Senza un numero adeguato di colonnine di ricarica per auto elettriche, difficilmente sarà possibile stare al passo con l’obiettivo della decarbonizzazione che l’Unione Europea ha stabilito per il 2050.

La transizione verso una mobilità sostenibile e a zero emissioni passa inevitabilmente dall’incremento delle auto elettriche. Il traffico stradale motorizzato, infatti, figura tra le cause principali di inquinamento atmosferico.

Secondo un rapporto di ACEA (Association des Constructeurs Européens d’Automobiles), cioè l’associazione europea dei produttori di automobili che rappresenta i 15 marchi maggiori presenti sul mercato continentale, l’estensione della rete di infrastrutture di ricarica necessita di una consistente accelerazione.

Colonnine e auto elettriche: i dati di ACEA

Stando allo studio di ACEA, dal 2017 al 2023 nell’Unione Europea si è registrata una crescita di immatricolazioni di auto a batteria tre volte più veloce rispetto all’installazione dei punti di ricarica. I veicoli BEV sono sempre più diffusi e le case automobilistiche sono al lavoro per realizzare modelli ancor più all’avanguardia.

Nel 2023 in particolare, nel territorio degli stati membri sono stati installate poco più di 150.000 colonnine. Il tutto a un ritmo medio di meno di 3.000 a settimana, portando il totale a oltre 630.000.

Accrescere la disponibilità di punti e stazioni di ricarica è l’unico modo, oltre a mettere a punto batterie sempre più durevoli ed efficienti, per ridurre nei conducenti di auto elettriche la cosiddetta range anxyety. Cioè il timore di non riuscire a ricaricare il veicolo in tempo prima che la batteria si esaurisca. E quindi di rimanere fermi in strada.

Quante colonnine elettriche in più servono?

Come accennato, il divario tra le vendite di auto elettriche e la crescita dei punti di ricarica è alto. Le stime indicano che, per rispettare gli obiettivi di riduzione di emissioni di CO2, il totale delle colonnine deve aumentare di otto volte all’anno da oggi al 2030.

ACEA, infatti, rileva che sempre entro il 2030 saranno necessari 8,8 milioni di punti di ricarica. Un traguardo raggiungibile installandone 1,2 milioni all’anno, con una media settimanale di oltre 22.000. Quindi, ben otto volte il trend attuale.

Più “blande” le previsioni della Commissione Europea, secondo cui è sufficiente arrivare a 3,5 milioni di colonnine totali. Come? Attraverso la collocazione di 410.000 punti di ricarica pubblici ogni anno a un ritmo di 8.000 a settimana. Dunque, basterebbe un aumento del tasso di crescita di tre volte rispetto a quello di più recente rilevazione.

La situazione delle colonnine di ricarica in Italia

Per ACEA l’Italia dispone di 41.114 punti di ricarica per auto elettriche, corrispondenti a poco più del 6% del totale europeo. A livello continentale, Paesi Bassi, Germania e Francia ne contengono da soli il 61%. Motus-E invece ne segnala 54.164 (quindi il nostro paese ha superato la soglia dei 50.000) a fronte di 234.478 veicoli BEV circolanti. Questi numeri sono aggiornati al 30 aprile 2024.

Nonostante gli ecoincentivi statali per l’acquisto di veicoli a batteria e anche per l’installazione dei punti di ricarica privati, l’Italia resta comunque indietro nel mercato delle auto elettriche. Perciò l’urgenza di incrementare alla svelta il numero di colonnine è leggermente minore, ma non certo meno importante.

«L’accesso facilitato ai punti di ricarica pubblici è una condizione essenziale per decarbonizzare il trasporto su strada. Inoltre, lo è per dare sostegno al mercato e a un quadro produttivo competitivo in Europa. Gli investimenti in tali infrastrutture devono essere incrementati al più presto, se vogliamo colmare il gap e raggiungere gli obiettivi climatici», commenta Sigrid de Vries, direttrice generale ACEA.