Analisi delle performance di sostenibilità e degli stakeholder, supervisionare la comunicazione e promuovere l’accettazione del turismo tra i membri della comunità locale. Sono alcune delle qualità di questo nuovo professionista che unisce turismo e sostenibilità nella descrizione di Diego Gallo, intervistato da Moveo

Il Sustainability Manager for Tourism Destinations è nuovissima professione che coniuga sostenibilità e turismo: una figura professionale che a partire da quest’anno è presente nelle destinazioni turistiche italiane e si occuperà di sviluppare un modello sostenibile e inclusivo delle destinazioni turistiche, con al centro il benessere dei territori e dei visitatori. Moveo ha intervistato Diego Gallo, direttore del programma turismo di Etifor, che ha contribuito al lancio di questa professionalità. Una specializzazione che richiede l’adozione di approcci sistematici alle conoscenze interne e alle procedure esistenti di una località turistica, così come di un orientamento strategico per garantire che la sostenibilità sia efficacemente integrata nel modello organizzativo complessivo.

Quali sono le competenze del Sustainability Manager for Tourism Destinations?

Secondo Gallo, questa tipologia specifica di Sustainability Manager «deve possedere una combinazione di attitudine al mestiere turistico, capacità professionali di pensiero strategico e intuizioni operative». Di seguito qualche esempio dei requisiti proposti dal direttore di Etifor per i responsabili della sostenibilità nelle località turistiche:

  • Condurre un’analisi delle performance di sostenibilità della destinazione come punto di partenza per considerazioni strategiche;
  • Realizzare un’analisi degli stakeholder e identificare opportunità per aumentare il coinvolgimento di questi gruppi;
  • Valutare le esigenze e le indicazioni di tutti i gruppi di stakeholder coinvolti nel turismo di territorio;
  • Progettare un processo per promuovere l’accettazione del turismo tra i membri della comunità locale e meccanismi continui per il monitoraggio del feedback;
  • Gestire e supervisionare le comunicazioni esterne e interne relative alla strategia e alle performance di sostenibilità della destinazione.

Quanto contano le conoscenze tecniche sulla sostenibilità per questo professionista?

Moltissimo, dato che come spiega Gallo questi professionisti:

«Sono i responsabili dell’implementazione quotidiana delle iniziative e dei progetti di sostenibilità ambientale, sociale, culturale ed economica della destinazione. E garantiscono che l’implementazione a livello di organizzazione turistica sia in linea con la strategia generale e che gli obiettivi chiave stabiliti per la misurazione dei progressi siano raggiunti»

Gli esempi sono diversi, come saper implementare pratiche di gestione sostenibile della catena di approvvigionamento dei beni per il turismo, ridurre il consumo di risorse e raggiungere una maggiore efficienza, sostenere soluzioni di economia circolare, oppure creare e diffondere conoscenze a supporto delle misure di mitigazione, adattamento e resilienza climatica all’interno della destinazione. I Sustainability Manager for Tourism Destinations sono poi cruciali nel processo di adozione di un riconoscimento ufficiale del proprio impegno come le «certificazioni del turismo sostenibile, che possono essere uno strumento utile perché definiscono uno standard internazionale riconosciuto per perseguire gli obiettivi concreti, riconosce gli operatori del sistema coinvolti nel processo del turismo sostenibile e può essere uno strumento di promo-commercializzazione per la destinazione turistica».

Come nasce questa professionalità?

L’idea parte da un progetto finanziato dall’Unione Europa. L’esigenza di questa figura è particolarmente sentita in Europa per motivi socio-territoriali, come spiega il direttore:

«Attingendo alle attuali politiche europee, a strumenti pratici e a casi di studio concreti come il progetto WeNaTour, le destinazioni turistiche europee evidenziano una crescente attenzione verso i temi della sostenibilità. Le politiche europee identificate nel Transition Pathway for Tourism evidenziano opportunità che possono nascere da questo cambio di visione turistica: la prevenzione e la gestione delle crisi, l’economia circolare, le transizioni verdi e digitali, la sostenibilità socioeconomica, la creazione di posti di lavoro di qualità, il sostegno alle PMI (Piccole e Medie Imprese) e lo sviluppo di competenze professionali»

Pensando all’Italia, dove immagina questa tipologia di Sustainability Manager?

Troppo presto per identificare luoghi specifici o meglio un identikit di città italiana adatta, ma sicuramente ci sono delle indicazioni di base:

«La sostenibilità genera sfide differenti a seconda della destinazione dove i principi si applicano. In generale, in città la sostenibilità si declina nell’equilibrio tra turista e residente. Mentre nelle destinazioni dotate di qualità ambientali al rapporto con le comunità locali si aggiunge anche il bilanciamento del turismo con gli equilibri ecosistemici»

In particolare, Gallo sottolinea che l’ecosistema di riferimento è esso stesso un bene di interesse turistico da tutelare:

«Oggi, nella prospettiva della sostenibilità, la natura dovrebbe essere considerata come portatrice di interesse alla pari di altri fattori produttivi e asset della destinazione»

Infine, come questo professionista può rendere più sostenibile il luogo dove opera?

Il direttore spiega che il turismo non è facilmente confrontabile con altre filiere produttive:

«Il turismo è un sistema economico e non si comporta come un settore economico. Se ben gestito, attiva una crescita socio- culturale per la popolazione locale, stimola un’evoluzione della governance territoriale avvicinando la parte pubblica e quella privata verso una visione comune e attiva nuove azioni di conservazione e manutenzione degli ambienti naturali. Le opportunità di crescita economica sono quindi una naturale conseguenza».