi chilometri da Finale Ligure. Per raggiungerla, l’auto è il mezzo più comodo: da Finale Ligure si risale verso l’interno seguendo le indicazioni per Calice e poi per Carbuta, lungo una strada che si snoda tra boschi e uliveti. Se si percorre l’autostrada, l’uso di servizi di telepedaggio è consigliato, specialmente in alta stagione.
La casa in sé è privata, e quindi non aperta al pubblico, ma il borgo mantiene intatto il fascino delle località rurali liguri e rappresenta un punto di partenza ideale per scoprire l’entroterra di questa splendida regione.
Fonte foto: Antithesi.info, Immagine di Sandro Lazier







