Un’area grande 1 milione di metri quadrati che ospiterà strutture di ricerca, sedi universitarie, poli museali. Un luogo da visitare per i turisti che sceglieranno Torino, che avrà anche uno spazio ampio di rigenerazione urbana. E da cui saranno lanciati innovazioni e professionisti che avranno l’ambizione di scoprire e vivere su nuovi pianeti

Lo spazio non è mai stato così a portata di mano: già chi oggi ha 30 anni potrebbe riuscire a vedere i primi insediamenti umani sviluppati sulla Luna. E la prossima generazione vivrà come una possibilità concreta il viaggio umano su Marte. In Italia, gli esempi di Paolo Nespoli o di “Astro”Samantha Cristoforetti hanno rinvigorito il sogno tricolore di prospettive spaziali. In questo ambito, il Piemonte da decenni si è ritagliato un ruolo di rilievo: e sicuramente si tratta di una prospettiva evolutiva importante che va a ritagliare il futuro dell’automotive, oggi più assente in regione. Il legame tra automobili e astronavi, a livello di sviluppo tecnico e di indotto industriale, è molto più stretto di quanto si possa immaginare. Così, nella città che un tempo era considerata la patria dell’automobile italiana nascerà l’ambizioso progetto della Città dell’Aerospazio di Torino. Si tratta di una collaborazione pubblico-privata tra Politecnico di Torino, Leonardo e istituzioni del territorio che sarà tradotta in uno spazio enorme, grande circa 1 milioni di metri quadrati, che ospiterà 35mila addetti e a regime dovrebbe produrre un fatturato di circa 8 miliardi di euro. Il progetto sarà realizzato nel nucleo Industriale compreso tra corso Francia e corso Marche, sito storico legato allo sviluppo aeronautico del capoluogo piemontese. Grazie al supporto di Fulvia Quagliotti, responsabile del Polo di Torino e presidente del distretto di Aerospazio del Piemonte, Moveo ha fatto un viaggio immaginario nella Città che sarà e che mira a dare il contributo italiano alla scoperta di ciò che ci attende nelle galassie più vicine e lontane.

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La Città dell’Aerospazio: un mosaico di 12 progetti

La nuova area si divide in 12 progetti diversi, con scopi, strutture e operatori dedicati che compongono un mosaico inedito che punta ad arricchire Torino, e di riflesso l’Italia, ben oltre le potenzialità di ricerca legate allo spazio. Intelligenza artificiale, elettronica, realtà virtuale e aumentata, domotica sono i tools che saranno oggetto di sviluppo da parte di ricercatori e imprese. Grande attenzione è stata riservata al valore aggiunto per la città, anche in termini di attrattività turistica. «Esiste qualcosa di simile a quella che sarà la Città dell’Aeropazio di Torino a Tolosa e si chiama la Citè de L’espace. Ma la nostra ospiterà progetti di rigenerazione urbana, luoghi di alta formazione, startup e imprese. Sarà un’area visitabile anche dai turisti, basata su una collaborazione industriale che si estenderà anche a livello nazionale», spiega Fulvia Quagliotti, ingegnere e leader di questo progetto ambizioso e di grande complessità solo pensando agli enti coinvolti e alle aziende: sono oltre 450, e ci si muove da colossi come Leonardo e Thales Alenia Space, a pmi e startup di settore. 

L’area di Torino dove sorgerà il complesso della Città dell’Aerospazio – Credits: Leonardo

Nato a fine del 2023, il mosaico progettuale richiederà un grande sforzo realizzativo e la prima area nella numerazione dei 12 progetti, quella dedicata ai laboratori e gestita dal Politecnico di Torino, dovrebbe essere conclusa entro il 2025. Infatti, il cuore della Città dell’Aerospazio sarà dedicato alla ricerca di soluzioni per gli aspetti critici legati alle missioni di esplorazione spaziale a lungo termine: obiettivo è renderle più sostenibili e autonome dalla Terra.

Mappa della Città dell’Aerospazio di Torino – Credits: Leonardo

La Città dell’Aerospazio: dai laboratori al Museo

I primi 6 progetti di sviluppo della Città dell’Aerospazio di Torino sono già molto eterogenei. «Li abbiamo numerati partendo appunto dal primo dedicato ai laboratori condivisi tra Politecnico di Torino, Università di Torino e aziende collegate: saranno ospitati nei vecchi edifici dell’Alenia». Solo questa prima area prevede un finanziamento di circa 42 milioni di euro, di cui più della metà a carico del Politecnico. I temi di ricerca sviluppati parlano già di futuro e spaziano da architetture e propulsione elettrica ibrida in campo aeronautico all’autonomia di volo e di missione, nonché monitoraggio e gestione del carico di lavoro psico-fisico del pilota e infine prognostica e manutenzione predittiva.

