L’estate 2026 si preannuncia da record per il turismo in Italia, ma tanti visitatori concentrati in pochi luoghi possono avere anche effetti negativi sul territorio: ecco la classifica delle città più a rischio overtourism.
L’overtourism in Italia è da anni una delle sfide più importanti per le amministrazioni locali, che si vedono obbligate a introdurre nuovi divieti, ordinanze e restrizioni per gestire l’afflusso di visitatori, tutelare l’ambiente e preservare la qualità della vita dei residenti. Un problema evidente soprattutto nella stagione estiva.
Negli ultimi anni si sono moltiplicate le misure per contenere il fenomeno: da spiagge a numero chiuso a limitazioni in alcune aree montane e città d’arte. Un caso famoso è quello del ticket d’ingresso a Venezia, che ora potrebbe arrivare a costare fino a 50 euro, ma si può citare anche la prenotazione obbligatoria per salire al Seceda, in Val Gardena, a seguito delle proteste dei proprietari dei pascoli.
A confermare la pressione crescente sulle destinazioni italiane è l’ultimo report di Demoskopika, che fotografa una situazione sempre più complessa.
Allarme overtourism: la classifica delle città più a rischio dell’estate 2026
Secondo l’analisi di Demoskopika, la provincia più esposta al rischio overtourism questa estate è Rimini. Il territorio romagnolo registra circa 17.000 presenze turistiche per chilometro quadrato, un dato particolarmente elevato se confrontato con una popolazione residente di circa 300 mila abitanti.
Al secondo posto si trova Venezia, che sfiora le 16.000 presenze per chilometro quadrato e continua a essere una delle principali vittime del “turismo mannaro“, tra i fattori di rischio per la salvaguardia della città Patrimonio UNESCO. Completa il podio la provincia di Bolzano: qui il problema non è solo per la città, ma per tutto il fragile territorio montano.
L’overtourism nelle città italiane resta un grosso problema soprattutto a Venezia, tanto da aver portato il neo sindaco Venturini a valutare la proposta di portare il ticket d’accesso fino a 50 euro per i visitatori giornalieri. Anche Firenze aveva a suo tempo valutato l’idea di un ticket d’ingresso contro l’overtourism.
L’effetto è particolarmente evidente nei centri storici, che per gestire meglio il numero di persone hanno incentivato pedonalizzazioni e trasporto pubblico. L’auto, per evitare traffico e possibili sanzioni, è meglio lasciarla nei parcheggi convenzionati appena fuori dal centro.
Grandi città e piccoli borghi: due facce del turismo italiano
Il turismo italiano continua a concentrarsi in pochi grandi poli attrattivi. Roma, Venezia, Firenze, Verona e Napoli hanno totalizzato complessivamente oltre 23 milioni di arrivi e 72,1 milioni di presenze.
In parallelo a questa realtà c’è il fenomeno dell’undertourism, che interessa soprattutto i Comuni con meno di 5.000 abitanti. Sempre più viaggiatori scelgono piccole località e borghi meno noti alla ricerca di un turismo più lento e sostenibile, fatto di esperienze autentiche e una minore pressione turistica.
Per queste realtà sono attesi circa 21 milioni di arrivi e 80 milioni di presenze nel corso dell’anno, con incrementi rispettivamente del 5,3% e del 6,9% rispetto all’anno precedente. I piccoli borghi arrivano così a intercettare il 14% degli arrivi complessivi e il 15,3% delle presenze registrate in Italia, dimostrando come una parte crescente della domanda stia cercando alternative alle mete tradizionali più affollate.
Italia meta preferita in Europa per le vacanze estive
Nonostante le criticità legate all’overtourism, l’Italia continua a essere la destinazione più desiderata d’Europa. Secondo il focus realizzato da Confturismo Confcommercio insieme a Swg e PollingEurope, il 54% dei cittadini europei indica la penisola come prima scelta per le vacanze estive.
Il nostro Paese precede la Spagna, ferma al 51%, e supera anche Grecia e Francia, rispettivamente al 46% e al 41%. Più distanziate risultano invece Croazia e Regno Unito. Ad apprezzare di più le destinazioni italiane sono i viaggiatori provenienti da Spagna e Polonia.
Buone notizie che però rendono ancora più urgente trovare un equilibrio tra sviluppo del settore e sostenibilità.








