A Roma e nel Lazio i furti di rame dalle colonnine per auto elettriche sono in forte aumento, con oltre 200 casi in poche settimane.
Negli ultimi mesi le infrastrutture di ricarica per i veicoli elettrici sono finite nel mirino di ladri specializzati, attratti non dall’energia, ma dal rame contenuto nei cavi e nei componenti interni.
Ogni colonnina fast charge, progettata per la ricarica rapida tra 50 e 250 kW, può custodire fino a 7 chili di rame, che può essere rivenduto illegalmente a circa 9-10 euro al chilo.
Furti di rame alle colonnine di ricarica: emergenza a Roma e nel Lazio
Il fenomeno si è concentrato soprattutto a Roma e nella sua area metropolitana, con circa 200 episodi registrati tra febbraio e marzo, in particolare nella zona Sud-orientale della Capitale e nei Comuni limitrofi. Tutti gli operatori sono stati coinvolti e le colonnine di ricarica elettrica veloce risultano le più vulnerabili, mentre quelle a ricarica lenta, prive di cavi integrati, sono state in larga parte risparmiate. La facilità di accesso e la mancanza di dispositivi di sicurezza efficaci hanno reso queste infrastrutture un obiettivo semplice per gruppi di ladri, spesso sospettati di agire in maniera organizzata.
Nei giorni scorsi la Polizia di Stato ha eseguito una serie di arresti, concludendo con successo le prime operazioni volte a frenare questa escalation.
Un danno che pesa su mobilità, aziende e sicurezza
Il danno non riguarda solo il valore del materiale sottratto. Ogni colonnina danneggiata comporta costi di riparazione, interruzione del servizio e disagi per automobilisti e aziende. In una rete di ricarica ancora in fase di espansione, episodi di questo tipo rischiano di rallentare la transizione verso una mobilità più sostenibile e di scoraggiare nuovi investimenti futuri, nonostante i progressi relativi alla ricarica ultrarapida dei veicoli elettrici.
Il guadagno immediato ottenibile dal rame, unito al fatto che i cavi presenti nelle colonnine in corrente continua non risultano alimentati quando non sono collegati a un veicolo, riduce il pericolo elettrico per i ladri e rende più frequente il rischio di furti, nonostante la severità delle pene previste dal codice penale.
Per il furto aggravato di materiale da infrastrutture destinate all’erogazione di energia la reclusione può arrivare infatti fino a 10 anni. Se il reato viene commesso da un’associazione a delinquere finalizzata al furto o alla ricettazione di rame, la pena varia da 3 a 8 anni di carcere, oltre a una multa che può raggiungere i 10.329 euro.
Contromisure e strategie per proteggere le infrastrutture
Per arginare il fenomeno, le aziende del settore hanno avviato una serie di contromisure immediate e progettuali. Alcuni operatori hanno sospeso l’attivazione di colonnine per auto elettriche già installate ma ancora non collegate alla rete, mentre sono allo studio dispositivi antifurto basati su meccanismi di rilascio di inchiostro indelebile, sul modello di quelli impiegati per la protezione degli ATM bancomat.
Motus-E, l’associazione che riunisce gli operatori della mobilità elettrica, ha istituito una task force dedicata al monitoraggio dei furti e alla condivisione di buone pratiche di sicurezza, promuovendo l’adozione sistematica di telecamere di videosorveglianza con riconoscimento automatico delle targhe e sensori di manomissione all’interno delle colonnine. Il segretario generale Francesco Naso ha sottolineato come la collaborazione tra pubblico e privato, con una rapida condivisione di informazioni e soluzioni, sia stata finora decisiva per contenere l’emergenza.
In parallelo, si valutano soluzioni tecniche e organizzative per rendere le infrastrutture meno vulnerabili:
- Cavi blindati o corazzati, canaline metalliche sigillate e interramento dei cavi dove possibile;
- Sistemi di videosorveglianza intelligente con rilevamento movimento, sensori anti-manomissione e segnalazione immediata al gestore;
- Tag RFID o NFC nei cavi per rilevare rimozioni non autorizzate e blocchi elettrici automatici dei connettori quando non in uso;
- Installazione strategica delle colonnine in aree sorvegliate e illuminate, come parcheggi custoditi o centri commerciali;
- Infine, il monitoraggio costante dei dati di utilizzo e la rilevazione di anomalie nella rete potranno offrire ulteriori strumenti per prevenire i furti e proteggere un’infrastruttura decisiva per il futuro della mobilità urbana sostenibile.