Rendering della Città dell’Aerospazio di Torino – Credits: Politecnico di Torino

«Il secondo progetto sarà una grande area dedicata alla formazione. Qui troveremo i Master di I e II livello dell’Università di Torino e il biennio di ingegneria aerospaziale del Politecnico. Ma anche l’ITS di Meccatronica e Aerospazio», segue la direttrice. Nella terza area, chiamata “Casa delle Imprese” saranno ospitate le pmi di settore in un‘infrastruttura multifunzionale di oltre 16mila metri quadrati. Sempre in quest’area ci sarà anche l’ESA Business innovation center, guidato quindi dall’Agenzia spaziale europea. «Ci tengo a ricordare che ci sono progetti per la città come il numero 4, un’area dedicata alla rigenerazione urbana dove ci sarà edilizia residenziale, parchi, negozi, insomma realtà al di fuori del contesto industriale». Il progetto numero 5 sarà dedicato ad ospitare gli headquarters della divisione velivoli di Leonardo dedicati in particolare a ricerca e sviluppo. Infine, anche il progetto numero 6 è dedicato a potenziare l’infrastruttura cittadina questa volta in termini di offerta didattica e turistica, attraverso la creazione del Museo delle scienze e delle tecnologie aeronautiche.

Rendering della Città dell’Aerospazio di Torino – Credits: Politecnico di Torino

La Città dell’Aerospazio: dallo Space Center al Parco urbano

Il viaggio immaginario di Moveo, guidato dalla direttrice Quagliotti, approda quindi al progetto numero 7, quello in qualche modo più evocativo per gli appassionati. «Lo Space center, un centro dello spazio voluto dall’ASI che comprenderà una parte di laboratori, ricerca in campo spaziale, aperti anche a startup e pmi. Anche questo avrà una struttura museale, questa volta dedicata alla ricostruzione della storia delle esplorazioni nello spazio con un’attenzione all’esperienza di Torino ma riferimenti sia su quanto fatto a livello nazionale e internazionale. Accanto allo Space Center, esiste già il Thalessa Alenia Space, centro di logistica spaziale in cui ci sono i simulatori del terreno di Marte, aree di contatto con la stazione spaziale e tanti elementi che riguardano l’esplorazione spaziale».

Rendering della Città dell’Aerospazio di Torino – Credits: Politecnico di Torino

A questo punto lo sviluppo dell’area si concentra nella parte nordorientale della Città dell’Aerospazio, dove sono ospitati gli ultimi cinque progetti. «Dove oggi è ancora attivo l’aeroporto Torino-Aeritalia saranno trasformate e potenziate le infrastrutture aeroportuali: è questo il progetto numero 8, la realizzazione di una nuova aerostazione. Mentre il numero 9 sarà dedicato alla nuova sede dell’Elisoccorso del 118». Infine, il progetto numero 10 avrà come obiettivo la creazione del Campus universitario del volo, dove il Politecnico farà diverse attività. E con il numero 11, il mosaico della Città dell’Aerospazio troverà l’ultima offerta specifica verticale: «Un’area dove si pensa di collocare sperimentazioni e luoghi di addestramento di astronauti, soprattutto focalizzati negli insediamenti futuri sulla Luna e su Marte».

Rendering della Città dell’Aerospazio di Torino – Credits: Leonardo

Il progetto di chiusura, il numero 12, è ancora una volta uno spazio pensato per la comunità cittadina. Un Parco urbano, dove il Comune di Collegno che logisticamente ospita l’intera area, intende richiamare nuovamente il tema dell’esplorazione dello spazio con una finalità più legata alle visite didattiche e turistiche. «E tutto questo, i 12 progetti della Città dell’Aerospazio che coprono un’area davvero vasta, saranno collegati da quello che potrei definire come il progetto numero 0: un people mover. Si tratta di una monorotaia, una forma di rotaia sospesa che servirà tutte queste zone», conclude la direttrice. Per ricordare che il trasporto e la connessione urbana attraverso la mobilità restano il cuore di qualsiasi progetto che guardi al futuro.